Italia. Neonatoligi: praticamente impossibile la vita per piccoli sotto 23 settimane
Ventitre' settimane, ovvero 161 giorni: e' questo il 'limite' che, secondo gli esperti, puo' fare la differenza decidendo tra la vita e la morte di un piccolo venuto alla luce troppo presto. Bambini 'micro', che possono essere vitali e pesare appena 300 grammi, ma se la gestazione e' durata meno di 23 settimane le loro possibilita' di farcela sono pressoche' nulle. E allora, puo' risultare 'inutile', se non accanimento, insistere con terapie d'urto che potrebbero, al massimo, solo ritardare la fine naturale.
I neonatologi italiani, su questo punto, non hanno dubbi, ed il caso del piccolo di Firenze -nato vivo dopo un aborto alla 22/ma settimana, rianimato e poi deceduto per le gravi complicazioni riportate- conferma tale orientamento. La sopravvivenza di un feto di 22 settimane o meno, affermano gli specialisti, e' cioe' un vero e proprio 'miracolo' e 'non vanno ingenerate false speranze'. Lo dice chiaramente il presidente della Societa' italiana di neonatologia, Claudio Fabris: 'Sotto le 23 settimane la sopravvivenza e' in pratica nulla, dal momento che ancora troppo immaturi risultano organi fondamentali quali polmoni e cervello; dunque, anche se nato vivo, un feto cosi' piccolo andrebbe trattato con terapie compassionevoli e non con terapie d'urto, che non potrebbero comunque farlo sopravvivere oltre un certo termine'. Ne' devono indurre a false speranze gli occasionali casi di cronaca che registrano la sopravvivenza di bambini nati piccolissimi: gli esperti giapponesi, ad esempio, stimano al 20% la probabilita' di sopravvivere per un feto di 22 settimane e vari neonatologi americani affermano che e' 'tecnicamente possibile' far vivere questi mini-neonati. Ma gli specialisti italiani invitano alla prudenza e ad un maggiore 'realismo': 'L'eccezione c'e' sempre - rileva Fabris - ma si tratta di casi isolati e occasionali, che non possono fare media'. Della stessa opinione anche Costantino Romagnoli, direttore del centro di terapia intensiva neonatale dell'Universita' Cattolica di Roma, che fa riferimento alle recenti 'linee guida per l'astensione dall'accanimento terapeutico nella pratica neonatologica' messe a punto dagli esperti del centro. Linee guida il cui obiettivo, si legge, e' 'preservare il paziente da trattamenti inutili o perfino dannosi, e da trattamenti che, prolungando il processo del morire, violano la dignita' stessa del morire, come evento connaturale all'uomo' e 'preservare la famiglia da ingannevoli aspettative'. Ed i limiti, giocati sul filo dei giorni, sono chiari: per piccoli nati sotto le 22 settimane, le linee guida indicano l'astensione dall'intubazione e dalla ventilazione e la somministrazione di terapie solo palliative.
Il punto, sottolinea il direttore dell'unita' operativa neonatologia della clinica Mangagalli-Universita' di Milano Fabio Mosca, e' che la vitalita' che un feto puo' presentare alla nascita e le sue chances di sopravvivenza sono cose distinte. A dimostralo sono i dati di un monitoraggio effettuato su 45.000 neonati sotto il chilo e mezzo di circa 600 terapie intensive neonatali a livello mondiale (13 quelle italiane): 'La mortalita' sotto le 22 settimane e' del 96%, ma i casi di sopravvivenza sono vere eccezioni; alla 23/ma e' del 70%; alla 24/ma del 45% e alla 25/ma del 28%'. Che fare allora se, dopo un parto o un aborto, un feto e' vitale anche se sotto le 22 settimane? A questo punto gli esperti si dividono: secondo alcuni procedere alla rianimazione e' comunque inutile, secondo altri andrebbe rianimato e poi, se le speranze sono nulle, si procede solo a cure compassionevoli. Su un punto, invece, i neonatologi sono concordi: il limite della legge 194 va abbassato, perche' alla 24/ma settimana (limite entro il quale e' auspicabile l'aborto terapeutico) un feto ha molte chances di nascere vivo. Insomma, se la moderna medicina permette a questi piccoli di poter vivere, concludono gli esperti, 'l'aborto terapeutico, a questa data, non e' lecito'. E la 194 va ripensata.
