Italia. I magistrati afghani a lezione per combattere droga e mafia
Come contrastate voi italiani il traffico di droga e la criminalita' organizzata? Una domanda che preme molto all'Afghanistan, area incontrastata dell'oppio con il 77% della produzione planetaria e un incremento del 6% nell'ultimo anno. Una domanda, questa, rivolta stamane da una delegazione di 20 magistrati afghani al presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Roberto Centaro (Fi) e che verra' sottoposta nel pomeriggio anche procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna.I magistrati -tra i quali cinque donne, giunte a palazzo San Macuto con il velo ma con il viso scoperto- sono in Italia da una settimana sulla base di un programma di studio gestito dalla Farnesina e dall'Isisc (Istituto superiore italiano per le scienze criminali).
"L'Italia -spiega Centaro- sta curando la redazione del codice penale e del codice di procedura penale dell'Afghanistan e collabora alla formazione di 450 magistrati afghani, affinche' sia possibile creare un sistema giuridico".
Una collaborazione basata anche su un presupposto che il presidente dell'Antimafia chiarisce immediatamente ai 20 magistrati afghani: "L'Afghanistan e' uno dei maggiori produttori al mondo di sostanze oppiacee che giungono in Europa attraverso la via dei paesi caucasici e balcanici. Temiamo fortemente che enormi quantitativi di sostanze stupefacenti bloccati dalla guerra possano ora essere immessi sul mercato mondiale". Ma -aggiunge Centaro- e' "interesse dell'Italia e dell'Europa fare in modo che in Afghanistan vi siano strutture per colpire in loco" anche "eventuali connessioni tra i terroristi e la mafia, visto che i primi si approvvigionano economicamente vendendo droga alla criminalita' organizzata".
La delegazione afghana, reduce da un viaggio a presso i Tribunali di Siracusa e Catania e da una visita, ieri, al ministero della Giustizia, lascera' l'Italia venerdi' prossimo.
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