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Italia. Il nuovo libro dell'Associazione Cannabis Terapeutica

Notizia ·
Riceviamo dall'Associazione Cannabis Terapeutica il seguente messaggio promozionale di una iniziativa editoriale che sara' in edicola a partire dal prossimo 23 gennaio. Lo riportiamo integralmente.

ERBA MEDICA
Usi terapeutici della cannabis

a cura di Associazione Cannabis Terapeutica
Stampa Alternativa, 2003
pp. 208
Con:
- Grafici e schede di approfondimento
- Elenco siti internet di interesse
- Glossario finale

SCHEDA STAMPA
a cura di clicca qui

Finalmente esce in Italia un libro che analizza la problematica usi medici della cannabis sotto tutti gli aspetti: da quello botanico a quello giuridico.
Un libro/strumento che prende il via dalle sempre più numerose conferme della validità della cannabis nell'alleviare i sintomi (dolore, nausea, spasticità muscolare, inappetenza, ecc.) di numerose gravi malattie, o addirittura nell'essere in alcuni casi "curativa" (effetti neuroprotettivi, immunomodulatori, antinfiammatori, antidepressivi, ecc.).
La parte relativa alle indicazioni terapeutiche della cannabis è la chiave di volta del libro: fornisce una mole impressionante di informazioni sugli studi portati avanti all'estero, ed è corredata da una preziosa bibliografia.
Vengono raccolte e proposte anche le testimonianze di malati italiani che grazie alla cannabis riescono a trovare sollievo ai loro disturbi. Malati che rischiano il carcere semplicemente perché utilizzano un'erba da millenni considerata valido rimedio fitoterapico, ma che dal 1940 o poco più tardi viene bandita dalla Farmacopea ufficiale dei paesi occidentali. Un muro ideologico che continua a creare inutile sofferenza e rallenta in modo inaccettabile la continuazione di studi e ricerche scientifiche sull'efficacia della cannabis.
Il libro è curato dall'Associazione per la Cannabis Terapeutica, che dalla sua nascita si è assunta il compito di divulgare informazioni rigorose e inoppugnabili sull'argomento.
La casa editrice Stampa Alternativa è stata pioniera dell'antiproibizionismo già negli anni settanta, con libri e pamphlet sull'argomento. Il compianto Giancarlo Arnao, persona di grande umanità e competenza, ha scritto vari contributi dedicati alla legalizzazione della cannabis per Stampa Alternativa. A lui e a Stefano Girardi, uno dei più determinati promotori della fondazione di ACT, è dedicato il libro.
Un libro che vuole essere uno strumento di informazione scientifica e di lotta politica per legalizzare l'uso terapeutico di cannabis e cannabinoidi e uno stimolo per medici e politici affinché siano messi da parte gli annosi quanto insensati condizionamenti ideologici e si modifichino le irrazionali leggi in vigore. E che naturalmente, vuole anche essere uno strumento di supporto per i malati consapevoli dei benefici che potrebbero trarre da cannabis e cannabinoidi.
La prefazione è stata scritta da Luciano Angelucci, professore emerito di farmacologia all'Università la Sapienza di Roma.

Il comitato scientifico dell'Associazione Cannabis Terapeutica nella stesura del libro si è avvalso di:

PARTE STORICA
Claudio Cappuccino, studioso di storia della medicina e delle sostanze psicoattive
Salvatore Grasso, medico cardiologo, presidente dell'Associazione per la Cannabis

PARTE BOTANICA
Gianpaolo Grassi, ricercatore presso l'Istituto Sperimentale per le Colture Industriali S.O.P. di Rovigo

PARTE CHIMICA
Vincenzo Di Marzo, ricercatore presso l'Istituto per la Chimica di Molecole di Interesse Biologico Endocannabinoid Research Group, CNR, Napoli

