Domenica 7 giugno 2026
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Italia. Non sapeva coltivare la marijuana: prosciolto

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Non aveva il pollice verde e quindi non sarebbe stato in grado di portare a termine la coltura di 21 piantine di marijuana che erano appena germogliate nel suo appartamento. Per questo il gup Enrico Manzi, ritenendo di essere "di fronte a un reato impossibile" anche "per l'inidoneita' dell'azione posta in essere", ha prosciolto uno studente universitario di 25 anni che condivideva un appartamento a Milano con un amico che e' stato riconosciuto estraneo ai fatti.
Un terzo studente che viveva con loro ha invece patteggiato tre mesi di reclusione (pena sospesa) perche' era riuscito a coltivare una pianta facendola crescere fino a piu' di un metro di altezza. In piu' era stato trovato in possesso di poco piu' di un etto di hashish.
La vicenda e' nata in seguito a una querela presentata nel giugno del 2004 da una coinquilina, che aveva raccontato che i ragazzi facevano uso di stupefacenti e tenevano una pianta di marijuana nello sgabuzzino della casa. Qualche giorno dopo ci fu una perquisizione nell'abitazione dei tre giovani universitari. Vennero ritrovate una pianta della specie 'Shiva skunk' alta un metro e 25 centimetri e 21 piantine dello stesso tipo in fase di germinazione, chiuse in un armadio sotto l'illuminazione costante di un faretto, oltre a un panetto di 85 grammi e altri 32 grammi di hashish.
I tre finirono nei guai, accusati di concorso in violazione della legge sugli stupefacenti. Agli inquirenti uno di loro racconto' di aver gia' tentato di coltivare queste piante e che l'unica sopravvissuta era ammuffita in poco tempo. Un altro nego' ogni addebito e il terzo ragazzo, quello che poi ha patteggiato, ammise le sue responsabilita'. Cosi' dieci giorni fa il giudice ha prosciolto i due giovani, superando le aspettative dei difensori, che avevano chiesto per i loro assistiti il giudizio abbreviato.
Riguardo alle 21 piantine in germinazione, il gup Manzi, oltre al fatto che si trovavano solo allo stadio di germogli, ha ritenuto che "il precedente fallimento di un'analoga coltivazione induce a ritenere" che l'aspirante coltivatore "fosse letteralmente inidoneo a portare a termine la coltura". Infine ha anche osservato che i semi sequestrati non erano stati analizzati dagli investigatori. Pertanto "il quadro che ne deriva e' insufficiente per ritenere la responsabilita' degli imputati per la coltivazione delle 21 pianticelle: sussiste, in altre parole, il ragionevole dubbio che ci si trovi di fronte ad un reato impossibile sia per la inidoneita' dell'azione posta in essere sia per l'incertezza della esistenza stessa dell'oggetto del reato".
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