Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. Ministro Turco: probizionismo ha fallito; ora sperimentiamo con Nas nelle scuole e kit antidroga

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"La politica tutta deve capire che la questione droga non può più essere gestita in modo così ideologico" e per questo è necessario "fare un po' d'ordine nelle nostre convinzioni". Quali convinzioni? Le elenca il ministro della Salute Livia Turco su 'Il Riformista' di oggi e in testa alla lista -anche se citato per ultimo- ricorda quell'"approccio proibizionistico" che "non ha mai funzionato con i giovani".

Innanzitutto, spiega il ministro, bisogna fare chiarezza sulla questione dei Nas nelle scuole, che "ha suscitato un incredibile vespaio mediatico", ma alla fine alcuni sondaggi hanno dimostrato come "la stragrande maggioranza degli italiani sia a favore".
Quindi la lotta allo spaccio, sulla quale "siamo tutti d'accordo" e per questo è importante "incentivare gli sforzi contro il traffico".

Per Turco è poi "innegabile" che "sulla lotta al consumo siamo divisi" politicamente: "e allora anzichè litigare tra noi scegliamo la via delle azioni concrete, si abbia il coraggio di sperimentare operazioni nuove", dal "kit per le famiglie" alle "nuove modalità di prevenzione e riduzione del danno per i tossicodipendenti in condizioni gravissime".

Sul fatto "che tutte le droghe non siano uguali" il ministro ritiene "sia indispensabile promuovere un grande studio scientifico che tenga conto degli effetti delle vecchie e delle nuove droghe, legali e illegali. Valutiamoli questi effetti, senza ideologie". Eppoi, prosegue Turco, "qualcuno pensa che alcool e fumo non siano anch'esse droghe? Parliamone".

"Su una cosa dovremmo invece dirci tutti d'accordo: chi si droga non è un criminale ma una persona che va aiutata e sostenuta. Ed è qui che la legge Fini-Giovanardi ha fallito. Perchè fa del consumatore un potenziale criminale a prescindere. È questo l'approccio giusto? Io penso di no".

"Ecco perchè l'approccio proibizionistico non funziona. Non funziona con le sigarette, con l'alcool, con la velocità in auto. Con i giovani serve altro. Serve portarli a ragionare, a pensare, a parlare, a confrontarsi".
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