Italia. A Modena e' nato il Cell-Lab
Si tratta di un moderno ed attrezzato laboratorio di colture cellulari attivato presso il Dipartimento di Scienze biomediche di Modena. Si occupera' di malattie genetiche, di difetti immunitari, di terapia genica e cellulare e di farmacologia e tossicologia in vitro.
L'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia avra' un moderno e grande laboratorio dedicato alle colture cellulari. La proposta avanzata, alcuni anni or sono, dal Dipartimento di Scienze biomediche di giungere alla realizzazione di un centro di colture cellulari e DNA ricombinante, grazie all'incoraggiamento dell'Amministrazione dell'Ateneo ed al sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Modena, che hanno messo a disposizione le risorse e le apparecchiature necessarie, e' diventata realta' nella seconda meta' del 2003.
Il nuovo centro di ricerca e' stato denominato Cell-Lab ed e' stato intitolato alla memoria del professor Paolo Buffa (1913-2000), gia' di Patologia generale nella facolta' di Medicina e chirurgia dell'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia, che agli inizi degli anni '60, per primo, realizzo' a Modena un laboratorio di colture cellulari per sviluppare la ricerca biomedica.
"La proposta del dipartimento -spiegano il prof. Sebastiano Calandra Buonaura ed il prof. Stefano Ferrari, rispettivamente attuale e passato Direttore del Dipartimento di Scienze biomediche- venne fondata sull'interesse per tale laboratorio da parte un ampio numero di ricercatori presenti nel dipartimento. Infatti, l'intervento strutturale, per quanto riferito a specifiche tematiche di ricerca, vede tuttavia un numero di partecipanti tale da costituire una cospicua massa critica e, inoltre, favorisce lo sviluppo di piattaforme tecnologiche di diffuso e trasversale impiego. Ma, allo stesso modo non sono risultate estranee alla decisione altre valutazioni, quali la presenza di attivita' di ricerca coerenti con l'iniziativa, consolidate e documentate da una cospicua produzione scientifica e dalla capacita' di attrarre risorse finanziarie su base competitiva; la realizzazione o partecipazione alla realizzazione di centri di eccellenza in grado di produrre servizi e attirare risorse umane e finanziarie per il proprio sviluppo; da ultimo, la fruibilita' dal punto di vista didattico, soprattutto per gli studenti dei corsi di studio in cui e' prevista un'attivita' professionalizzante".
L'inaugurazione della nuova struttura e' avvenuta martedi' 20 gennaio alla presenza del Rettore dell'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia prof. Gian Carlo Pellacani, del Preside della facolta' di Medicina e chirurgia prof. Giuseppe Torelli e del Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena dott. Gianfranco Baldini, che hanno posto l'accento nei loro interventi sul ruolo strategico della ricerca, in particolare in campo biomedico, per migliorare le condizioni di vita e di salute della popolazione.
Il laboratorio, al VI piano dell'ala sud del Dipartimento di Scienze biomediche presso il Campus universitario di Modena, si estende su una superficie di 750 mq. e comprende diversi moduli funzionali idonei al mantenimento di cellule umane in coltura, al loro isolamento e selezione ed al loro studio funzionale in condizioni controllate.
"Le colture cellulari -chiarisce la prof.ssa Roberta Tiozzo docente di Patologia generale dell'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia- presentano notevoli vantaggi che le rendono strumenti preziosi per la ricerca di base ed applicata: biologia molecolare e cellulare, genetica, citogenetica, oncologia, immunologia, tossicologia e terapia genica. Nel nostro laboratorio l'impiego delle colture cellulari riguarda due aspetti: lo studio delle malattie genetiche e la farmacologia e tossicologia in vitro. Nel primo caso attraverso l'analisi delle mutazioni dei geni si determinano correlazioni fra difetto molecolare ed espressione clinica della malattia nei pazienti affetti; nel secondo le linee cellulari caratterizzate a livello genetico-molecolare, rappresentano utili modelli per valutare l'efficacia in vitro di nuovi farmaci o interventi di terapia genica mirati a correggere il difetto genetico".
