Italia. Nuovi progetti con le staminali a Piacenza
Nel reparto di Oncologia medica ed Ematologica dell'Ospedale di Piacenza stanno per partire due protocolli di ricerca sul trapianto di cellule staminali autologhe -il primo per il tumore in stadio avanzato del seno, il secondo per quello all'ovaio- che saranno sottoposti al parere del Comitato etico prima dell'avvio. Il tempo previsto di ricerca e' tre anni.
Il primo trapianto di cellule autologhe avvenne a Piacenza nel 1999; a tutt'oggi, siamo a quota 50. Un numero che fa dire al dottor Luigi Cavanna, primario del reparto, che "l'autologo, a Piacenza, e' ormai pratica consolidata", da inscrivere nella routine. Nel 2002 ha avuto luogo il primo trapianto di cellule allogeniche (e cioe' da donatore), il secondo risale agli inizi di quest'anno, e la strada, anche qui, risulta aperta."Il trapianto - spiega Cavanna - per alcune tipologie di tumori raddoppia il tempo di sopravvivenza, in alcuni casi si e' arrivati alla guarigione".
Il primo studio sperimentale sara' sull'utilizzo delle cellule staminali autologhe per neoplasie del sangue (come linfomi o leucemie) oppure solide, in stadio avanzato: cancro alla mammella e cancro all'ovaio i due filoni specifici di monitoraggio. "Si trattera' di osservare i protocolli su sottogruppi di pazienti che, per le loro caratteristiche, sono stati fino ad oggi esclusi dal trattamento".
Il secondo progetto si focalizzera' sul trapianto allogenico: "Il settore di ricerca riguardera' in particolare il condizionamento ridotto per l'esplicazione dell'attivita' antitumorale da parte delle cellule del donatore, nel caso di tumori come quello metastatico del rene e per altri tumori solidi in fase avanzata".Le cellule donate in pratica serviranno anche ad aggredire la parte malata del ricevente, divenendo a loro volta strumento di riparazione e recupero.
Il primo trapianto di cellule autologhe avvenne a Piacenza nel 1999; a tutt'oggi, siamo a quota 50. Un numero che fa dire al dottor Luigi Cavanna, primario del reparto, che "l'autologo, a Piacenza, e' ormai pratica consolidata", da inscrivere nella routine. Nel 2002 ha avuto luogo il primo trapianto di cellule allogeniche (e cioe' da donatore), il secondo risale agli inizi di quest'anno, e la strada, anche qui, risulta aperta."Il trapianto - spiega Cavanna - per alcune tipologie di tumori raddoppia il tempo di sopravvivenza, in alcuni casi si e' arrivati alla guarigione".
Il primo studio sperimentale sara' sull'utilizzo delle cellule staminali autologhe per neoplasie del sangue (come linfomi o leucemie) oppure solide, in stadio avanzato: cancro alla mammella e cancro all'ovaio i due filoni specifici di monitoraggio. "Si trattera' di osservare i protocolli su sottogruppi di pazienti che, per le loro caratteristiche, sono stati fino ad oggi esclusi dal trattamento".
Il secondo progetto si focalizzera' sul trapianto allogenico: "Il settore di ricerca riguardera' in particolare il condizionamento ridotto per l'esplicazione dell'attivita' antitumorale da parte delle cellule del donatore, nel caso di tumori come quello metastatico del rene e per altri tumori solidi in fase avanzata".Le cellule donate in pratica serviranno anche ad aggredire la parte malata del ricevente, divenendo a loro volta strumento di riparazione e recupero.
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