Italia. Ordine dei Medici apre procedimento disciplinare per Mario Riccio
Procedimento disciplinare nei confronti di Mario Riccio, l'anestesista rianimatore cremonese che il 20 dicembre ha staccato il respiratore a Piergiorgio Welby. Ha deciso di avviarlo il presidente dell'Ordine dei Medici di Cremona, Andrea Bianchi. 'Il caso e' talmente importante che non potevo arrogarmi il diritto di decidere da solo' ha spiegato.
La decisione di Bianchi e' arrivata dopo un'audizione di Riccio durata circa tre ore, dalle 18:30 alle 21:30 di ieri sera. Faccia a faccia sul cui contenuto c'e' riserbo ma che e' stato definito 'sereno, pacato, libero da pregiudizi e molto puntuale'.
Cosi' il presidente dell'Ordine, che e' direttore sanitario dell'ospedale di Piacenza, si e' preso 48 ore di tempo per fissare la data di convocazione della Commissione di disciplina.
Convocazione che molto probabilmente avverra' nel giro di una decina di giorni, quindi subito dopo le vacanze per queste festivita'. 'E' un atto necessario per capire cosa e' accaduto e quali sono stati i comportamenti del dottor Riccio rispetto alle norme del nostro codice deontologico'.
Il presidente dell'Ordine davanti a telecamere e taccuini ha sottolineato che anche la decisione che assumera' la magistratura non sara' 'marginale' rispetto alle mosse dell'Ordine dei Medici, pur precisando che si tratta di due fronti completamente diversi: 'Perche' noi valutiamo la violazione del codice deontologico e non penale'. La decisione di stasera e' un atto necessario perche', ha sottolineato Bianchi, 'ritengo che su una tematica come questa ci debba essere la piena valutazione della Commissione di disciplina. Non posso essere io da solo a decidere se archiviare o no'.
Con la sua decisione fara' scuola? 'Non e' certamente nelle mie intenzioni e aspirazioni. Il mio compito, non facile, e' di valutare con estrema serenita' l'operato di un medico in una situazione sicuramente complessa e controversa tant'e' che sta dividendo il paese'.
Riccio al termine dell'audizione ha ripetuto di essere sempre 'sereno'. Le stesse parole che aveva detto all'arrivo, quando tra le mani stringeva un fascicoletto: il 'diario' firmato da lui, dalla moglie e dalla sorella di Welby, da Marco Pannella e Marco Cappato dove ha descritto 'le manovre, le procedure e la terapia che ho fatto per soddisfare la richiesta del signor Piergiorgio Welby'. Si tratta di una copia della cartella clinica che ha consegnato al presidente e che riporta puntualmente quanto e' accaduto. 'Credo che il percorso che ho seguito - aveva detto - sia un percorso di legalita', ne sono convinto, e spero che cio' venga confermato dall'inchiesta della Procura di Roma e anche dall' Ordine dei medici'.
Alla fine si e' limitato a ripetere: 'Sono convinto di aver agito nella legalita' e credo che gli sviluppi della vicenda lo dimostreranno'. L'anestesista rianimatore, che domani sara' regolarmente in servizio all'ospedale di Cremona, si e' detto convinto che questo 'sara' un caso su cui ci saranno delle riflessioni ed e' probabile che condizionera' altri casi. Sara' un caso di scuola'.
PRODI: NE' ACCANIMENTO NE' EUTANASIA 'Sono contrario all'eutanasia e all'accanimento terapeutico che diventa una forma di angoscia in molti casi'. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Romano Prodi, nel corso della conferenza stampa di fine anno, intervenendo a proposito del caso Welby. Dopo il ministro della Salute Livia Turco, il segretario dei Ds Piero Fassino, nonche' tutti i leader della Cdl, il Premier fa sue le posizioni espresse dal Papa, dalla Conferenza episcopale italiana e dalle associazioni cattoliche quali Amci e Scienza & Vita. Questo proprio mentre i sondaggi segnalano quotidianamente che la maggioranza degli italiani, anche cattolici, e' favorevole invece alla legalizzazione dell'eutanasia.
'Credo che il dolore umano vada rispettato e non strumentalizzato. Non e' un problema legislativo, e' un problema di costume. Vi prego -ha detto, rivolgendosi ai giornalisti -di usare delicatezza'.