Una parte del Cell-Lab, specificamente destinata all'impiego e manipolazione di DNA ricombinante per gli studi di terapia genica, e' stata dotata di tutti i requisiti di sicurezza previsti dalla normativa vigente per queste procedure sperimentali.
"La terapia genica -spiega il prof. Fulvio Mavilio, ordinario di Biologia molecolare all'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia e proveniente dal San Raffaele di Milano, dove ha co-diretto il programma di terapia genica noto nel mondo per aver sperimentato con successo la prima terapia genica della immunodeficienza ereditaria- e' l'impiego di geni come strumenti terapeutici per la cura di malattie ereditarie ed acquisite. E' una tecnologia nuova, sviluppatasi all'inizio degli anni '90 e basata sull'uso di origine virale come strumenti biologici per trasferire geni terapeutici all'interno di cellule umane. Con questa tecnologia e' possibile affrontare la cura di malattie genetiche, dovute alla mancanza o al cattivo funzionamento di un gene specifico (p.es., la distrofia muscolare o la talassemia) o di malattie acquisite, per le quali i geni vengono adoperati come mirati (p. es., vaccinazione contro alcuni tipi di tumore, terapia anti-HIV)".
Tra le tante avanzate strumentazioni in uso presso il Cell-Lab vi e' anche il cell-sorter, uno strumento tecnologicamente molto avanzato, regalato due anni fa ai ricercatori modenesi dalla Fondazione Cassa di risparmio di Modena, che consente di separare le cellule in base alla loro diversa morfologia e/o all'emissione differenziale di fluorescenza. Questa proprieta' permette di purificare e caratterizzare funzionalmente sottopopolazioni cellulari estremamente rare, quali ad esempio le cellule staminali.
"Le nuove tecnologie post-genomiche, associate all'uso di strumenti tecnologicamente avanzati come il cell-sorter -commenta la prof. ssa Rossella Manfredini del Dipartimento di Scienze biomediche di Modena- permetteranno di fare molti passi avanti nel campo della ricerca di base ed applicata".
L'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia avra' un moderno e grande laboratorio dedicato alle colture cellulari. La proposta avanzata, alcuni anni or sono, dal Dipartimento di Scienze biomediche di giungere alla realizzazione di un centro di colture cellulari e DNA ricombinante, grazie all'incoraggiamento dell'Amministrazione dell'Ateneo ed al sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Modena, che hanno messo a disposizione le risorse e le apparecchiature necessarie, e' diventata realta' nella seconda meta' del 2003.
Il nuovo centro di ricerca e' stato denominato Cell-Lab ed e' stato intitolato alla memoria del professor Paolo Buffa (1913-2000), gia' di Patologia generale nella facolta' di Medicina e chirurgia dell'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia, che agli inizi degli anni '60, per primo, realizzo' a Modena un laboratorio di colture cellulari per sviluppare la ricerca biomedica.
"La proposta del dipartimento -spiegano il prof. Sebastiano Calandra Buonaura ed il prof. Stefano Ferrari, rispettivamente attuale e passato Direttore del Dipartimento di Scienze biomediche- venne fondata sull'interesse per tale laboratorio da parte un ampio numero di ricercatori presenti nel dipartimento. Infatti, l'intervento strutturale, per quanto riferito a specifiche tematiche di ricerca, vede tuttavia un numero di partecipanti tale da costituire una cospicua massa critica e, inoltre, favorisce lo sviluppo di piattaforme tecnologiche di diffuso e trasversale impiego. Ma, allo stesso modo non sono risultate estranee alla decisione altre valutazioni, quali la presenza di attivita' di ricerca coerenti con l'iniziativa, consolidate e documentate da una cospicua produzione scientifica e dalla capacita' di attrarre risorse finanziarie su base competitiva; la realizzazione o partecipazione alla realizzazione di centri di eccellenza in grado di produrre servizi e attirare risorse umane e finanziarie per il proprio sviluppo; da ultimo, la fruibilita' dal punto di vista didattico, soprattutto per gli studenti dei corsi di studio in cui e' prevista un'attivita' professionalizzante".
