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Italia. Medico: ho aiutato tante persone a morire

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Intervista apparsa il 30 settembre 2006 sul Corriere di Firenze.

Intorno al capezzale di Piergiorgio Welby torna a consumarsi un dramma collettivo. Un'antica disputa sulle parole fondamentali. La vita, la morte, il sospiro di un affetto, l'amore e la pieta'. La legge. Paolo Randi e' medico a Bagnacavallo, nel ravennate. E da cuore della pianura romagnola toglie il velo dell'ipocrisia dei non detti: "Caro Piergiorgio", ha scritto qualche giorno fa in una lettera aperta su queste colonne, "non sei ancora pronto al dolce trapasso dell'eutanasia; per lo meno io, che nella mia professione come tanti medici ne ho praticate tante, non te la farei".

Dottore, questa e' un'autodenuncia...
"Certamente si', lo abbiamo fatto tutti, medici anestesisti e di famiglia. Ma mettiamo bene in chiaro i termini della questione. Piergiorgio non ce la fa a farsi l'iniezione mortale, e chiede il suicidio assistito. Io ho parlato di eutanasia, che e' cosa ben diversa".

Ovvero?
"Quello che ho scritto a Welby: 'L'eutanasia va praticata a colui che non ha piu' nella da dare e nulla da ricevere'. Nulla da dare perche' sei in uno stato comatoso, lo spirito non esiste piu', e nulla hanno da darti la societa', gli amici, il mondo".

Quante volte le e' capitato?
"In trentacinque anni di carriera, un centinaio, l'ultima domenica scorsa. Anche con mia madre. Colpita da un ictus, e' entrata in coma".

Che cosa e' successo?
"Dopo mesi di sofferenza ho aumentato la dose di morfina. La quale viene si' chiamata digitale del respiro. Ma se si aumenta, il respiro viene inibito, e si muore senza accorgersene. Altro discorso per Welby. Lui dovrebbe usare un barbiturico; e chiede aiuto al suicidio".

L'eutanasia e' diversa?
"Si utilizzano oppiacei; anticipiamo la morte, per non procrastinare uno stato di sofferenza che potrebbe proseguire per ore, o pochi giorni".

e' il tempo del coma quindi, del sonno ansimante e tragico. Come avviene?
"Quando il medico vede, d'accordo con la famiglia, che la morte e' prossima, che la sofferenza e' tanta, allora ci guardiamo; servono pochi sguardi. Ma occorre che ci sia un rapporto di conoscenza stretta col paziente".

e' sempre la famiglia a chiederlo?
"Non ti dicono: fai una puntura per farlo morire. La famiglia si domanda, ti domanda: sta soffrendo, possiamo fare qualcosa? E tu gli rispondi che per farlo respirare meglio, questo accelerera' la morte. E loro ti chiedono: Ma quanto tempo servira' ancora? Due o tre giorni, e allora in questo caso ti dicono di fare qualcosa".

Nella scelta di dosare quella fiala, e' il medico o l'uomo che interviene?
"e' l'uomo con il suo bagaglio di scienza. Non potevo piu' vedere mia madre rantolare cosi' giorno e notte. Per lei. Certo, per me, se fosse ancora li', anche sofferente...ma diverrebbe una pretesa mia, non un atto di carita' nei confronti di chi sta morendo. Capisco che si voglia fino alla fine godersi il proprio caro, ma e' un atto di egoismo: chi sta morendo, va lasciato morire".

Chi sono?
"Sono pazienti che si stanno trascinando da anni. E raggiungono lo stadio terminale".

Ben diversa la condizione di Welby...
"Di lui abbiamo ancora bisogno, e lui ha delle persone attorno. Se poi qualcuno nel Palazzo vuole scornarsi sul suicidio assistito, si accomodi. Poi temo che questa vicenda sia stata strumentalizzata. Non credo che Welby chieda il suicidio".

Qualcuno le ha domandato qualcosa di piu'?
"No, mai nulla oltre la morfina. E sono contrario al suicidio assistito, moralmente e personalmente: il paziente e' soprattutto un amico".

