Italia. Marino: ipocrita la soluzione italiana su embrioni congelati e abbandonati
La 'soluzione' dell'Italia nei confronti degli embrioni congelati e abbandonati, che non possono essere usati a fini di ricerca, "e' ipocrita". Ignazio Marino, presidente della Commissione Igiene e sanita' del Senato, non usa mezzi termini per sottolineare uno dei nodi e dei dilemmi tra scienza e regole venuti a galla dopo l'entrata in vigore della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita.
"E' sbagliato non porsi il problema e' un vero errore grave. Abbiamo un numero alto, ma non altissimo di embrioni congelati che non diventeranno mai bambini. Vogliamo lasciarli morire nel freddo dei freezer o usarli per la ricerca? Io non ho la risposta certa. Ma si tratta di una questione da affrontare e non da rimandare. Anche perche' le staminali embrionali vengono comunque usate nei laboratori italiani. Ma solo se create prima di una certa data o se importate dall'estero. Ma questa e' una soluzione ipocrita. O il principio di precauzione si osserva sempre, oppure no".
Marino offre anche una via di uscita da questo empasse tra scienza ed etica. "Credo che i problemi vadano affrontati con serieta' scientifica e rigore etico. E penso che ci sia lo spazio per un percorso intellettuale sull'argomento".
Il senatore del'Ulivo propone di individuare "il momento in cui l'embrione perde la sua capacita' riproduttiva. Dunque da quando non potra' piu' diventare un bambino".
E una volta scoperto quel momento, suggerisce di aprire un dibattito come fu fatto nel 1968 per stabilire quando si puo' decretare la morte di un paziente, e dunque consentire l'espianto degli organi.
"In quell'occasione fu il presidente degli Stati Uniti a spingere un gruppo di studiosi, compresi scienziati ed esponenti religiosi oltre che giuristi, a decidere il momento della morte. E si stabili' che e' l'encefalogramma piatto la fine della vita. Come allora si apri' il dibattito a Harvard sulla fine della vita, perche' non si puo' aprire un'analoga discussione, a Roma, sul suo inizio?".
"E' sbagliato non porsi il problema e' un vero errore grave. Abbiamo un numero alto, ma non altissimo di embrioni congelati che non diventeranno mai bambini. Vogliamo lasciarli morire nel freddo dei freezer o usarli per la ricerca? Io non ho la risposta certa. Ma si tratta di una questione da affrontare e non da rimandare. Anche perche' le staminali embrionali vengono comunque usate nei laboratori italiani. Ma solo se create prima di una certa data o se importate dall'estero. Ma questa e' una soluzione ipocrita. O il principio di precauzione si osserva sempre, oppure no".
Marino offre anche una via di uscita da questo empasse tra scienza ed etica. "Credo che i problemi vadano affrontati con serieta' scientifica e rigore etico. E penso che ci sia lo spazio per un percorso intellettuale sull'argomento".
Il senatore del'Ulivo propone di individuare "il momento in cui l'embrione perde la sua capacita' riproduttiva. Dunque da quando non potra' piu' diventare un bambino".
E una volta scoperto quel momento, suggerisce di aprire un dibattito come fu fatto nel 1968 per stabilire quando si puo' decretare la morte di un paziente, e dunque consentire l'espianto degli organi.
"In quell'occasione fu il presidente degli Stati Uniti a spingere un gruppo di studiosi, compresi scienziati ed esponenti religiosi oltre che giuristi, a decidere il momento della morte. E si stabili' che e' l'encefalogramma piatto la fine della vita. Come allora si apri' il dibattito a Harvard sulla fine della vita, perche' non si puo' aprire un'analoga discussione, a Roma, sul suo inizio?".
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