Lunedì 8 giugno 2026
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Italia. Marcozzi Rozzi, "Cocaina. Il mito dell'allargamento delle percezioni e delle prestazioni"

Notizia ·
Riproponiamo per intero l'articolo "Cocaina. Il mito dell'allargamento delle percezioni e delle prestazioni" di Ignazio Marcozzi Rozzi apparso lo scorso 13 aprile su Notizie Radicali.

Il mito è un racconto la cui sostanza è falsa, diceva Carducci, ma la cui appariscenza è fortemente suggestiva. Di contro Benedetto Croce sosteneva che il mito non è favola ma storia quale possono formarsela gli spiriti primitivi e da questi è severamente tenuta come racconto di cose reali.
Entrerei così nell'argomento riconoscendo alla questione ed alla sostanza cocaina una grande contraddittorietà: dono di Dio per gli antichi Incas, causa di orribili delitti nelle vicende di cronaca. Cultura, anzi cultura della coltura della pianta della coca da legalizzare secondo i missionari cattolici dell'Addolorata che operano nelle Ande peruviane e colombiane. Essi infatti fanno una netta distinzione tra la coltura della pianta e la cultura dei prodotti della pianta e ci spiegano, con i cocaleros, che la pianta della coca serve, in quella cultura millenaria, per una grande quantità di cose e non solo per l'uso della masticazione della foglia. La stessa masticazione è comunque cosa molto lontana e diversa dalla cocaina e dal suo uso. La masticazione della pianta, proprio per le sue caratteristiche di uso nel contesto culturale andino, e in virtù dell'assorbimento biologico, è uso in sé diverso e finanche contrario alla cocaina quale prodotto della raffinazione della pianta ed al narcotraffico conseguente. Pianta demonizzata e da estirpare, coltivazioni da estinguere con riconversione agricola, secondo le direttive dell'ONU. Una improvvisa accelerazione del dibattito è venuta dalla inattesa elezione recente di Evo Morales alla presidenza della Repubblica di Bolivia. Il nuovo presidente indio, socialista, sindacalista dei cocaleros è una novità assoluta nel panorama internazionale dei paesi produttori di piante da cui si estraggono sostanze attualmente dichiarate illegali dalle convenzioni internazionali. Il voto di questo paese di soli 9 milioni di abitanti ha suscitato un notevole interesse, soprattutto negli Stati Uniti d'America, infatti Morales è favorevole alla depenalizzazione del consumo di coca e alla nazionalizzazione del gas. Dopo i primi risultati elettorali, Morales si è dimostrato alquanto conciliante: «Con gli Stati Uniti siamo aperti al dialogo, ma non alla sottomissione. Siamo per la collaborazione sulla lotta alla cocaina e al narcotraffico, ma contro la distruzione dei campi» determinando così una netta differenziazione tra la pianta di coca e il suo prodotto raffinato e concentrato: la cocaina.
Essa è stata per decenni una sostanza di consumo di nicchia in occidente che vedeva coinvolti piccoli gruppi molto diversi tra loro. Una certa alta borghesia edonista ed efficentista, alcuni settori della cultura, esemplificabili nel "ciak si tira" cinematografico, settori del divertimento, circoli politici dell'arditismo militante di destra di scuola Dannunziana, una certa malavita rapinatrice ed altre piccole minoranze sociali e culturali. Oggi invece il consumo si è notevolmente dilatato in Europa ed in Italia. Abbiamo visto dai dati dell'Osservatorio Europeo che l'aumento è un dato costante in tutta Europa, in modo trasversale tra le classi sociali, coinvolgendo maggiormente le nuove generazioni. Il narcotraffico vede coinvolte grandi organizzazioni criminali tra cui spicca in Italia, in Europa ed in nord America la n'drangheta calabrese.
