Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. Mestre. Convegno sulla cannabis terapeutica

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"L'Italia si adegui alla normativa vigente negli Usa, dove il principio attivo del cannabinoide Thc e' ufficialmente riconosciuto e l'impiego e' consentito in farmaci indicati per nausee da chemioterapia e per inedie da Aids". Lo chiedono, sorretti da una mezza dozzina di proposte di legge nazionali, trasversali o di diversi orientamenti politici, i sostenitori dell'uso terapeutico della canapa indiana.
Il punto sulla situazione legislativa e' stato fatto oggi a Mestre (Venezia), nel corso del convegno Cannabis terapeutica: progresso scientifico e adeguamento legislativo, organizzato dall'Associazione Cannabis Terapeutica, presenti esponenti politici dai Verdi a Fi, dai Ds ad An, ai Radicali e numerosi relatori medici. La sostanza, e' stato ricordato, e' presente in farmaci commerciali gia' in vendita negli Usa e in diversi paesi europei, spiega il dott.Francesco Crestani, medico anestesista che ha testimoniato l'uso clinico della sostanza. Era sua paziente una signora di San Dona' affetta da cancro cui era stata prescritta la somministrazione di Thc.
"La procedura giuridica per ottenerla e' stata cosi' lunga che dopo oltre un anno dalla richiesta la mia paziente e' deceduta senza poter ricorrere al farmaco. La Cannabis un tempo era in uso nella farmacopea ufficiale, fino agli anni 50 si trovava in farmacia, tra i galenici, tanto che non sono rari gli antichi vasi farmaceutici con la scritta Cannabis.
"Non si tratta di farsi una canna -ha detto da parte sua il dott. Fausto Carraro, del gruppo di ricerca di neuropsicofarmacologia dell'Universita' di Padova- ma di assumere in forme diverse quello specifico principio attivo, come farmaco di seconda scelta per i pazienti su cui non hanno effetto gli oppioidi come la morfina, comunemente erogati".
Per il consigliere regionale veneto Bruno Canella (An), "e' necessaria una sperimentazione verificata: in ogni caso, no e poi no a qualsiasi illusione di poter arrivare al fumo. Le proposte di legge riguardano solamente l'uso terapeutico della cannabis, le cose vanno mantenute rigorosamente distinte: non possiamo permetterci di compromettere l'iter del farmaco".
"Desidero solo che non ci sia pregiudizio nella scienza e alla medicina, a fronte di casi clinici evidenti", ha concluso la dott.Paola Bassetto, medico di famiglia e membro di A.C.T.
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