Italia. La necessita' di strutture per cocainomani
L'aumento del consumo di cocaina rende urgente la creazione di strutture specializzate nella disintossicazione da questo tipo di sostanza, che in Italia ancora non esistono. Lo afferma la Federserd, che insieme alle comunita' di accoglienza e al Dipartimento per la lotta alle tossicodipendenze ha prospettato l'ipotesi di creare unita' di cura per cocainomani, progetto di cui ha parlato ieri in un'intervista il ministro Carlo Giovanardi."Il problema -spiega Guido Faillace, psichiatra e vicepresidente della Federazione dei servizi pubblici per le tossicodipendenze- e' che il cocainomane non si rivolge al servizio pubblico, se non quando sta proprio male". Questo e' dovuto anche alla particolare tipologia di chi assume cocaina: spesso si tratta di professionisti, persone con una posizione sociale di prestigio. Un altro 'pianeta', insomma, rispetto alla tipologia classica, ad esempio, dell'eroinomane, ma distante anche dal ragazzino che assume hashish o marijuana. Anche se, precisa Faillace, oggi anche i diciassettenni 'sniffano'.
Eroina e cocaina: diverse come tipologia di consumatori ma anche come effetti, che sono addirittura opposti. "Se la prima, infatti e' un deprimente, la cocaina e' uno stimolante". Ecco quindi spiegato il motivo per cui la 'pista di coca' e' tanto diffusa in ambienti professionali che "richiedono ritmi lavorativi e prestazioni a mille e che hanno bisogno di continui stimoli": manager, liberi professionisti, sportivi, creativi, personaggi dello spettacolo e della moda, etc. la usano per aumentare la loro efficienza. "La modella che deve lavorare anche 20 ore al giorno e sa che la sua 'stella' brillera' per pochi anni ha bisogno di sostanze che la tengano su tutto il giorno, e la cocaina in questo senso e' la migliore".
Ma la 'polvere bianca' puo' far male, molto male; anche perche' e' tagliata con altre sostanze, e la combinazione puo' essere micidiale, come nel caso del 'taglio' con l'efedrina. I rischi vanno dalla tachicardia alla fibrillazione, fino all'arresto cardiaco e all'edema polmonare. E anche per la cocaina esiste il rischio della dipendenza, anche se si manifesta in modo diverso da quella dall'eroina: "chi consuma abitualmente cocaina vive male senza, subisce un crollo dell'efficienza e degli stimoli", spiega Faillace.
L'intervento di cura, per questo tipo di dipendenza, e' quindi molto particolare, "molto piu' complesso e articolato di quello per gli eroinomani". E complicato dal fatto che, a differenza dell'eroina, non e' stato ancora scoperto un corrispettivo del metadone, cioe' un farmaco sostitutivo. "Gli esperimenti effettuati finora -riferisce Faillace- sono tutti falliti. All'Istituto superiore di sanita', del quale faccio parte, si e' provato con il Baclofen, poi con l'Antaxone e farmaci simili, ma senza risultati. Questi studi sono stati chiusi e per ora siamo fermi". Al momento, quindi, si interviene curando gli effetti collaterali: "se il paziente e' depresso, si cura la depressione, si valutano le sue condizioni organiche, e cosi' via".
A ottobre, annuncia Faillace, gli operatori del settore si recheranno negli Stati Uniti, per vedere se li' esistono programmi, se ci sono sperimentazioni in corso, progetti pilota. "Allo stato attuale, comunque, c'e' ben poco" ammette.
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