Domenica 7 giugno 2026
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Italia. Mario Riccio: ho risposto a Welby per dovere morale

U.E. - ITALIA
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'Da 15 anni mi occupo di questioni bioetiche. In rianimazione, ogni giorno, assisto a situazioni delicate come quella di Piergiorgio. Malati al confine tra la vita e la morte, che devono scegliere se prolungare artificialmente la propria esistenza o no. Accade in tutti gli ospedali d'Italia, ma non si dice. Welby ha scelto di usare il suo dramma provato per scuotere le coscienze, togliere l'ultimo velo di ipocrisia'. Mario Riccio, il medico che il 20 dicembre 2006 ha spento il macchinario che teneva in vita Piergiorgio Welby, spiega a 'Donna moderna' in edicola domani le ragioni del suo gesto e dice di aver risposto all'appello di Welby 'per dovere morale'.

Riccio, a distanza di tempo, e' assolutamente convinto della decisione presa: 'Sento di aver compiuto uno di quei gesti che danno un senso alla propria esistenza. L'ho fatto perche' ci credo e per dare una spallata alla mentalita' medievale di questo Paese'. Il medico ricorda il caso Di Bella, quando una commissione autorizzo' il metodo.

In quel caso, il governo 'ha riconosciuto come diritto il fatto che delle persone morissero per aver smesso la chemioterapia e aver tentato la terapia con la somatostatina di Di Bella. Quello andava bene, ma il diritto di Welby di rifiutare le cure no. Ne' quel governo ne' i successivi si sono impegnati per fare chiarezza sul diritto dei malati senza speranza. Forse  il coraggio di Piergiorgio riuscira' davvero a scuotere le coscienze'.
Riccio racconta a 'Donna moderna' il suo incontro con Welby. 'Piergiorgio invocava una legge sull'eutanasia anche in Italia, come in Olanda, Svizzera, Belgio. Io, pero', ero convinto che l'eutanasia non c'entrasse nulla col suo caso. Esisteva un'altra strada, perfettamente legittima a mio avviso, per mettere fine al suo tormento: la sospensione delle cure. Nessun paziente  puo' essere sottoposto a un trattamento senza il suo consenso, lo dice la Costituzione. Piergiorgio Welby quindi aveva piena facolta' di rifiutare i respiratore e di morire senza soffrire, con una sedazione'.

Il 18 dicembre l'incontro a Roma: 'E' stato emozionante. Ho trovato la persona che immaginavo, l'uomo forte, determinato del suo libro 'Lasciatemi morire'. Si esprimeva con battiti di ciglia, frasi sussurrate, ma chiarissime. Aveva carisma, una grande personalita': riusciva a trasmetterli anche stando immobile. Piergiorgio aveva bisogno di qualcuno che si ponesse in modo diverso nei suoi confronti: questo era il mio ruolo. Io ero li' -sottolinea- per assecondare un suo desiderio'.
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