Dice che l'eutanasia si puo' praticare quando non c'e' piu' relazione. Che cos'e' il dare qualcosa?
"Affetto, amore. Quando tu hai di fronte un corpo che ha soltanto una vita biologica, ma non ha piu' una vita intellettiva. Quando vedi che l'anima non c'e' piu', che il paziente non puo' dare niente, come si fa?".

Forse c'e' qualcuno che puo' ancora ricevere...
"Allora non la facciamo. Nel caso di Terri Schiavo e' stata la famiglia a chiederlo, ma c'erano altri che volevano adottarla, quindi aveva ancora tanto da dare. Nel suo caso l'eutanasia andava evitata".

Il fatto che non ci sia piu' uno scambio, non e' un limite soggettivo, piu' che oggettivo?
"Non e' un'impressione. Il medico ha gli strumenti per capire se quel paziente ha possibilita' o meno di sopravvivere".

C'e' un momento in cui davvero una persona non ha piu' nulla da dare? "Quando e' in coma irreversibile. Encefalogramma piatto. Batte il cuore, perche' facciamo di tutto per farlo battere. Ma questa vita biologica, a chi serve? Per la scienza? Siamo arrivati ad uno stato di vita artificiale, che Dio non vorebbe".

Stiamo esagerando?
Certamente. La tecnologia va usata quando abbiamo una speranza di vita. Ma quando la nostra scienza, non la coscienza, ci dicono che non c'e' piu' nulla da fare...".

Autodenunciandosi, rischia parecchio...
"Se avro' problemi, credo e spero che gli altri escano dall'omerta', dichiarando, una volta per tutte, che tutti l'abbiamo praticata".

Welby chiede aiuto al Parlamento.
"I miei amici radicali vogliono una legge. Io ne ho il terrore. Per questa confusione di ruoli, di politici che stanno parlando senza rendersi conto della differenza che corre tra eutanasia e suicidio assistito. Mi spaventa. Perche' stanno cercando di mettere dei paletti a qualcosa di non regolamentabile: ogni persona e' un caso a se'. E che lo voglia regolamentare la classe politica che ha partorito una legge come la 40, mi preoccupa".

Non sarebbe opportuno, per evitare gli abusi?
"Gli abusi ci sono stati. Li abbiamo visti, ma ad opera di delinquenti".

Non si puo' creare una sorta di confine mobile, in cui ognuno sceglie da se' il limite?
"Credo ancora nell'uomo, caritatevole, che ha pietas, che quando vede un corpo finito, e una mente che non c'e' piu', e una famiglia che soffre, impotente, allora questa persona, che deve conoscere la situazione, e per questo e' il medico di famiglia il piu' adatto, deve adeguarsi".

Un ruolo di responsabilita', insieme di grande autorita' e potere del medico che dovrebbe occuparsi della vita...
"Si. Ma a chi lo diamo questo potere, allo Stato? Nella stanza di un morente la politica non deve entrare. Abbiamo paura della morte, la pensiamo come un momento eccezionale. E' un momento della vita, invece, e proprio per questo il medico non condanna a morte. Con l'eutanasia non fa altro che accelerare quello che la scienza adesso ha rimandato: se vuole ti fa vivere sempre. Ti fa battere il cuore all'infinito. Ma quando comincia l'accanimento terapeutico?"

Che cosa si aspetta dai parlamentari?
"Che capiscano cosa intendo quando parlo di eutanasia. E dicano: Bene, la depenalizziamo. C'e' ancora qualche caso in cui la magistratura interviene. Si deve se e' suicidio assistito, ma non per l'eutanasia. Inoltre e' tempo che si affronti lo spinoso tema dell'obiezione di coscienza".

Che cos'e' la pieta'?
"La pieta' e' una sensazione che ognuno di noi prova di fronte a certi eventi. Io sono cattolico, o almeno lo sono stato per un certo tempo. Cacciato, quando ho preso delle posizioni diverse sull'embrione. Ma sono ancora cristiano. E credo che quel Cristo che sta lassu' sia l'unico ad avere pietas".

di Andrea Mainardi
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