INDICAZIONI TERAPEUTICHE E TESTIMONIANZE
Claudio Cappuccino, studioso di storia della medicina e delle sostanze psicoattive
Salvatore Grasso, medico cardiologo, presidente dell'Associazione per la Cannabis Terapeutica
Francesco Crestani, medico
Nunzio Santalucia, medico tossicologo
Paolo Crocchiolo, medico, presidente del comitato scientifico nazionale del Forum Droghe
Vincenzo Di Marzo, ricercatore presso l'Istituto per la Chimica di Molecole di Interesse Biologico Endocannabinoid Research Group, CNR, Napoli

PANORAMICA INTERNAZIONALE
Massimiliano Verga, ricercatore in sociologia del diritto all'Università degli Studi di Milano

PARTE GIURIDICA
Angelo Averni, avvocato

INDICE DELL'OPERA
Prefazione del Prof. Angelucci
Capitolo 1
CANNABIS: NECESSITÀ DI UNA RIVALUTAZIONE MEDICA
Capitolo 2
STORIA DEGLI USI MEDICI DELLA CANNABIS
Capitolo 3
LA MARIJUANA MEDICA: UNA PANORAMICA INTERNAZIONALE
Capitolo 4
ASPETTI BOTANICI DELLA CANNABIS MEDICA
Capitolo 5
CANNABIS E CANNABINOIDI
Capitolo 6
INDICAZIONI TERAPEUTICHE DI CANNABIS E CANNABINOIDI
Capitolo 7
TESTIMONIANZE
Capitolo 8
ITALIA: QUADRO LEGISLATIVO ATTUALE E PROPOSTA DI LEGGE DA PARTE DI ACT
Capitolo 9
LE SENTENZE EMESSE IN ITALIA
Capitolo 10
CONSIGLI UTILI PER CHI VUOLE CURARSI CON I DERIVATI DELLA CANNABIS
SITI INTERNET PER APPROFONDIMENTI
GLOSSARIO

