Italia. Medico ucciso, tossicodipendente confessa
Ucciso da un tossicodipendente con cui si era appartato. Da un drogato come quelli che, a centinaia, aveva aiutato nel corso della sua lunga carriera di operatore sociale: ha del paradossale la morte di Dario Foa', 58 anni, lo psicologo direttore del 'servizio area penale carceri' dell'Asl di Milano, trovato morto, martedi' scorso, massacrato da colpi di pietra in un prato di Mediglia, nell'hinterland milanese.In 48 ore di indagini, i carabinieri hanno scoperto le circostanze del delitto, avvenuto durante un incontro occasionale con uno straniero, uno sbandato col quale il medico si era appartato, appunto, in un'area isolata alle porte di Milano.
L'assassino, Sayed S., un palestinese di 36 anni, irregolare e tossicodipendente, e' stato individuato dai carabinieri del Comando provinciale di Milano, e ha confessato l'aggressione dicendo di "aver avuto un raptus". Un secondo uomo, l'egiziano Hani E.S., di 31 anni, e' stato fermato per ricettazione e ora rischia l'accusa di favoreggiamento: era in possesso del cellulare della vittima e aveva incautamente tenuto acceso il telefonino per 24 ore dopo l'aggressione.
Un errore che ha permesso ai carabinieri di arrivare prima a lui e poi all'amico palestinese, che gli aveva venduto il cellulare per 50 euro. Il telefonino e' stato poi trovato proprio a casa dell'egiziano, nascosto in cantina.
Gli investigatori dell'Arma, che stamani hanno ricostruito la dinamica dell'omicidio, hanno raccontato, che lunedi' sera, una voce maschile, in un italiano stentato, aveva risposto alla telefonata della figlia del medico, la quale, preoccupata per l'assenza del padre, lo chiamava sul cellulare: "L'ho comprato da un amico..." aveva cercato di giustificarsi un uomo dall'accento straniero, incalzato dalle domande della figlia. Dario Foa', a quell'ora, era gia' morto: il suo corpo verra' ritrovato solo la mattina successiva, martedi', in una stradina sterrata di Mediglia (Milano), con il cranio sfondato da una grossa pietra lasciata vicino a lui sporca di sangue, a fianco dell'auto, abbandonata aperta.
Ancora poco chiaro e' il movente dell'omicidio: di certo Foa', lunedi' sera, intorno alle 19, si e' recato alla stazione Centrale, a Milano e ha trovato, per strada, il palestinese che, senza un soldo in tasca, e in stato alterato per aver assunto delle pasticche di droga, chiedeva delle sigarette.
Lo psicologo, secondo i carabinieri, lo ha 'agganciato', non si sa se per motivi solo professionali o privati. Insieme, i due, che non si erano mai conosciuti prima (cosi' almeno ha detto il palestinese), si sono recati a Mediglia. Li' si sono appartati sull'auto di Foa', una Golf grigia. Cosa sia poi successo esattamente va ancora ricostruito e, comunque, i carabinieri, su questo aspetto della vicenda, mantengono il riserbo. Si sa, perche' il palestinese lo ha confessato, che a un certo punto egli ha avuto un violento raptus e ha aggredito l'uomo che lo aveva abbordato, colpendolo con una grossa pietra prima di scappare e, pare, senza rendersi conto di averlo ucciso. Anzi, proprio perche' credeva fosse ancora vivo, e voleva impedirgli di chiedere aiuto troppo in fretta, gli ha tolto le scarpe gettandole lontano, insieme con le chiavi dell'auto. Lo psicologo invece era gia' morto.
Sayed S., dopo aver preso il telefonino e il portafogli del medico, ha attraversato i campi, ha preso un autobus sulla provinciale Paullese ed e' tornato nell'area dismessa, alla periferia Nord della citta', dove vive.
I carabinieri del Nucleo operativo, seguendo le tracce lasciate dal cellulare, hanno individuato la zona dove abitava il possessore del telefonino (l'egiziano amico del palestinese omicida confesso) e hanno pattugliato la zona con tutti gli uomini disponibili. Ieri mattina, intorno alle 13, davanti alla stazione Bovisa delle Ferrovie Nord, hanno notato delle persone sospette e le hanno portate in caserma. Tra queste c'era l'egiziano che, messo alle strette, ha ammesso di aver ricevuto il cellulare da un amico che si trovava proprio tra gli altri otto accompagnati in caserma: era il palestinese Sayed S. che, alla fine, ha ceduto ammettendo il delitto.
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