L'inaugurazione della nuova struttura e' avvenuta martedi' 20 gennaio alla presenza del Rettore dell'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia prof. Gian Carlo Pellacani, del Preside della facolta' di Medicina e chirurgia prof. Giuseppe Torelli e del Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena dott. Gianfranco Baldini, che hanno posto l'accento nei loro interventi sul ruolo strategico della ricerca, in particolare in campo biomedico, per migliorare le condizioni di vita e di salute della popolazione.
Il laboratorio, al VI piano dell'ala sud del Dipartimento di Scienze biomediche presso il Campus universitario di Modena, si estende su una superficie di 750 mq. e comprende diversi moduli funzionali idonei al mantenimento di cellule umane in coltura, al loro isolamento e selezione ed al loro studio funzionale in condizioni controllate.
"Le colture cellulari -chiarisce la prof.ssa Roberta Tiozzo docente di Patologia generale dell'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia- presentano notevoli vantaggi che le rendono strumenti preziosi per la ricerca di base ed applicata: biologia molecolare e cellulare, genetica, citogenetica, oncologia, immunologia, tossicologia e terapia genica. Nel nostro laboratorio l'impiego delle colture cellulari riguarda due aspetti: lo studio delle malattie genetiche e la farmacologia e tossicologia in vitro. Nel primo caso attraverso l'analisi delle mutazioni dei geni si determinano correlazioni fra difetto molecolare ed espressione clinica della malattia nei pazienti affetti; nel secondo le linee cellulari caratterizzate a livello genetico-molecolare, rappresentano utili modelli per valutare l'efficacia in vitro di nuovi farmaci o interventi di terapia genica mirati a correggere il difetto genetico".
Una parte del Cell-Lab, specificamente destinata all'impiego e manipolazione di DNA ricombinante per gli studi di terapia genica, e' stata dotata di tutti i requisiti di sicurezza previsti dalla normativa vigente per queste procedure sperimentali.
"La terapia genica -spiega il prof. Fulvio Mavilio, ordinario di Biologia molecolare all'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia e proveniente dal San Raffaele di Milano, dove ha co-diretto il programma di terapia genica noto nel mondo per aver sperimentato con successo la prima terapia genica della immunodeficienza ereditaria- e' l'impiego di geni come strumenti terapeutici per la cura di malattie ereditarie ed acquisite. E' una tecnologia nuova, sviluppatasi all'inizio degli anni '90 e basata sull'uso di origine virale come strumenti biologici per trasferire geni terapeutici all'interno di cellule umane. Con questa tecnologia e' possibile affrontare la cura di malattie genetiche, dovute alla mancanza o al cattivo funzionamento di un gene specifico (p.es., la distrofia muscolare o la talassemia) o di malattie acquisite, per le quali i geni vengono adoperati come mirati (p. es., vaccinazione contro alcuni tipi di tumore, terapia anti-HIV)".
Tra le tante avanzate strumentazioni in uso presso il Cell-Lab vi e' anche il cell-sorter, uno strumento tecnologicamente molto avanzato, regalato due anni fa ai ricercatori modenesi dalla Fondazione Cassa di risparmio di Modena, che consente di separare le cellule in base alla loro diversa morfologia e/o all'emissione differenziale di fluorescenza. Questa proprieta' permette di purificare e caratterizzare funzionalmente sottopopolazioni cellulari estremamente rare, quali ad esempio le cellule staminali.
"Le nuove tecnologie post-genomiche, associate all'uso di strumenti tecnologicamente avanzati come il cell-sorter -commenta la prof. ssa Rossella Manfredini del Dipartimento di Scienze biomediche di Modena- permetteranno di fare molti passi avanti nel campo della ricerca di base ed applicata".
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