Sabato 6 giugno 2026
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Italia. Lombardia: la Commissione regionale boccia la cannabis terapeutica

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Ha in sostanza emesso un verdetto negativo sul possibile utilizzo della cannabis nella terapia del dolore, la Commissione regionale di studio nominata e presieduta dall'assessore alla Sanita' della Regione Lombardia, Carlo Borsani, che ne ha oggi reso pubblici i risultati nel corso di una conferenza stampa.
La Commissione era stata nominata per due motivi: verificare lo stato di attuazione delle disposizioni sulle cure palliative emanate dalla Giunta regionale e formulare un parere tecnico che facesse chiarezza in modo scientifico sull'eventuale utilizzo dei derivati della cannabis a scopo terapeutico, anche a seguito di una mozione approvata dal Consiglio regionale il 30 aprile scorso che chiedeva al Governo e al Parlamento di regolamentare l'uso medico della cannabis e dei suoi derivati.
Oggi i risultati dei lavori della commissione, della quale hanno fatto parte esperti di chiara fama quali il farmacologo direttore del Mario Negri, Silvio Garattini, il preside della facolta' di Medicina dell'Universita' di Milano, Guido Coggi, il pioniere della terapia del dolore Vittorio Ventafridda della Fondazione Floriani, il primario di oncologia dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano, Alberto Scanni e il docente universitario Francesco Clementi. In particolare e' stato affermato che "la pur non ampia letteratura scientifica a riguardo evidenzia che i farmaci attualmente impiegati nella terapia del dolore nelle linee guida dell'OMS (aspirina, analgesici, antinfiammatori non sterioidei, morfina) sono sicuramente piu' efficaci e piu' tollerati" della cannabis. "I cannabinoidi sperimentati (THC, nabilone, levonatradolo, benzopiranoperidina) hanno mostrato un'efficacia pari a quella della codeina, ma con gravi effetti sul sistema nervoso e provocando ubriachezza, depressione, atassia, disorientamento e disconnessione nel pensiero e nel linguaggio".
"E' provata solo -continua la relazione- un'efficacia maggiore dei comuni antiemetici negli stati di vomito e nausea da terapia antitumorale, ma con effetti di euforia, disforia, depressione, stato confusionale. Nella cura della sclerosi multipla, i pochi studi effettuati hanno comunque mostrato un peggioramento della situazione clinica".
Secondo la Commissione "non vi sono prove che i derivati della cannabis siano piu' efficaci di altri farmaci: si sono ipotizzati miglioramenti nel glaucoma, nell'asma, nella sindrome di La Tourette, nell'epilessia e nell'emicrania, ma sono fatti episodici e mancano studi ed evidenze cliniche attendibili".
La relazione evidenzia anche gli effetti sulle persone della cannabis assunta in modo voluttuario e non come medicinale: "Se e' vero che induce modesta dipendenza -afferma la Commissione- l'uso cronico induce tolleranza e, a compenso di stimoli definiti dai consumatori piacevoli, produce effetti sul sistema nervoso centrale, quali diminuzione della memoria, riduzione delle funzioni cognitive, distorsione delle percentuali sensoriali, disturbi nella coordinazione dei movimenti e disturbi comportamentali, in alcuni casi allucinazioni e psicosi acute, oltre a ipertensione e vasodilatazione nel sistema cardiovascolare".
La Commissione ha infine proposto di ampliare, negli ospedali lombardi, le strutture clinico-ambulatoriali per la terapia del dolore e le cure palliative ai malati cronici e terminali.

Alle conclusioni della "Commissione Borsani", della Regione Lombardia, sull'uso medico della canapa indiana, ha risposto nel pomeriggio Yasha Reibman, il consigliere regionale radicale che aveva proposto la mozione sull'uso terapeutico della cannabis approvata poi il 30 aprile dal Consiglio regionale, con una lettura data dal presidente Formigoni che aveva anche destato qualche polemica.
Secondo Reybman "la Commissione Borsani scopre l'acqua calda quando dice che per la terapia del dolore esistono farmaci piu' efficaci della cannabis: l'utilizzo principale della canapa indiana e' invece combattere gli effetti collaterali della chemioterapia, cioe' nausea e vomito, e le inappetenze tipiche dei malati di Aids".
Proprio per queste ragioni "Inghilterra, Germania, Israele, Canada, Australia e diversi altri Paesi -argomenta Reibman- hanno regolato l'uso medico della canapa indiana. E per queste ragioni chiediamo al nostro Parlamento e al ministro della Sanita' di fare altrettanto e di dare cosi' liberta' di scelta terapeutica ai medici".
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