Si registra, nella città di Roma, anche in piccolissime realtà di marginalità etniche, il consumo del crack, sostanza assai più pericolosa per la sua somministrazione e per la sua alta tossicità. Il crack fumato è destinato ad aumentare anche in Italia e a Roma come ci indicano le realtà di metropoli nord europee e nord americane. Il numero di morti da overdose da cocaina è in costante aumento negli ultimi anni di rilevazione circa un settimo riguardo alle overdoses da eroina che rimangono la prima causa di morte per intossicazione acuta. È altresì in netto aumento a Roma il sequestro e il numero dei denunciati per spaccio di questa sostanza e di consumatori segnalati alla Prefettura. Ma che tipologie di consumatori si rilevano? ci sono dunque usatori saltuari di cocaina, abusatori problematici, tossicodipendenti veri e propri e politossicodipendenti. Cocaina come sostanza contraddittoria capace certo per lo più di eccitare, gratificare ma anche, per altri consumatori, di avere effetti sedativi e tranquillizzanti. Non sappiamo quando e in chi essa diventerà trappola per gravi compulsioni e stati di gravi alterazioni psichiche. Né possiamo individuare a priori coloro che saranno usatori non particolarmente problematici. Cocaina patogena ed anche gravemente patogena per la psiche e per il corpo quindi. Pensiamo per esempio alle malattie cardiache, agli infarti, alle gravi aritmie mortali come la fibrillazione ventricolare che si possono avere specie in quegli abusatori cosiddetti "abbuffatori" di cui i dati statistici nei pronto soccorsi e delle unità di cardiologia sono assai carenti e sottostimati. Per altri essa è ricercata e consumata per una forma, inconscia o no, di errata autocura, pensiamo in specie agli stati depressivi disconosciuti. Cocaina tra il libero arbitrio, certo rischioso, e la perdita del sé dunque con poche cure efficaci disponibili al momento. Se l'alcol con il suo abuso è, banalizzando, la ricerca dell'amnesia e se l'eroina è la sostanza che si riferisce al dolore affettivo, la cocaina può essere riferita al malessere esistenziale vago e sordo. Essa non ha oggi antidoto e cura farmacologica efficace, non dà sindrome da astinenza netta, si muove con grande mimetismo ed è, in funzione di chi la usa, del quanto ne usa, del come la usa e del quando la usa, di diversa pericolosità. È capace, non di un meccanismo semplice e riflesso come in altre situazioni tossicologiche, ma di esaltare e di svelare, di creare stati d'animo di grandi diversità e complessità potendo portare a condizioni di acuta drammaticità. La pluralità dei tipi di consumo e di consumatori necessita dunque di un'indagine sempre più approfondita che scandagli le connessioni e le influenze reciproche tra il culturale e il biologico. Profili, temperamenti, tratti di personalità vanno relazionati ad azioni di recettori, modulatori, trasmettitori ed a meccanismi di up e down/regulation. Stimoli e stress culturali, comportamenti di gruppo, mode del tempo vanno relazionati con i geni ereditati da una parte e vicende di vita dall'altra in un intreccio di biologico, di privato, di sociale nei terreni limitrofi e sovrapposti proprio dello psicologico, dello psichiatrico, del neuro biologico e dell'antropologico. È proprio grazie a questi contributi che in questi anni si va lentamente disvelando il perché e il per come dell'azione di questa sostanza e del suo appeal su sempre maggiori numeri di individui. Su tutto ciò è influente il terreno della politica, specificatamente della politica legislativa e della educazione. Infatti ha una forte incidenza tutto ciò che si muove sulla permissività o repressività delle leggi che regolano questo come qualsiasi altro tipo di consumo.
I 60.000 detenuti in carcere ed i 55.000 detenuti affidati alle cosiddette pene alternative sono in Italia per un terzo tossicodipendenti e per un altro terzo legati ai reati di traffico, spaccio ed altri reati connessi. Questi numeri, che sono relativi ad una repressione del traffico che non supera il 20% del fenomeno clandestino e con una capacità delle forze giudiziarie e di polizia di assicurare alla giustizia non più del 10% dei responsabili di reati di cosiddetta microcriminalità compiuti sul territorio nazionale ed in gran parte attribuibili a questo settore, rendono palese l'enormità del problema e la sostanziale inadeguatezza delle leggi repressive proibizioniste messe in campo. La nuova legge Fini-Giovanardi è destinata o a non essere applicata o ad un peggioramento notevole in termini di sanità, sicurezza e criminalità. Un detenuto ha oggi un costo medio giornaliero di 220 euro, un'attività di recupero in centri residenziali ed ambulatoriali ha un costo molto inferiore: rispettivamente di euro 75 e di euro 55. L'enorme somma di denaro spesa in attività giudiziaria, di polizia e penitenziaria deve poter essere riconvertita in educazione, dissuasione, cura e riabilitazione dei coinvolti. Per poter cambiare direzione è certo necessario adeguare i trattati internazionali ma è già possibile interrompere, con possibili adeguamenti alle leggi attuali, la spirale proibizionismo-guadagni-proselitismo, come avviene già in molti paesi europei e nel mondo, riducendo così l'enorme flusso di denaro incamerato dalle organizzazioni criminali che sono un enorme pericolo per la libertà, la salute, l'economia e in fin dei conti per la democrazia stessa.
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