Italia. La marijuana prodotta dal cervello
Da 5-6 anni la comunita' scientifica internazionale ha scoperto che il cervello umano in determinate situazioni produce dei cannabinoidi endogeni che 'mimano' gli effetti della cannabis. Lo ha rilevato a Trieste, all' apertura del 31/o congresso nazionale della societa' italiana di farmacologia il professor Daniele Piomelli dell'universita' di California.
"C'e' in questo settore oggi -ha spiegato- una grande attivita' scientifica per cercare di capire come vengono prodotti questi cannabinoidi dal cervello e come vengono poi distrutti, non solo per curiosita' scientifica ma anche per scopi terapeutici. Si sa infatti -ha aggiunto Piomelli- che la cannabis fumata ha degli effetti terapeutici utili, ad esempio l'analgesia e lo stimolo dell'appetito in pazienti che soffrono di tumore. Pero' ha anche degli effetti collaterali importanti che in un paziente gia' debilitato posso essere indesiderati, come le turbe della memoria e l'euforia. Stiamo quindi cercando di capire bene come funziona il sistema cannabinoide endogeno per cercare di operare su alcune parti specifiche del cervello che permettano, con opportuni farmaci in fase di studio, di avere un effetto positivo della cannabis senza avere quello negativo. Con questi farmaci che stiamo ricercando si spera di poter bloccare il sistema di distruzione di questi cannabinoidi per poterli accumulare in zone specifiche del cervello per arrivare a un effetto piu' naturale di quello di fumare la cannabis che produce invece una azione indiscriminata su tutto il cervello. Ci sono tante cose dalla cannabis -per esempio- che possiamo creare, come degli analgesici periferici che agiscono sul dolore localizzato -come quello artritico o neuropatico- e che stimolando i cannabinoidi diventano farmaci mirati senza produrre alcun effetto collaterale".
"C'e' in questo settore oggi -ha spiegato- una grande attivita' scientifica per cercare di capire come vengono prodotti questi cannabinoidi dal cervello e come vengono poi distrutti, non solo per curiosita' scientifica ma anche per scopi terapeutici. Si sa infatti -ha aggiunto Piomelli- che la cannabis fumata ha degli effetti terapeutici utili, ad esempio l'analgesia e lo stimolo dell'appetito in pazienti che soffrono di tumore. Pero' ha anche degli effetti collaterali importanti che in un paziente gia' debilitato posso essere indesiderati, come le turbe della memoria e l'euforia. Stiamo quindi cercando di capire bene come funziona il sistema cannabinoide endogeno per cercare di operare su alcune parti specifiche del cervello che permettano, con opportuni farmaci in fase di studio, di avere un effetto positivo della cannabis senza avere quello negativo. Con questi farmaci che stiamo ricercando si spera di poter bloccare il sistema di distruzione di questi cannabinoidi per poterli accumulare in zone specifiche del cervello per arrivare a un effetto piu' naturale di quello di fumare la cannabis che produce invece una azione indiscriminata su tutto il cervello. Ci sono tante cose dalla cannabis -per esempio- che possiamo creare, come degli analgesici periferici che agiscono sul dolore localizzato -come quello artritico o neuropatico- e che stimolando i cannabinoidi diventano farmaci mirati senza produrre alcun effetto collaterale".
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