Mercoledì 10 giugno 2026
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Italia. Morte per overdose in carcere

Notizia ·
Due donne, entrambe romane tra i 30 ed i 40 anni, sono morte per una overdose di eroina nel carcere di borgata Aurelia, a Civitavecchia, dove erano detenute. Il decesso e' avvenuto nella notte tra sabato e domenica ma se ne e' avuta notizia soltanto nella tarda mattinata di oggi.
Le donne dividevano la stessa cella. Le vigilatrici le hanno trovate abbracciate su uno dei due letti del minuscolo locale. Le autopsie saranno eseguita alla fine della settimana.
In carcere, con l'accusa di omicidio colposo, detenzione e spaccio di stupefacenti, e' finito l'amante di una delle due, 41 anni di Pomezia, pregiudicato che avrebbe fatto entrare la dose letale. Ad incastrarlo e' stata una lettera trovata nella sua abitazione, nella quale la donna gli suggeriva come fare entrare la droga in carcere. La detenuta spiegava che l'uomo avrebbe dovuto nasconderla in bocca e baciarla appassionatamente appena entrato nel parlatorio. L'uomo ha eseguito il suggerimento. Tuttavia, quel lungo bacio ha insospettito l'agente di custodia che assisteva ai colloqui. La donna e' stata perquisita ma l'eroina, nascosta nella vagina (come sarebbe stato accertato successivamente) non e' stata, pero', trovata.
Durante la giornata di sabato, le vigilatrici si sono rese conto che le due detenute si erano drogate. Nel primo pomeriggio sarebbero anche state viste dal medico di turno dell'ambulatorio del carcere ma, a quanto pare, nulla lasciava presagire la loro fine a distanza di qualche ora.
La vicenda e' stata chiarita a tempo di record dai carabinieri della compagnia di Civitavecchia che, dalla tarda serata di sabato fino a ieri mattina hanno lavorato senza sosta, compiendo una serie di interrogatori e di perquisizioni domiciliari. Il procuratore capo Consolato Labate ed il sostituto Pantaleo Polifemo vogliono verificare se ci siano state omissioni da parte del personale, che possano avere involontariamente favorito l'introduzione della droga nel penitenziario. "E' una vicenda che sconcerta e solleva molti dubbi -ha detto l'avvocatessa Ivana Manni, legale della famiglia di una delle due vittime- non si comprende infatti la facilita' con cui la droga sia potuta entrare, nonostante i controlli. Inoltre, aspettiamo con fiducia le indagini della magistratura ed i risultati dell'autopsia, che speriamo possa accertare se le due detenute abbiano avuto un'assistenza sanitaria adeguata".
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