Italia. Monza e le staminali per gli occhi
Accordo tra l'Unita' operativa di Oculistica del San Gerardo e la Fondazione Barbieri, voluta da un benefattore brianzolo per promuovere lo studio e la ricerca clinica in chirurgia per le malattie della retina.
"Come primo passo -anticipa il professor Vito De Molfetta- nei prossimi due o tre mesi potremo acquistare una serie di apparecchiature nuove o sostituirne alcune obsolete". Verra' cosi' acquistata una tomografia oculare computerizzata, una microperimetria per visualizzare la macula e un microscopio operatorio all'avanguardia rispetto ai tre gia' esistenti che accusano i segni del tempo. "In prospettiva -prosegue il professor De Molfetta- si trattera' di valutare la possibilita' di utilizzare le cellule staminali per la cura delle malattie della retina". Le possibilita' di cura piu' avanzate vanno in questa direzione. Infatti le cellule staminali, presenti nel midollo osseo, ma anche nel sangue periferico sono quelle indifferenziate. Prelevandole dal paziente in minima quantita' e' possibile coltivarle, e reiniettarle nel paziente nella zona da curare. "Bisognera' sperimentare -spiega De Molfetta- se immettendole nell'occhio saranno in grado di differenziarsi diventando cellule della retina e andando a riparare i danni legati, per esempio a una degenerazione delle cellule dovuta all'eta' avanzata".
"Come primo passo -anticipa il professor Vito De Molfetta- nei prossimi due o tre mesi potremo acquistare una serie di apparecchiature nuove o sostituirne alcune obsolete". Verra' cosi' acquistata una tomografia oculare computerizzata, una microperimetria per visualizzare la macula e un microscopio operatorio all'avanguardia rispetto ai tre gia' esistenti che accusano i segni del tempo. "In prospettiva -prosegue il professor De Molfetta- si trattera' di valutare la possibilita' di utilizzare le cellule staminali per la cura delle malattie della retina". Le possibilita' di cura piu' avanzate vanno in questa direzione. Infatti le cellule staminali, presenti nel midollo osseo, ma anche nel sangue periferico sono quelle indifferenziate. Prelevandole dal paziente in minima quantita' e' possibile coltivarle, e reiniettarle nel paziente nella zona da curare. "Bisognera' sperimentare -spiega De Molfetta- se immettendole nell'occhio saranno in grado di differenziarsi diventando cellule della retina e andando a riparare i danni legati, per esempio a una degenerazione delle cellule dovuta all'eta' avanzata".
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