Italia. Milano. Manifestazione contro i Cpt
'Rompere il silenzio sui Cpt': ci hanno provato, all'insegna di questo slogan, ieri pomeriggio circa duecento manifestanti e attivisti politici che a Milano hanno organizzato una piccola manifestazione per raggiungere il Centro di Permanenza Temporanea di via Corelli. Le forze dell' ordine hanno pero' impedito che il corteo si concludesse sotto il Centro, fermando il corteo poche centinaia di metri prima.
La manifestazione e' partita da piazza San Gerolamo, aperta da uno striscione che recitava 'Fermiamo le deportazioni.
Chiudiamo il Cpt di via Corelli'. Il corteo ha attraversato il cavalcavia Buccari ed e' arrivato fino al piazzale del piccolo stadio Scarioni, dove i due camion della manifestazione si sono trasformati in palchi su cui si sono esibiti la band di Massa 'Les Anachistes' e la band senegalese 'Les Ambassadeurs'.
Numerose le organizzazioni che hanno partecipato all' iniziativa: tra le altre i Cobas, il Centro delle Culture e il Partito Umanista. Tra i manifestanti anche il consigliere regionale di Rifondazione Comunista Luciano Mulhbauer che ha contestato il divieto opposto dalle forze dell'ordine a proseguire il corteo fin sotto al Cpt di via Corelli.
'Questa zona rossa che hanno voluto creare - ha detto Mulhbauer - e' il simbolo dell' omerta' istituzionale che avvolge questi luoghi di detenzione. I cittadini di Milano possono manifestare liberamente sotto San Vittore ma non possono farlo in via Corelli. Abbiamo chiesto al prefetto di avere i dati su questo Centro di permanenza temporaneo, ma anche se tutti ripetono che la trasparenza e' sacrosanta i dati su questi buchi neri della democrazia continuano a non essere rivelati'.
Dal palco e' intervenuto al microfono Amir Karar, un pakistano di 23 anni arrivato in Italia nel 2003 dopo essere stato perseguitato nel suo paese d'origine per motivi religiosi e finito lo scorso 4 settembre in via Corelli. Oggi ha potuto manifestare da cittadino libero perche' grazie all'intervento del Centro delle Culture dopo 25 giorni e' riuscito a uscire dal Cpt e ottenere un permesso di soggiorno per asilo politico. 'I Cpt non servono a niente - ha detto Amir - e' giusto che i delinquenti vadano in galera ma e' ingiusto che persone innocenti come me finiscano in questi luoghi dove tutti subiscono soprusi e nessuno riceve la dovuta assistenza'.
La manifestazione e' partita da piazza San Gerolamo, aperta da uno striscione che recitava 'Fermiamo le deportazioni.
Chiudiamo il Cpt di via Corelli'. Il corteo ha attraversato il cavalcavia Buccari ed e' arrivato fino al piazzale del piccolo stadio Scarioni, dove i due camion della manifestazione si sono trasformati in palchi su cui si sono esibiti la band di Massa 'Les Anachistes' e la band senegalese 'Les Ambassadeurs'.
Numerose le organizzazioni che hanno partecipato all' iniziativa: tra le altre i Cobas, il Centro delle Culture e il Partito Umanista. Tra i manifestanti anche il consigliere regionale di Rifondazione Comunista Luciano Mulhbauer che ha contestato il divieto opposto dalle forze dell'ordine a proseguire il corteo fin sotto al Cpt di via Corelli.
'Questa zona rossa che hanno voluto creare - ha detto Mulhbauer - e' il simbolo dell' omerta' istituzionale che avvolge questi luoghi di detenzione. I cittadini di Milano possono manifestare liberamente sotto San Vittore ma non possono farlo in via Corelli. Abbiamo chiesto al prefetto di avere i dati su questo Centro di permanenza temporaneo, ma anche se tutti ripetono che la trasparenza e' sacrosanta i dati su questi buchi neri della democrazia continuano a non essere rivelati'.
Dal palco e' intervenuto al microfono Amir Karar, un pakistano di 23 anni arrivato in Italia nel 2003 dopo essere stato perseguitato nel suo paese d'origine per motivi religiosi e finito lo scorso 4 settembre in via Corelli. Oggi ha potuto manifestare da cittadino libero perche' grazie all'intervento del Centro delle Culture dopo 25 giorni e' riuscito a uscire dal Cpt e ottenere un permesso di soggiorno per asilo politico. 'I Cpt non servono a niente - ha detto Amir - e' giusto che i delinquenti vadano in galera ma e' ingiusto che persone innocenti come me finiscano in questi luoghi dove tutti subiscono soprusi e nessuno riceve la dovuta assistenza'.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti