Italia. Milano. Manifestazione immigrati contro legge sui phone center
Bandierine tricolori e cartelli contro il razzismo, musiche etniche e grida di 'Viva l'Italia': cosi' gli immigrati lombardi sono scesi in piazza per difendere non il diritto di soggiorno ma quello all'occupazione. Convinti, dicono, che la vera cittadinanza sia quella del suolo su cui si lavora. Una protesta organizzata contro la legge regionale n. 6 sui phone center, esercizi gestiti in maggioranza da extracomunitari. Rischiano la chiusura se non in regola.
Nel pomeriggio di ieri alcune centinaia di immigrati di varie etnie hanno sfilato per il centro di Milano, dalla sede della Regione, in piazza Duca D'Aosta a quella del Comune, in Piazza della Scala. Famiglie intere, giovani, bambini, accompagnati da politici italiani e sindacalisti che sostengono la protesta. La legge e' stata approvata nel 2006 e prevede norme che impongono determinati requisiti igienico-sanitari e il rispetto di regolamenti edilizi ai phone center, negozi di telefonia pubblica multiservizio, sorti un po' ovunque per dare gli immigrati la possibilita' di telefonare ai loro paesi di origine. In Lombardia sono tremila e occupano almeno 10.000 persone. Hanno avuto un anno di tempo per mettersi in regola.
I controlli sono gia' cominciati e, afferma il comitato contro la legge, sono gia' scattate i primi provvedimenti di chiusura nell'hinterland milanese. 'Oggi e' la volta dei phone center - ha detto Otto Bitjoka, portavoce del comitato - ma domani potrebbe toccare a tutti gli altri esercizi commerciali gestiti da immigrati'. Bitjoka si e' spinto anche fino a definire la legge nazista ('e' come quella introdotta da Hitler in Germania che negava agli ebrei il diritto di aprire un esercizio commerciale'), ma in generale la protesta e' stata contenuta nei toni. I manifestanti hanno sfilato dietro uno striscione con la scritta 'chi non rispetta i diritti non vuole sicurezza', un chiaro riferimento alla manifestazione in programma per il 26 marzo.
Nel pomeriggio di ieri alcune centinaia di immigrati di varie etnie hanno sfilato per il centro di Milano, dalla sede della Regione, in piazza Duca D'Aosta a quella del Comune, in Piazza della Scala. Famiglie intere, giovani, bambini, accompagnati da politici italiani e sindacalisti che sostengono la protesta. La legge e' stata approvata nel 2006 e prevede norme che impongono determinati requisiti igienico-sanitari e il rispetto di regolamenti edilizi ai phone center, negozi di telefonia pubblica multiservizio, sorti un po' ovunque per dare gli immigrati la possibilita' di telefonare ai loro paesi di origine. In Lombardia sono tremila e occupano almeno 10.000 persone. Hanno avuto un anno di tempo per mettersi in regola.
I controlli sono gia' cominciati e, afferma il comitato contro la legge, sono gia' scattate i primi provvedimenti di chiusura nell'hinterland milanese. 'Oggi e' la volta dei phone center - ha detto Otto Bitjoka, portavoce del comitato - ma domani potrebbe toccare a tutti gli altri esercizi commerciali gestiti da immigrati'. Bitjoka si e' spinto anche fino a definire la legge nazista ('e' come quella introdotta da Hitler in Germania che negava agli ebrei il diritto di aprire un esercizio commerciale'), ma in generale la protesta e' stata contenuta nei toni. I manifestanti hanno sfilato dietro uno striscione con la scritta 'chi non rispetta i diritti non vuole sicurezza', un chiaro riferimento alla manifestazione in programma per il 26 marzo.
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