SCHEDA STAMPA - STRALCI DEL LIBRO
1) Tratto dal Capitolo 1, CANNABIS: NECESSITÀ DI UNA RIVALUTAZIONE MEDICA, di Massimilano Verga, in:
ERBA MEDICA, Usi terapeutici della cannabis, a cura di Associazione Cannabis Terapeutica, Stampa Alternativa, 2003.
La cannabis, usata per millenni nella medicina orientale, conosce una discreta diffusione anche in occidente a partire dalla seconda metà dell'Ottocento. Tuttavia, con l'entrata in vigore del Marihuana Tax Act del 1937, scompare dal novero dei farmaci legalmente riconosciuti negli Stati Uniti e, nel giro di pochi anni, dalla farmacopea internazionale. Di fatto, salvo rare eccezioni, il dibattito politico e scientifico sulle proprietà terapeutiche della cannabis conosce un lungo periodo di silenzio, durante il quale vengono accantonate le conoscenze accumulate nel corso dei secoli.
A partire dagli anni settanta del Novecento, per la "marijuana medica" comincia fortunatamente una nuova epoca. Inizia a prendere piede la sua rivalutazione, per lo meno in una parte minoritaria del mondo medico e politico, in particolare nel paese dove la sua proibizione viene sostenuta con maggior vigore, ossia negli Stati Uniti. Gran parte di questo processo di rivalutazione è dovuto a Lester Grinspoon, professore di psichiatria dell'Università di Harvard che, con la pubblicazione nel 1971 di Marihuana reconsidered, pone la prima pietra miliare di quello che sarebbe diventato in seguito il movimento per la reintroduzione della cannabis in medicina; e allo psichiatra californiano Tod Mikuriya, che nel 1973 scrive il primo libro sugli usi medici della cannabis, raccogliendo 24 articoli scientifici pubblicati fra il 1839 e il 1972.
In seguito alla diffusione del suo uso "ricreativo" durante gli anni sessanta, la cannabis diventa anche oggetto di diversi rapporti ufficiali, quali il rapporto Shafer (Marihuana: a signal of misunderstanding), pubblicato negli Usa nel 1972, o il rapporto Le Dain, pubblicato in Canada nello stesso anno. In entrambi i casi, riecheggiando quanto era già stato detto nel famoso rapporto La Guardia del 1944, gli estensori si dichiarano molto critici sulle politiche in materia di droghe, in particolare su quelle relative alla cannabis.
Tuttavia, ad eccezione dell'Olanda nel 1976, le politiche mondiali sulle droghe non mutano direzione, nonostante vi sia più di un suggerimento in tal senso proveniente da fonti di indubbia autorevolezza. Né cambia la politica statunitense, nonostante l'autorizzazione a fumare marijuana per scopo medico concessa nel 1978 a Robert Randall, un coraggioso malato di glaucoma. Anzi, a partire dall'epoca Reagan-Thatcher, viene dichiarata la vera e propria <<guerra alla droga>>. Per quanto concerne l'uso medico della cannabis, l'unico risultato pratico di questo periodo è, nel 1985, la commercializzazione in USA di un cannabinoide di sintesi, il dronabinol (Marinol®), THC sintetico formulato in capsule per uso orale.
La sfida lanciata da Randall al governo federale comincia però a fare scuola e, a partire dai primi anni novanta, negli Usa nascono le prime associazioni per la distribuzione di marijuana ai malati, ovviamente osteggiate dal governo degli Stati Uniti. In questi anni il movimento per il riconoscimento giuridico del diritto di curarsi con la marijuana comincia a diffondersi in molti paesi, supportato anche dall'uscita di numerosi contributi scientifici, nonché dalla pubblicazione di diversi rapporti ufficiali, tutti a favore dell'uso terapeutico di cannabis e derivati. Tra i rapporti pubblicati sul finire degli anni novanta vanno ricordati il rapporto della British Medical Association del 1997, il primo rapporto della Camera dei Lord del 1998 (a cui seguirà un secondo rapporto nel 2001), il rapporto dell'Institute of Medicine del 1999 e, nello stesso anno, il rapporto svizzero della Commissione Federale.
Sul piano politico, sempre sul finire degli anni novanta, alcuni stati USA introducono leggi (via referendum popolare) sull'uso medico della cannabis. Dopo la "svolta" californiana del 1996, tra il 1998 e il 2000 altri sette stati approvano una legge sull'uso della marijuana in medicina e successivamente altri stati cominciano ad inserire questo tema all'interno del dibattito politico. Nel 2000 in Olanda viene istituito un apposito ufficio presso il Ministero della sanità e nel 2001 il Canada, primo e attualmente unico paese al mondo, approva repentinamente un insieme di norme per regolamentare l'uso e il possesso di marijuana per scopi medici. Sempre nel 2001, altri paesi riconoscono giuridicamente l'uso medico della cannabis o cominciano ad interrogarsi sulla possibilità di approvarne l'impiego in medicina; paesi molto differenti tra loro, si pensi ad esempio al Belgio e alla Giamaica, che però sembrano aver trovato un denominatore comune proprio su questo terreno. Anche nel Regno Unito, dove nel luglio 2002 è stato annunciato il passaggio della cannabis dalla classe B alla classe C, è in atto da alcuni anni una serie di studi clinici sui suoi derivati per la cura di diverse patologie e, con ogni probabilità, nuovi medicinali a base di cannabis verranno presto inseriti nel prontuario farmaceutico britannico.
Tuttavia, per il riconoscimento sostanziale del diritto di consumare cannabis per scopo medico, resta molta strada da fare. Questo vale sia per i paesi o gli stati USA che hanno formalmente approvato una legge sull'uso terapeutico sia, a maggior ragione, per quei paesi che hanno appena cominciato a esplorare la possibilità di un riconoscimento giuridico di tale pratica medica.
In entrambi i casi, l'ostacolo è di natura principalmente etica, ossia l'ambito in cui il proibizionismo ha ottenuto i suoi migliori risultati e che si regge sull'uguaglianza tra droga e Male, acriticamente e diffusamente accettata dall'opinione pubblica, ma condivisa anche da gran parte del mondo politico e scientifico.
Sotto questo profilo la cannabis non fa eccezione: il fatto che, sulla sola base di una "montatura" squisitamente politica, una pianta medicinale usata per millenni sia stata ignorata e osteggiata per più di mezzo secolo, lascia intendere quale sia stata la capacità del proibizionismo nel mantenere vivo un colossale abbaglio collettivo, mettendo in luce i reali interessi a cui mirano le politiche proibizionistiche.
Purtroppo, però, come ha spesso rilevato anche il compianto Giancarlo Arnao, ci troviamo di fronte ad un nodo sempre più inestricabile. E la ricerca scientifica, ovvero l'unico strumento che potrebbe scioglierlo, si vede continuamente ostacolata da una serie di pregiudizi.
Tuttavia, stiamo vivendo in un'epoca in cui sembra che qualcosa stia cambiando in merito all'impiego della "droga cannabis" in medicina, tanto nella percezione pubblica, quanto nell'approccio politico. Forse è ancora presto per affermare che è stato intrapreso un percorso che porterà alla legalizzazione della cannabis per uso medico. È altrettanto difficile fare delle previsioni sui tempi che la politica impiegherà per percorrere questa strada. Come sempre accade, alcuni paesi sembrano andare più spediti di altri. Probabilmente non è un caso che le notizie più incoraggianti su questo tema giungano proprio dagli Stati Uniti, dove la repressione è maggiore, ma dove i danni del proibizionismo sono più evidenti.
Per quanto riguarda il nostro paese, dopo le aperture dell'ex ministro Veronesi e alla luce dell'intransigenza del successore Sirchia, il dibattito sull'impiego terapeutico della cannabis sembra aver richiamato maggiore attenzione nel mondo politico e scientifico: se non altro perché, rispetto agli anni passati, si è cominciato a parlarne, sia in diversi Consigli regionali, provinciali e comunali, sia sui mezzi d'informazione. Ed è proprio a questo dibattito che l'Associazione per la Cannabis Terapeutica intende prendere parte con la pubblicazione di questo libro, nel tentativo di riportare la discussione su un piano meno ideologico e più costruttivo, fornendo un quadro dei possibili impieghi che, al momento attuale, la pratica clinica e la ricerca scientifica sostengono o, più semplicemente, ipotizzano per la cannabis e i cannabinoidi.
Questa iniziativa, come la precedente pubblicazione del Libro Bianco sugli usi terapeutici della Cannabis, non è giustificata soltanto dal livello delle conoscenze raggiunto in questo campo, ma anche dall'osservazione della realtà in cui viviamo, dove un numero crescente di malati si rivolge alla cannabis, sempre al di fuori della legalità e quasi sempre anche al di fuori di ogni forma di controllo medico. In altre parole, le pagine seguenti nascono dall'esigenza di riflettere sulla necessità, sempre più impellente, di sviluppare anche nel nostro paese la ricerca sulla cannabis e i cannabinoidi. Le sperimentazioni scientifiche e le numerose evidenze aneddotiche li indicano come farmaci determinanti per la cura, il sollievo sintomatico e il miglioramento della qualità della vita, dei pazienti che non traggono uguali benefici dalle terapie attualmente riconosciute. Trattandosi di migliaia di persone, pare giunto il momento che anche il nostro paese cominci ad applicare un po' di buon senso.

