Italia. I luoghi comuni dei mass media sugli immigrati
I mass-media in Italia non favoriscono il dialogo tra i paesi del Mediterraneo. Sono troppo pieni di luoghi comuni, creano steccati e barriere anziche' abbatterli. Su questo si sono confrontati ieri a Torino giornalisti italiani e stranieri in un meeting internazionale promosso da Paralleli, l' istituto euro-Mediterraneo del Nord-Ovest. Il cui presidente Rinaldo Bontempi ha lanciato il messaggio di costituire subito un' antenna-osservatorio permanente su questa realta'.
L' identikit dell' immigrato che emerge dai giornali e dalle tv italiane e' falsata: sono preferite le notizie dei clandestini, spacciatori di droga, minorenni pusher, donne vittime del racket della prostituzione. Niente di piu' riduttivo hanno evidenziato i giornalisti Jviorica Nechifor, rumena, Karim Metref, algerino, Audifac Ignace Tchouncha dell' Indipendent, Nathalie Galesne, caporedattrice del sito internet Babelmed.
'Gli immigrati - ha detto Tchouncha - fanno comunicazione, ma dall' altra parte nessuno ci ascolta'. 'I giornalisti stranieri esistono, lavorano in Italia - gli ha fatto eco Metref - ma non sono ancora entrati nelle grandi testate, nessuno di loro e' una grande firma'.
I problemi del riconoscimento dell' attivita' giornalistica in Italia si sommano alle incomprensioni culturali, ai linguaggi molto diversi. I paesi del Maghreb, dove esistono dodici milioni di bloggers - ha osservato la giornalista di Babelmed - hanno compreso benissimo l' importanza dell' informazione. Un esempio per tutti e' Al Jazeera che da pochi giorni ha attivato un' edizione in inglese. Moustapha Bennabi, segretario generale aggiunto del Copeam (Conferenza permanente dell' audiovisivo nel Mediterraneo), ha riferito di un'effervescenza nel campo della comunicazione nell' area Mediterranea da fare invidia ai grandi network anglo-americani ed europei: 15 emittenti televisive lavorano in sinergia scambiandosi reportage e inchieste secondo una strategia di concertazione delle informazioni che nulla ha di improvvisato ed episodico.
L' amministratore delegato dell' Ansa (tra i patrocinanti dell' iniziativa) Mario Rosso e il vicedirettore Giulio Pecora, forti dell' esperienza di AnsaMed, Giancarlo Licata, responsabile della redazione Rai Mediterraneo di Palermo, Luciano Anzalone, tra i promotori tre anni fa della trasmissione Shukran, realta' di eccellenza di Rai3 nel campo dell' informazione sull' immigrazione, hanno dimostrato che anche in Italia ci sono attenzione e disponibilita' al dialogo. Ma non dimentichiamo - ha pero' ricordato Roberto Morrione ex direttore di Rai News24 e coordinatore editoriale di Rai Med - che proprio Rai Med nacque su uno sforzo quasi volontario e un investimento nel 2001 di tre milioni di euro, una cifra che rappresenta una piccolissima parte di quanto Al Jazeera ha investito solo per studiare il progetto grafico della sua edizione inglese.
L' identikit dell' immigrato che emerge dai giornali e dalle tv italiane e' falsata: sono preferite le notizie dei clandestini, spacciatori di droga, minorenni pusher, donne vittime del racket della prostituzione. Niente di piu' riduttivo hanno evidenziato i giornalisti Jviorica Nechifor, rumena, Karim Metref, algerino, Audifac Ignace Tchouncha dell' Indipendent, Nathalie Galesne, caporedattrice del sito internet Babelmed.
'Gli immigrati - ha detto Tchouncha - fanno comunicazione, ma dall' altra parte nessuno ci ascolta'. 'I giornalisti stranieri esistono, lavorano in Italia - gli ha fatto eco Metref - ma non sono ancora entrati nelle grandi testate, nessuno di loro e' una grande firma'.
I problemi del riconoscimento dell' attivita' giornalistica in Italia si sommano alle incomprensioni culturali, ai linguaggi molto diversi. I paesi del Maghreb, dove esistono dodici milioni di bloggers - ha osservato la giornalista di Babelmed - hanno compreso benissimo l' importanza dell' informazione. Un esempio per tutti e' Al Jazeera che da pochi giorni ha attivato un' edizione in inglese. Moustapha Bennabi, segretario generale aggiunto del Copeam (Conferenza permanente dell' audiovisivo nel Mediterraneo), ha riferito di un'effervescenza nel campo della comunicazione nell' area Mediterranea da fare invidia ai grandi network anglo-americani ed europei: 15 emittenti televisive lavorano in sinergia scambiandosi reportage e inchieste secondo una strategia di concertazione delle informazioni che nulla ha di improvvisato ed episodico.
L' amministratore delegato dell' Ansa (tra i patrocinanti dell' iniziativa) Mario Rosso e il vicedirettore Giulio Pecora, forti dell' esperienza di AnsaMed, Giancarlo Licata, responsabile della redazione Rai Mediterraneo di Palermo, Luciano Anzalone, tra i promotori tre anni fa della trasmissione Shukran, realta' di eccellenza di Rai3 nel campo dell' informazione sull' immigrazione, hanno dimostrato che anche in Italia ci sono attenzione e disponibilita' al dialogo. Ma non dimentichiamo - ha pero' ricordato Roberto Morrione ex direttore di Rai News24 e coordinatore editoriale di Rai Med - che proprio Rai Med nacque su uno sforzo quasi volontario e un investimento nel 2001 di tre milioni di euro, una cifra che rappresenta una piccolissima parte di quanto Al Jazeera ha investito solo per studiare il progetto grafico della sua edizione inglese.
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