Italia. Marino: accanimento terapeutico definibile solo caso per caso
Dopo la decisione presa ieri dalla procura della Repubblica di Roma, che ha assolto l'anestesista Mario Riccio che aveva "aiutato" a morire Piergiorgio Welby, ci si interroga sulla possibilità che questa sentenza possa incidere sul dibattito in corso su eutanasia e accanimento terapeutico. In commissione Sanità di Palazzo Madama da tempo sono in corso audizioni e si stanno analizzando ddl sul testamento biologico. "Non abbiamo ancora una definizione precisa e dettagliata dell'accanimento terapeutico", risponde il presidente della commissione Sanità del Senato, Ignazio Marino, a chi gli chiede quale sia il limite fra una buona qualità della vita e l'accanimento terapeutico. Secondo Marino è un bene in quanto "l'accanimento terapeutico deve essere definito nel rapporto fra il medico ed il paziente che deve essere informato nel modo più possibilmente completo, umano e scientificamente accurato". Qundi il paziente, dopo tutto ciò, "insieme alla famiglia e possibilmente dopo il consiglio del medico, può fare le sue scelte". Tutto questo però, aggiunge il senatore diessino, "nelle situazioni in cui il paziente è in grado di intendere e di volere e può esercitare la scelta". Dopo il clamore suscitato dal caso Welby, sembra che si siano spenti i riflettori dei media sul tema. "Nella commissione che io presiedo continua il nostro lavoro ci siamo occupati però prevalentemente, invece, delle situazioni in cui il paziente non è più in grado di scegliere" ma, spiega Marino, "parliamo di situazioni dove non c'è più la ragionevole speranza al recupero dell'integrità intellettiva", quindi di "situazioni di fine vita". In quest i casi secondo Marino "noi vorremmo che ci fosse l'estensione di quel diritto di scelta che il cittadino ha nel momento in cui è lucido e può prendere la decisione, anche a quei momenti in cui non lo può più fare". Quindi "questo lo dico come medico, si può fare dando delle indicazioni prima" e questo è di "grande conforto" in quanto per i medici "nel momento in cui si devono prendere delle decisioni sofferte e drammatiche, sapere che il paziente ha già dato delle indicazioni precise, è sicuramente di aiuto anche per il medico".
(Fonte: 9 Colonne)
(Fonte: 9 Colonne)
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