2) Dal Capitolo 7, TESTIMONIANZE, a cura di Salvatore Grasso, Francesco Crestani, Nunzio Santalucia, in:
ERBA MEDICA, Usi terapeutici della cannabis, a cura di Associazione Cannabis Terapeutica, Stampa Alternativa, 2003.
Vorrei raccontare brevemente la mia personale esperienza, in relazione all'utilizzo terapeutico dei derivati della cannabis. Diciassette anni fa ho iniziato una convivenza forzata con un sarcoma molto aggressivo. Ho dovuto sottopormi a varie combinazioni di terapie: chirurgia, radio e numerosi cicli di farmaci chemioterapici.
Nel '96, nel corso dell'ennesima serie di cure, sono casualmente venuto a conoscenza di un dibattito che si era aperto, soprattutto in alcuni stati Usa, sull'uso di marijuana come sostegno alla chemioterapia, e mi sono documentato. Ero, all'epoca, già un consumatore ludico, ma non immaginavo che la canapa potesse avere qualche benefico effetto in una situazione così dolorosa.
Ricordo bene la prima volta che, di ritorno dai tre o quattro giorni di somministrazione dei farmaci, ho usato l'erba: quella stessa sera (ero uscito al pomeriggio dal centro oncologico) ho mangiato con grande piacere i tortellini della nonna. Una rivelazione! Prima trascorrevo i primi giorni a casa (4 o 5, spesso una settimana) con grande sofferenza, senza toccare praticamente cibo, in compagnia di un perenne senso di nausea; ora invece potevo mangiare subito e, mangiando, mi riprendevo in brevissimo tempo.
Da allora, altri cicli si sono susseguiti, e ho continuato a usare cannabis come sostegno, scoprendo, oltre alle sue proprietà antiemetiche, anche quelle di supporto psicologico...
Ho tentato di discutere della cosa con vari medici, e oncologi, per trovare una modalità seria, scientifica, di utilizzo. Non ho mai avuto alcuna risposta alle mie richieste argomentate.
Ovviamente, mi sono chiesto spesso se il mio miglioramento non fosse frutto di suggestione (ero pur sempre un vecchio "cannarolo"), ma, ascoltando attentamente il mio corpo, mi rendevo conto che stavo realmente meglio, e ne traeva vantaggio anche il mio umore.
Credo sia il momento, anche in Italia, di iniziare una battaglia perché sia possibile usare legalmente la canapa a fine terapeutico, e per fare conoscere a tutti (medici, malati, associazioni, media) le potenzialità di questa sostanza, partendo da una semplice domanda: perché soffrire, quando, con una pianticella naturale, è possibile star meglio? Naturalmente non sono così sprovveduto da pensare alla cannabis come "alla soluzione" per tutti i problemi accessori dell' Aids, o della distrofia, o delle neoplasie, o della depressione, ma credo fermamente che debba essere data la possibilità di scegliere se usarla o meno, in regime di legalità.
Decideranno il malato e il medico.
Stefano Girardi