Sul rifiuto da parte del Vaticano di celebrare funerali religiosi dopo la morte di Piergiorgio Welby, il premier ha concluso: 'Credo nella grandezza della misericordia di Dio'.
ALTRI COMMENTI
"Celebrare i funerali di Piergiorgio Welby per spiegare a tutti le ragioni del senso cristiano della vita era una scommessa da accettare. Magari con ratzingeriana chiarezza e coraggio": ne è convinto il quotidiano 'Europa' che con un editoriale di Vladimir afferma: "Le chiese con le porte chiuse non ci piacciono".
Per il quotidiano della Margherita -che ribadisce "il nostro rifiuto per questo perverso idealismo necrofilo che i nostri fratelli radicali continuano a spacciare per diritto e libertà"- il comunicato del Vicariato di Roma che spiegava le ragioni del rifiuto di esequie religiose "poteva trovare parole meno asettiche e più fraterne per il battezzato Piergiorgio Welby".
'Vedo un rischio enorme, che all'integralismo si risponda con il laicismo. Abbiamo bisogno di una concezione della laicita' che permetta di tutelare i diritti individuali senza lacerare la societa'. Su coppie di fatto, procreazione assistita, testamento biologico, la nostra guida e' trovare il terreno piu' avanzato di mediazione, eliminando qualsiasi tentazione di procedere a colpi di maggioranza. Servono compromessi: non ho paura di questa parola'. Lo ha dichiarato la senatrice Anna Serafini (Ds) in un colloquio con 'Il Riformista'.
'Le parole di Welby andavano ascoltate, ma non mi piace il risvolto politico e ideologico che ha preso questa vicenda personale. Quello che prevale in me e' un sentimento di umana pieta'.
E' mancata l'umana pieta'. Il confine tra eutanasia e accanimento terapeutico puo' esser labile, ma invece e' forte. Abbiamo bisogno di una legge che consenta a ciascuno di dichiarare anticipatamente la propria volonta' di non essere piu' curato quando non sussiste alcuna possibilita' di recupero'.
Quanto alle polemiche sulle coppie di fatto, Anna Serafini ha aggiunto; 'l'importante e' non caricare di ideologia la richiesta contenuta nel programma elettorale'.
'E' dannoso e antiriformista enfatizzare la battaglia omosessuale o trasformarla nella carta d'identita' della legge. E non perche' le coppie omosessuali debbano restare fuori dal provvedimento, ma perche', come e' bene che lo Stato riconosca dei diritti senza eccepire sui gusti o le tendenze di chi piu' ne trae beneficio, allo stesso modo e' bene che i beneficiari non cerchino una rivalsa ideologica. Questo, per me, e' un approccio riformista e liberal, tutt'altro che moderato'.
"Credo che un onesto dialogo e un costruttivo confronto secondo il metodo dei cattolici adulti dell'Unione potra' portare a soluzioni accettabili da tutti i cattolici dell'Unione, compresi i 'teodem', anche nella prospettiva dei valori generali sostanzialmente cristiani portati avanti dall'Unione stessa e dal suo governo". E' un passaggio della lettera che il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha scritto al direttore de "Il Riformista", apparsa sul giornale di oggi. "Non sara' difficile- continua Cossiga- trovare un modello nelle giuridicamente assai curate leggi del Terzo Reich germanico. Rimarranno ad opporsi e a condannare- spiega il senatore a vita- pochi 'cattolici infanti' della Casa delle liberta' o indipendenti come me. La Conferenza episcopale italiana dovra' certamente acconciarsi a evitare un male maggiore".
Secondo Cossiga "il coraggio, certo confortato dall'avviso del ministro dell'Interno e del capo della polizia, del questore ed in particolare modo del capo della squadra mobile e del dirigente della sezione omicidi della questura di Roma, di non fare rapporto all'autorita' giudiziaria per l'eutanasia praticata da un medico su richiesta dell'interessato, nei confronti del dottor Welby e- sottolinea l'ex presidente della Repubblica- la decisione della procura della repubblica di Roma di non promuovere in questo caso l'esercizio dell'azione penale nei confronti di questo medico e di chi con lui abbia eventualmente collaborato, cancellano dall'agenda del governo e della maggioranza un delicato problema. Quello- conclude Cossiga- della legalizzazione dell'eutanasia che non poco avrebbe potuto turbare la Margherita".