I neonatologi italiani, su questo punto, non hanno dubbi, ed il caso del piccolo di Firenze -nato vivo dopo un aborto alla 22/ma settimana, rianimato e poi deceduto per le gravi complicazioni riportate- conferma tale orientamento. La sopravvivenza di un feto di 22 settimane o meno, affermano gli specialisti, e' cioe' un vero e proprio 'miracolo' e 'non vanno ingenerate false speranze'. Lo dice chiaramente il presidente della Societa' italiana di neonatologia, Claudio Fabris: 'Sotto le 23 settimane la sopravvivenza e' in pratica nulla, dal momento che ancora troppo immaturi risultano organi fondamentali quali polmoni e cervello; dunque, anche se nato vivo, un feto cosi' piccolo andrebbe trattato con terapie compassionevoli e non con terapie d'urto, che non potrebbero comunque farlo sopravvivere oltre un certo termine'. Ne' devono indurre a false speranze gli occasionali casi di cronaca che registrano la sopravvivenza di bambini nati piccolissimi: gli esperti giapponesi, ad esempio, stimano al 20% la probabilita' di sopravvivere per un feto di 22 settimane e vari neonatologi americani affermano che e' 'tecnicamente possibile' far vivere questi mini-neonati. Ma gli specialisti italiani invitano alla prudenza e ad un maggiore 'realismo': 'L'eccezione c'e' sempre - rileva Fabris - ma si tratta di casi isolati e occasionali, che non possono fare media'. Della stessa opinione anche Costantino Romagnoli, direttore del centro di terapia intensiva neonatale dell'Universita' Cattolica di Roma, che fa riferimento alle recenti 'linee guida per l'astensione dall'accanimento terapeutico nella pratica neonatologica' messe a punto dagli esperti del centro. Linee guida il cui obiettivo, si legge, e' 'preservare il paziente da trattamenti inutili o perfino dannosi, e da trattamenti che, prolungando il processo del morire, violano la dignita' stessa del morire, come evento connaturale all'uomo' e 'preservare la famiglia da ingannevoli aspettative'. Ed i limiti, giocati sul filo dei giorni, sono chiari: per piccoli nati sotto le 22 settimane, le linee guida indicano l'astensione dall'intubazione e dalla ventilazione e la somministrazione di terapie solo palliative.
Il punto, sottolinea il direttore dell'unita' operativa neonatologia della clinica Mangagalli-Universita' di Milano Fabio Mosca, e' che la vitalita' che un feto puo' presentare alla nascita e le sue chances di sopravvivenza sono cose distinte. A dimostralo sono i dati di un monitoraggio effettuato su 45.000 neonati sotto il chilo e mezzo di circa 600 terapie intensive neonatali a livello mondiale (13 quelle italiane): 'La mortalita' sotto le 22 settimane e' del 96%, ma i casi di sopravvivenza sono vere eccezioni; alla 23/ma e' del 70%; alla 24/ma del 45% e alla 25/ma del 28%'. Che fare allora se, dopo un parto o un aborto, un feto e' vitale anche se sotto le 22 settimane? A questo punto gli esperti si dividono: secondo alcuni procedere alla rianimazione e' comunque inutile, secondo altri andrebbe rianimato e poi, se le speranze sono nulle, si procede solo a cure compassionevoli. Su un punto, invece, i neonatologi sono concordi: il limite della legge 194 va abbassato, perche' alla 24/ma settimana (limite entro il quale e' auspicabile l'aborto terapeutico) un feto ha molte chances di nascere vivo. Insomma, se la moderna medicina permette a questi piccoli di poter vivere, concludono gli esperti, 'l'aborto terapeutico, a questa data, non e' lecito'. E la 194 va ripensata.
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