Italia. Milano. Storie di proibizionismo: guerra per monopolio spaccio in Chinatown
Un morto e cinque feriti e' il bilancio dell'ultimo atto di una serie di tensioni che stanno attraversando la piu' importante comunita' cinese d'Italia, quella della cosiddetta chinatown di Milano. Un quartiere che, dall'inizio dell'anno, fa gola a molte gang legate allo spaccio di droga, che ne vogliono assumere il controllo. La scorsa notte, intorno all'una e mezza, una decina di appartenenti a una gang hanno messo in atto una vera e propria spedizione punitiva in un club per scambisti, affittato come discoteca per una serata tra giovani cinesi. Si sono intrufolati poco alla volta per non dare nell'occhio, armati di coltelli e mannaie, e hanno seminato il panico ferendo a morte il loro obbiettivo, un ragazzo di 22 anni, Libin Hu, ripetutamente colpito alla testa, al tronco e alle gambe. Il cinese e' deceduto tra i giovani connazionali choccati. Altri cinque ragazzi sono rimasti feriti, due con profonde ferite alla schiena. Nessuno di loro, pero', sarebbe in pericolo di vita. Solo ieri mattina, all'esterno del quartiere cinese (ma la comunita' ormai e' articolata anche in altre zone) un'altra aggressione all'arma bianca ha lasciato a terra un altro cittadino cinese ventenne, ferito per strada con il solito metodo del colpo di mannaia. E' il terzo caso da gennaio. Mentre il Nucleo investigativo dei carabinieri indaga sull' episodio, sentendo decine di testimoni, in citta' si teme che possa aprirsi una stagione di violenze etniche. Gli investigatori pero' precisano che, allo stato delle indagini, non ci sono collegamenti tra gli episodi. Tutti pero' sanno bene che, da quando un'operazione congiunta delle Squadre mobili di Brescia e Milano ha decapitato i vertici della banda piu' grossa e meglio organizzata, il 10 gennaio scorso, Chinatown e' diventata territorio di conquista per le gang che vivono di estorsioni a commercianti e di spaccio di ketamina ed ecstasy, provenienti dall'Olanda, le droghe maggiormente in voga tra la gioventu' cinese. Nel quartiere cinese, con i cinque recenti arresti delle forze dell'ordine, si e' aperto un vuoto, e le mire su via Paolo Sarpi e dintorni giungerebbero anche da lontano. Mentre in citta' la manovalanza passerebbe da uno schieramento all'altro con grande disinvoltura. Non e' un caso che il morto di ieri notte vivesse a Torino, dove le forze dell'ordine hanno trovato riscontri anche durante le indagini sul duplice omicidio del 2007 in zona Sarpi. 'Attenzione pero' a parlare di mafia cinese - spiega un cittadino orientale del quartiere, che non vuole essere citato - La mafia e' un'altra cosa, e gestisce un business ben piu' lucroso dello spaccio: la tratta dei migranti'. Le gang invece sono composte da giovani sfaccendati, che vogliono fare la bella vita e si stordiscono con alcol e droghe. Ragazzotti di bassa estrazione culturale, e che niente hanno a che vedere, di solito, con i giovani delle cosiddette 'seconde generazioni', che si limitano ad acquistare i trip in discoteca come tanti loro coetanei italiani. 'Il rischio peggiore - spiega un investigatore - e' che alla tensione tra bande si sommi quella della comunita', ghettizzata ingiustamente da politica e media'. ADUC è indipendente
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