Italia. Lettore a La Repubblica: sto diventando razzista, aiutatemi
"Gentile Augias, ho 49 anni, vivo a Roma, lavoro al Quirinale, ho studiato, leggo buoni libri (credo e spero), mi interesso di politica, leggo ogni giorno 2 quotidiani, guardo in tv Ballaro' e Matrix e voto a sinistra, sono stato candidato municipale per la Lista Roma per Veltroni. Cerco di insegnare alle mie figlie i valori della tolleranza e della nonviolenza, dell'importanza dell'istruzione, delle buone letture e dello studio, l'etica del lavoro e del sacrificio per ottenere qualcosa di duraturo e vero nella vita. Lotto ogni giorno, al loro fianco, contro la cultura del nulla e dell'apparire, contro i Tronisti e le Veline e i Grandi Fratelli. Ma questo e' un altro discorso e quindi torno subito a me ed alla mia richiesta di aiuto. A 49 anni sto diventando un grandissimo razzista e non riesco a sopportarlo".
Comincia cosi' lo sfogo che un lettore, Claudio Poverini e' la sua firma, ha affidato oggi ad una lettera aperta a "La Repubblica" in cui scrive ancora: "Non c'e' stata una molla scatenante, un atto di violenza compiuto verso di me o la mia famiglia o amici, ma un continuo stillicidio di fatti letti, di violenza vista, di sicumera da impunita', di moralita' calpestata, di identita' violata e violentata, di fatti raccontati da persone sconosciute su un tram o una metropolitana. Ad una signora anziana che ha tossito (forte e ripetutamente) sul tram la giovane ragazza slava seduta davanti a lei ha detto: 'Se sei malata devi scendere, vecchia!!'. Alle mie rimostranze sia la ragazza che il suo accompagnatore hanno semplicemente risposto: 'Tu che c.. o vuoi, fatti i c.. i tua', proprio cosi' tua, alla romana".
Altri episodi su questo tenore sono riportati nella lettera sfogo, in cui Caludio Poverini scrive ancora: "Di fronte agli stupri che avvengono, troppo frequentemente, in varie citta' italiane, mi chiedo: e se io stuprassi una giovane araba alla Mecca o a Casablanca, se venissi preso dalla locale polizia a cosa andrei incontro? E se a Bucarest, in metropolitana, avessi accoltellato un giovane rumeno per una spinta ricevuta, che mi avrebbero fatto le locali autorita'? Perche' devo essere sempre buono ed accogliente con i nomadi, ahi tasto dolentissimo e pericolosissimo, quando questi rubano, si ubriacano, violano la mia casa e la mia intimita', quando rovistano nei cassonetti e buttano tutto fuori, quando mendicano con cattiveria e violenza, quando bastonano le immigrate che non vogliono prostituirsi, quando sbattono i bambini in strada o mandano i figli a scuola con i pidocchi?".
"Perche' -scrive ancora Claudio Poverini- se chiedo l'espulsione immediata dei clandestini violenti e ladri e meretrici e protettori di meretrici vengo immediatamente accostato a Eichmann? Perche' lo schieramento politico che mi rappresenta, se io chiedo certezza delle pene e della detenzione, mi risponde con Mastella che nomina direttore generale del Ministero di Grazia e Giustizia quel Nuvoli Gianpaolo che, secoli fa ormai, ai tempi di Mani Pulite, ebbe a dire di Borrelli 'se il procuratore fosse condotto alla forca sarei in prima fila per assistere all'esecuzione'?".
"Perche' -aggiunge in un latro passaggio- quando Fini, allora competitor di Rutelli a sindaco di Roma, propose di spostare i campi nomadi fuori dal Gra di Roma, tutti noi della sinistra (quindi me incluso ed in prima fila) gridammo 'tutti i fascisti fuori dal raccordo' ed ora, a piu' di quindici anni di distanza, prevale l'idea del mio sindaco e del prefetto di compiere in tutta fretta questa operazione smentendo cosi', sostanzialmente, tutta la politica fin qui seguita dell'integrazione e dell'accoglienza solidale?".
"Sta crescendo ogni giorno di piu' l'intolleranza, sta montando l'odio per lo straniero e nessuno fa nulla per spegnere queste pericolosissime braci" dice ancora il lettore che, in un altro passaggio della sua lettera scrive: "non voglio lasciare piu' il monopolio della legalita' alla destra e quindi non capisco, perche' dare il voto locale agli immigrati, dopo 5 anni di permanenza nel nostro Paese, quando in nessun grande Paese dell'Europa Occidentale questo avviene".
