Italia. Ispesl: immigrati impiegati nei lavori piu' pericolosi e sporchi
I settori produttivi piu' rilevanti nell'ottica della tutela della salute dei lavoratori immigrati sono quelli che presentano evidenti fattori di rischio per la salute degli immigrati: in base ai dati INAIL 2005 relativi al fenomeno infortunistico, i settori di attivita' economica nei quali si sono concentrati maggiormente gli infortuni degli extracomunitari sono stati le costruzioni (16.4%), l'industria dei metalli (9.4%), il servizio alle imprese e pulizie (8.8%), i trasporti (7.9%), seguiti dall'agricoltura (4.1%). Purtroppo e' consolidata l'abitudine di adibire gli immigrati ai lavori piu' sporchi, piu' pericolosi e piu' faticosi. "In questo contesto e' evidente il sottodimensionamento degli infortuni rilevato statisticamente a causa di quella percentuale di sommerso e il lavoro; inoltre ci sono settori in cui risulta difficile effettuare una stima precisa, basti pensare al lavoro domestico". Marta Petyx del Dipartimento di Medicina del Lavoro-ISPESL, parlando del fenomeno infortunistico fra i lavoratori immigrati, ha sottolineato i diversi fattori coinvolti: maggiore presenza di lavoratori extracomunitari in attivita' pericolose, giovane eta' (inesperienza, superficialita', scarsa attenzione), minore cultura della prevenzione, assenza di una formazione "ad hoc". A pagare il tributo piu' elevato sono i lavoratori di Marocco, Albania e Romania che da soli contano piu' del 40% degli infortuni occorsi a lavoratori extracomunitari, con netta prevalenza del sesso maschile. La piu' ridotta quota di infortuni delle donne e' legata soprattutto alla minore presenza e al tipo di attivita' nelle quali sono impiegate, rientranti di solito nell'ambito domestico con l'assistenza ad anziani. L'analisi per eta' segnala una marcata dominanza di infortuni tra gli extracomunitari giovani, riguardando per la quasi totalita' lavoratori con meno di 50 anni; lo stesso vale per i casi mortali. Le indicazioni provenienti dai dati INAIL 2005 relative al trend infortunistico appaiono in leggero miglioramento mostrando un calo del 5% rispetto al 2004.
Analogo discorso per i casi mortali, scesi da 175 casi del 2004 a 138 casi del 2005. Se il trend infortunistico dei lavoratori extracomunitari sembra essersi invertito o quantomeno assestato, non e' cosi' per le malattie professionali che, nell'ultimo quinquennio, sono passate da 676 a 1069 denunce con un incremento che sfiora il 60%. Si tratta di un fenomeno che se da una parte e' da ricondurre alla precarieta' delle condizioni lavorative e al tipo di attivita' svolta (settore costruzioni, metalli, servizi alle imprese,e trasporti o agricoltura), dall'altra sembra essere anche un segnale positivo, di una crescita dell'integrazione sociale dell'immigrato, che acquisisce una sempre maggiore consapevolezza dei propri diritti di lavoratore. La malattia professionale piu' denunciata e' l'ipoacusia che rappresenta il 41% delle denunce, seguita da malattie cutanee col 26%.
Analogo discorso per i casi mortali, scesi da 175 casi del 2004 a 138 casi del 2005. Se il trend infortunistico dei lavoratori extracomunitari sembra essersi invertito o quantomeno assestato, non e' cosi' per le malattie professionali che, nell'ultimo quinquennio, sono passate da 676 a 1069 denunce con un incremento che sfiora il 60%. Si tratta di un fenomeno che se da una parte e' da ricondurre alla precarieta' delle condizioni lavorative e al tipo di attivita' svolta (settore costruzioni, metalli, servizi alle imprese,e trasporti o agricoltura), dall'altra sembra essere anche un segnale positivo, di una crescita dell'integrazione sociale dell'immigrato, che acquisisce una sempre maggiore consapevolezza dei propri diritti di lavoratore. La malattia professionale piu' denunciata e' l'ipoacusia che rappresenta il 41% delle denunce, seguita da malattie cutanee col 26%.
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