Italia. Legge Fini ideologica, antigarantista e centralista
Non vanno per il sottile nel giudicare la legge Fini sulle droghe le decine di operatori pubblici e privati che hanno dato vita ad un cartello il cui fondamento per la lotta alla tossicodipendenza e' educare e non punire. La proposta di legge del vicepremier viene definita infatti "una legge manifesto con slogan al posto degli articoli, figlia di una cultura che tende ad appiattire ogni diversita'. Una legge che ha due, devastanti, caratteristiche: l'ideologismo e la natura repressiva.Le associazioni, tra le quali il Coordinamento nazionale comunita' di accoglienza (Cnca), la Cgil, Cisl e Uil, il Gruppo Abele, la comunita' Saman, ma anche l'Agesci, l'Arci, Antigone, Magistratura democratica, Scs/Cons (Salesiani), hanno presentato oggi le loro proposte per "riaffermare l'impegno di solidarieta', di vicinanza, di offerta di servizi di cura e di ascolto".
"I fenomeni sociali -ha spiegato Don Luigi Ciotti- vanno governati e non esorcizzati con leggi manifesto che non hanno presupposti educativi. Una legge che contiene punizioni e divieti e' diseducativa. Vorrei che questi signori avessero l'umilta' di confrontarsi con gli altri e non solo con gli amici degli amici". "Quello di Fini -ha aggiunto Lucio Babolin- presidente del Cnca, "e' un testo ideologico fondato sulla repressione e figlio di una cultura dominante che stigmatizza qualsiasi diversita', tende ad appiattire tutto e al rifiuto di chi rifiuta l'omologazione". Una legge, insomma, incentrata sulla "repressione". Babolin ha poi criticato il Governo per non essersi rivolto alle associazioni. "Piu' volte abbiamo chiesto di essere ascoltati, ma nessuno ci ha mai convocato ne' nessuno ha mai voluto ascoltare la nostra esperienza". Forse, ha concluso rifacendosi alle vicende che li hanno visti coinvolti, "hanno preferito consultare il viceministro Micciche' e il senatore Colombo".
"Oggi- ha dichiarato il presidente del Forum Droghe Franco Corleone- e' stata una giornata molto importante perche' era rappresentato un mondo che da decenni si impegna contro tutte le tossicodipendenze. Ma si tratta soltanto dell'inizio perche' e' necessario portare la lotta in tutto il Paese e coinvolgere la maggior parte della gente".
Secondo Corleone, la legge Fini "rischia di provocare piu' malati, piu' morti e piu' detenuti a causa del suo carattere punitivo e non e' un caso che sia ancora ferma in conferenza Stato-Regioni. La proposta non e' ancora arrivata in Parlamento perche' le regioni si oppongono ad un progetto centralista, antifederalista e antigarantista. L'alternativa alla legge, e' gia' pronta: c'e' in Parlamento un disegno di legge firmato da una settantina di parlamentari che prevede la depenalizzazione del consumo e misure alternative al carcere: una risposta di tipo europeo alla proposta ideologica di Fini".
Gianluca Borghi, assessore alle Politiche Sociali della Regione Emilia-Romagna, manifesta la propria condivisione per i contenuti del documento "Educare, non punire".
"Il testo del disegno di legge propone una visione punitivo-custodialistica assolutamente semplificatoria e banale, che non tiene conto dei profondi mutamenti avvenuti nel consumo di sostanze e che rischia di riportarci indietro di decenni. Inoltre viene presentato un modello di rapporto pubblico-privato basato sulla contrapposizione anziche' sulla collaborazione; si tenta cosi' di vanificare un lavoro di condivisione e di costruzione di reti tra servizi delle Aziende Usl, del Privato no-profit e degli Enti locali che ha portato nella nostra Regione ad una offerta di interventi ampia e diversificata secondo i bisogni. Tra l'altro va detto che il disegno di legge non tiene in alcun conto le competenze delle Regioni su questo delicatissimo tema; proprio per questo il Governo, nei giorni scorsi, ha incassato l'unanime parere negativo delle Regioni sul testo del disegno di legge, ritenuto inemendabile. Non posso quindi che confermare il sostegno della Regione Emilia-Romagna al documento proposto da associazioni di operatori che da anni, nel quotidiano, si misurano con un problema da affrontare con professionalita' e competenza, senza scorciatoie punitive e preconcette".
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