3) Dal Capitolo 6, INDICAZIONI TERAPEUTICHE DI CANNABIS E CANNABINOIDI a cura di Claudio Cappuccino, Salvatore Grasso, Francesco Crestani, Nunzio Santalucia, Paolo Crocchiolo, Vincenzo Di Marzo; in:
ERBA MEDICA, Usi terapeutici della cannabis, a cura di Associazione Cannabis Terapeutica, Stampa Alternativa, 2003.

POTENZIALI CAMPI DI IMPIEGO TERAPEUTICO DEI DERIVATI DELLA CANNABIS

A - Patologie per le quali esistono evidenze incontrovertibili (evidenze di tipo A):
A1) Trattamento della nausea in chemioterapia
A2) Stimolazione dell'appetito nei pazienti con sindrome da deperimento AIDS-correlata

B - Patologie per le quali esistono promettenti evidenze preliminari tali da giustificare sperimentazioni cliniche controllate nell'uomo:
B1) Sclerosi multipla
B2) Terapia del dolore
B3) Effetti neuroprotettivi e antiossidanti (ictus e traumi cranici)
B4) Sindrome di Gilles de la Tourette
B5) Glioblastomi
B6) Artrite reumatoide
B7) Glaucoma
B8) Epilessia

C - Patologie in cui esistono evidenze meritevoli di ulteriori approfondimenti:
C1) Terapia dei tumori
C2) Lesioni midollari (tetraplegia, paraplegia)
C3) Malattie neurodegenerative (distonie, Parkinson, Huntington, Alzheimer)
C4) Asma bronchiale
C5) Malattie autoimmuni e patologie infiammatorie croniche (lupus eritematoso, morbo di Crohn, colite ulcerosa, .)
C6) Sindromi ansioso-depressive e altre sindromi psichiatriche
C7) Patologie cardiovascolari
C8) Sindromi da astinenza nelle dipendenze da sostanze
C9) Prurito intrattabile
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