Italia. Lazio. Falez: presto aprira' banca dell'osso
"Entro la fine dell'anno dovremmo procedere con il primo prelievo. E da quel momento la banca dell'osso del Lazio dovrebbe diventare operativa".
L'auspicio, in realta' pressoche' una certezza, arriva da Francesco Falez, primario della divisione di ortopedia e traumatologia dell'ospedale Santo Spirito di Roma.
Il nosocomio capitolino dove Falez lavora sara' parte integrante della banca dell'osso laziale. "La struttura, la quinta a livello nazionale -spiega all'Adnkronos Salute- avra tre sedi operative: oltre alla nostra, sara' attiva alla Cattolica e all'Istituto tumori Regina Elena". Nella banca dell'osso laziale, cosi' come avviene in Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, verranno prelevati i tessuti da cadaveri donatori.
Non solo ossa, ma anche tendini, menischi, legamenti e altri 'frammenti' dell'apparato muscolo-sceletrico. "'Pezzi di ricambio' per le persone che hanno bisogno di questo tipo di intervento, compresi malati oncologici e reduci da incidenti. In realta', per questi pazienti c'e' anche la possibilita' di ricorrere a innesti in metallo, ma avere la disponibilita' degli stessi tessuti che andiamo a sostituire e' di gran lunga preferibile". Non solo 'pezzi di ricambio', tuttavia, nella banca dell'osso che si appresta a nascere.
"Qui - precisa infatti lo specialista - sara' possibile fare ricerca anche sull'uso di cellule staminli, adottando tecniche di bioingegneria".
E per il Lazio, nonostante gli investimenti per attivare la struttura, si prevedono risparmi. "Ad oggi la Regione spende 3 milioni di euro l'anno per reperire ossa sintetiche o da cadavere in altre banche". "Finora, invece, gli stanziamenti fatti per dar vita al centro ammontano a 1,5 milioni di euro. Certo - riconosce il primario del Santo Spirito - non saranno gli unici fondi destinati alla causa, ma a fronte di una spesa annua di 3 milioni di euro il Lazio finira' comunque per risparmiare". Oltre al fatto che "la Regione raggiungera' l'autosufficienza su questo fronte, e diventera' punto di riferimento per tutto il Centro-Sud. La realizzazione di questa struttura non era piu' rinviabile. Una Regione come il Lazio non poteva certo fare a meno di dotarsi di un centro di questo tipo".
L'auspicio, in realta' pressoche' una certezza, arriva da Francesco Falez, primario della divisione di ortopedia e traumatologia dell'ospedale Santo Spirito di Roma.
Il nosocomio capitolino dove Falez lavora sara' parte integrante della banca dell'osso laziale. "La struttura, la quinta a livello nazionale -spiega all'Adnkronos Salute- avra tre sedi operative: oltre alla nostra, sara' attiva alla Cattolica e all'Istituto tumori Regina Elena". Nella banca dell'osso laziale, cosi' come avviene in Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, verranno prelevati i tessuti da cadaveri donatori.
Non solo ossa, ma anche tendini, menischi, legamenti e altri 'frammenti' dell'apparato muscolo-sceletrico. "'Pezzi di ricambio' per le persone che hanno bisogno di questo tipo di intervento, compresi malati oncologici e reduci da incidenti. In realta', per questi pazienti c'e' anche la possibilita' di ricorrere a innesti in metallo, ma avere la disponibilita' degli stessi tessuti che andiamo a sostituire e' di gran lunga preferibile". Non solo 'pezzi di ricambio', tuttavia, nella banca dell'osso che si appresta a nascere.
"Qui - precisa infatti lo specialista - sara' possibile fare ricerca anche sull'uso di cellule staminli, adottando tecniche di bioingegneria".
E per il Lazio, nonostante gli investimenti per attivare la struttura, si prevedono risparmi. "Ad oggi la Regione spende 3 milioni di euro l'anno per reperire ossa sintetiche o da cadavere in altre banche". "Finora, invece, gli stanziamenti fatti per dar vita al centro ammontano a 1,5 milioni di euro. Certo - riconosce il primario del Santo Spirito - non saranno gli unici fondi destinati alla causa, ma a fronte di una spesa annua di 3 milioni di euro il Lazio finira' comunque per risparmiare". Oltre al fatto che "la Regione raggiungera' l'autosufficienza su questo fronte, e diventera' punto di riferimento per tutto il Centro-Sud. La realizzazione di questa struttura non era piu' rinviabile. Una Regione come il Lazio non poteva certo fare a meno di dotarsi di un centro di questo tipo".
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