"So benissimo, come tutti gli italiani, che in Italia, ogni giorno, mille e piu' reati, anche odiosissimi, vengono compiuti da miei connazionali, nessuno crede veramente che la sicurezza venga messa a repentaglio solo dagli immigrati, non voglio e mi opporro' con tutte le mie forze al dagli allo straniero. Ma voglio legalita', voglio la cultura della legalita' in questo benedetto Paese, voglio che chi sbaglia paghi" conclude Claudio Poverini.
Comincia cosi' lo sfogo che un lettore, Claudio Poverini e' la sua firma, ha affidato oggi ad una lettera aperta a "La Repubblica" in cui scrive ancora: "Non c'e' stata una molla scatenante, un atto di violenza compiuto verso di me o la mia famiglia o amici, ma un continuo stillicidio di fatti letti, di violenza vista, di sicumera da impunita', di moralita' calpestata, di identita' violata e violentata, di fatti raccontati da persone sconosciute su un tram o una metropolitana. Ad una signora anziana che ha tossito (forte e ripetutamente) sul tram la giovane ragazza slava seduta davanti a lei ha detto: 'Se sei malata devi scendere, vecchia!!'. Alle mie rimostranze sia la ragazza che il suo accompagnatore hanno semplicemente risposto: 'Tu che c.. o vuoi, fatti i c.. i tua', proprio cosi' tua, alla romana".
Altri episodi su questo tenore sono riportati nella lettera sfogo, in cui Caludio Poverini scrive ancora: "Di fronte agli stupri che avvengono, troppo frequentemente, in varie citta' italiane, mi chiedo: e se io stuprassi una giovane araba alla Mecca o a Casablanca, se venissi preso dalla locale polizia a cosa andrei incontro? E se a Bucarest, in metropolitana, avessi accoltellato un giovane rumeno per una spinta ricevuta, che mi avrebbero fatto le locali autorita'? Perche' devo essere sempre buono ed accogliente con i nomadi, ahi tasto dolentissimo e pericolosissimo, quando questi rubano, si ubriacano, violano la mia casa e la mia intimita', quando rovistano nei cassonetti e buttano tutto fuori, quando mendicano con cattiveria e violenza, quando bastonano le immigrate che non vogliono prostituirsi, quando sbattono i bambini in strada o mandano i figli a scuola con i pidocchi?".
"Perche' -scrive ancora Claudio Poverini- se chiedo l'espulsione immediata dei clandestini violenti e ladri e meretrici e protettori di meretrici vengo immediatamente accostato a Eichmann? Perche' lo schieramento politico che mi rappresenta, se io chiedo certezza delle pene e della detenzione, mi risponde con Mastella che nomina direttore generale del Ministero di Grazia e Giustizia quel Nuvoli Gianpaolo che, secoli fa ormai, ai tempi di Mani Pulite, ebbe a dire di Borrelli 'se il procuratore fosse condotto alla forca sarei in prima fila per assistere all'esecuzione'?".
"Perche' -aggiunge in un latro passaggio- quando Fini, allora competitor di Rutelli a sindaco di Roma, propose di spostare i campi nomadi fuori dal Gra di Roma, tutti noi della sinistra (quindi me incluso ed in prima fila) gridammo 'tutti i fascisti fuori dal raccordo' ed ora, a piu' di quindici anni di distanza, prevale l'idea del mio sindaco e del prefetto di compiere in tutta fretta questa operazione smentendo cosi', sostanzialmente, tutta la politica fin qui seguita dell'integrazione e dell'accoglienza solidale?".
"Sta crescendo ogni giorno di piu' l'intolleranza, sta montando l'odio per lo straniero e nessuno fa nulla per spegnere queste pericolosissime braci" dice ancora il lettore che, in un altro passaggio della sua lettera scrive: "non voglio lasciare piu' il monopolio della legalita' alla destra e quindi non capisco, perche' dare il voto locale agli immigrati, dopo 5 anni di permanenza nel nostro Paese, quando in nessun grande Paese dell'Europa Occidentale questo avviene".
"So benissimo, come tutti gli italiani, che in Italia, ogni giorno, mille e piu' reati, anche odiosissimi, vengono compiuti da miei connazionali, nessuno crede veramente che la sicurezza venga messa a repentaglio solo dagli immigrati, non voglio e mi opporro' con tutte le mie forze al dagli allo straniero. Ma voglio legalita', voglio la cultura della legalita' in questo benedetto Paese, voglio che chi sbaglia paghi" conclude Claudio Poverini.
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