Lunedì 8 giugno 2026
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Italia. Istat: maggioranza stranieri carcerati sono condannati per droga

Notizia ·
Piu' della meta' dei detenuti stranieri, il 55 per cento, risulta avere a suo carico reati previsti dalla legge sugli stupefacenti. E' un dato emerso da un'indagine Istat del 2006 dal titolo 'Stranieri in carcere', che rileva come il mercato della droga, in Italia, veda come protagonisti un numero assai elevato di stranieri, che contribuiscono a rafforzare la centrale dello spaccio di sostanze stupefacenti.

Ma dall'indagine emerge soprattutto un elemento che permette ai pusher stranieri di sfuggire con piu' facilita' ai controlli delle forze dell'ordine. Infatti non disponendo di documenti e non avendo molti di loro una fissa dimora, vengono identificati piu' volte con generalita' diverse.

Una circostanza che rende poi, materialmente impossibile, a volte inopportuna per il rischio di fuga la concessione dei domiciliari, cosa che invece avverrebbe se l'accusato fosse italiano.
Ed ecco che il problema del sovraffollamento per questi 'inconvenienti' continua a essere alimentato. Ecco perche', si sottolinea nei dati statistici, mentre per gli italiani si registra una presenza dominante in carcere di condannati definitivi (il 62 per cento) sugli imputati (35 per cento), la situazione degli stranieri e' all'opposto, essendo per la maggioranza imputati (59 per cento) e per il 41per cento condannati definitivi. Per quanto riguarda le pene, in quelle di durata inferiore a 6 mesi la percentuale degli stranieri e' analoga a quella degli italiani, mentre per le pene piu' elevate (al di sopra dei 10 anni), gli stranieri sono assai meno numerosi. La media per gli stranieri e' una detenzione di 3-5 anni, mentre per gli italiani si va dai 5 ai 10 anni.
Un altro primato negativo evidenziato nell'ambito della ricerca condotta dall'Istituto nazionale di statistica sulla popolazione carceraria di immigrati, riguarda gli atti di autolesionismo. Questi ultimi, si evidenzia, risultano essere il doppio rispetto agli atti commessi da detenuti italiani, il che testimonia un maggior disagio del detenuto straniero, molto spesso affetto da patologie legate alla tossicodipendenza e all'alcolismo.

Tanti i motivi di questi gesti; in primis, l'assenza nella maggior parte dei casi di una famiglia o di amici che possano assistere il detenuto, sia dal punto di vista affettivo che da quello materiale. Altrettanto ovvia e rilevante e' la maggiore difficolta' rispetto agli italiani, per motivi linguistici, di comprendere e adeguarsi ai meccanismi rigidi del carcere. Si entra quindi in un circolo vizioso, che rende la detenzione per gli stranieri non solo l'unica soluzione possibile, anche in caso di reati che se compiuti da un italiano andrebbero risolti diversamente, ma addirittura ne danno un esito controproducente. Si e' ben lontani, secondo le rilevazioni dell'Istat, da un effetto 'recupero' della pena, che dovrebbe tendere a 'rieducare' il colpevole alla vita sociale.

Il detenuto, ancor piu' se straniero, risulta emarginato e allontanato dalla societa' in maniera irreversibile. Esistono pero' le eccezioni: enti e associazioni che si occupano dell'inserimento lavorativo degli ex detenuti, che danno loro la possibilita' di fare formazione in carcere, o addirittura di dialogare con il mondo esterno, come fa per esempio l'associazione Granello di Senape attraverso la rivista Ristretti Orizzonti del carcere di Padova.
L'Istat analizza in maniera dettagliata i cosiddetti 'eventi critici', ossia 'gli atti auto-aggressivi (suicidi, tentativi di suicidio e atti di autolesionismo), quelli etero-aggressivi (ferimenti, omicidi), i procurati incendi, le manifestazioni di protesta e le evasioni (dagli istituti o per mancato rientro), nonche' i decessi per cause naturali' che avvengono giornalmente dentro le mura delle carceri italiane. Ne emerge un quadro ben delineato che sottolinea che gli atti di autolesionismo sono, tra gli atti aggressivi, quelli che si presentano con maggiore frequenza nella popolazione carceraria adulta.

Nel 2001 l'incidenza di tali eventi e' stata del 114 per mille.
Gli atti di autolesionismo in carcere hanno spesso la forma di gesti plateali, distinguibili dai tentativi di suicidio in quanto le modalita' di esecuzione permettono ragionevolmente di escludere la reale determinazione di porre fine alla propria vita. Le motivazioni messe in evidenza sono varie: esasperazione, disagio (che si acuisce in condizioni di sovraffollamento), impatto con la natura dura e spesso violenta del carcere, insofferenza per le lentezze burocratiche, convinzione che i propri diritti non siano rispettati, voglia di uscire anche per pochi giorni, anche solo per ricevere delle cure mediche.

La situazione di disagio si accentua, rileva la ricerca, per gli immigrati, che per diversi problemi legati alla lingua e all'adattamento pongono in essere gesti dimostrativi.
Ma se gli stranieri vantano un primato nei reati in materia di stupefacenti e sono piu' inclini degli italiani a gesti, a volte estremi di autolesionismo, vantano un record positivo in fatto di recidiva. Gli ultimi dati diffusi dal ministero della Giustizia per delineare un quadro della situazione carceraria dopo l'indulto, hanno rilevato che gli stranieri sono stati meno recidivi degli italiani. Il dato ha continuato a restare invariato nei primi quattro mesi del 2007, confermando che sono i nostri connazionali a ricadere nella delinquenza.

Dei soggetti rientrati in carcere dopo il provvedimento il 65,27% era italiano, mentre gli stranieri appena il 34,73%. In particolare, su 15.815 italiani dimessi, ne sono rientrati 1942 (il 12,28%), mentre su 9.750 stranieri ne sono rientrati circa il 10,59%.
Ma a sorprendere maggiormente e' il fatto che gli stranieri sono rientrati non per la commissione di reati, ma di illeciti amministrativi (violazione della legge sull'immigrazione). Inoltre, dagli ultimi dati diffusi dal ministero viene riconfermato il fatto che le meno recidive sono le donne straniere (appena il 2,58%), subito seguite dalle donne italiane (7,35%) e dagli uomini stranieri (11,14%).

I primi della lista sono gli uomini italiani con una percentuale di recidiva del 12,49%. Infine riguardo le modalita' di rientro in carcere, e' risultato che l'82,99% e' rientrato dopo l'arresto in flagranza da parte delle forze dell'ordine e il 16,40% su provvedimento dell'autorita' giudiziaria.
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