"La magistratura e l'ordine dei medici procedano, senza porre ulteriore tempo in mezzo, nei confronti dei responsabili dell'assassinio di Welby". Lo chiede Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale per le politiche della famiglia di An. "Oltre ad essere immediatamente incriminato dalla magistratura (l'azione penale e' obbligatoria), assieme ai mandanti radicali (che si dicono gandhiani e non violenti ma hanno commesso un atto di profonda violenza), per violazione degli articoli 579 ("omicidio del consenziente") e 580 ("istigazione o aiuto al suicidio") del codice penale, l'autore materiale del gesto di avvelenare e poi soffocare Welby staccandogli la spina, che- spiega il parlamentare di An- e' un medico, deve essere subito radiato dall'ordine dei medici".
"Quel medico, infatti- spiega l'esponente di An- ha violato, ha calpestato, sia il giuramento d'Ippocrate, sia il codice deontologico della professione medica, che vietano sia l'eutanasia (attiva, passiva od omissiva che dir si voglia), sia il suicidio assistito: vietano, cioe', di dare, di provocare la morte del malato, anche dietro sua richiesta. E lo ha fatto proprio nel giorno in cui la piu' alta autorita' sanitaria (il Css) aveva affermato che quello a cui era sottoposto Welby non era accanimento terapeutico".
In 'ogni relazione di cura, unica e irripetibile, il diritto del paziente all'autodeterminazione trova due limiti etici e giuridici: l'indisponibilita' della vita come bene primario tutelato e la coscienza del medico che e' espressione della sua autonomia a garanzia del paziente stesso'. Per il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco, questi limiti sono e restano alla base del no all'eutanasia e, sull'altro piatto della bilancia, all'accanimento terapeutico.
Questi limiti, spiega infatti Bianco riflettendo sull'insegnamento da trarre dal caso Welby, 'sono stati e restano, per un medico, un ostacolo insuperabile non solo in ogni scelta volta a provocare o favorire la fine di una vita, anche se espressamente e consapevolmente richiesta dal paziente, ma anche nel perseverare in terapie inutili, perche' sproporzionate rispetto ai prevedibili esiti della malattia e incapaci di dare sollievo e dignita' alla sofferenza di fine vita. Tra questi confini si muovono le nostre quotidiane e ordinarie azioni professionali, per interpretare le tante piccole e grandi storie di sofferenze a cui e' nostro dovere offrire sempre e comunque una proposta di aiuto', prosegue ricordando che la deontologia professionale e' 'un insieme di principi e valori che non abbiamo raccolto chissa' dove, ma dentro le infinite storie che costellano la nostra quotidiana azione di tutela'.
'Dobbiamo rendere possibile e concreta, con ogni mezzo questa straordinaria funzione di aiuto che compete a tutti i soggetti di cura e va rivolta ai pazienti e alle famiglie, sollevando il loro dolore, riempiendo le loro solitudini, dando loro le certezze possibili alle angosce del futuro, per dare un opportunita' in piu' di scegliere come vivere con dignita' la propria morte. Credo che, anche questo, sia quanto Piergiorgio Welby ha voluto lasciarci'.
'La pieta' che tutti dobbiamo avere per Piergiorgio Welby e per le sue sofferenze deve accompagnarsi alla pieta' che e' doveroso nutrire verso tanti altri malati, di estrema fragilita' fisica e psichica, che hanno il diritto di aspettarsi dal sistema sanitario e da ciascuno di noi parole di vita e non di morte, di prossimita' e non di abbandono, di speranza e non di disperazione necrofila'.
E' quanto scrive il presidente onorario del Comitato Nazionale di Bioetica, Francesco D'Agostino, in un articolo sulla vicenda Welby pubblicato sull'Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede.
'Quello che davvero ci ha insegnato il caso Welby e' che la bioetica ha una dimensione antropologica, in cui si sintetizzano questioni sociali e coesistenziali di tipo etico, religioso, simbolico, irriducibili alla logica degli interessi sociali, di cui essenzialmente la politica si fa carico'. 'La prova - spiega - si ha in quegli ordinamenti in cui la legalizzazione dell'eutanasia volontaria, nel nome del rispetto che si dovrebbe avere nei confronti dei pazienti, qualora manifestassero una consapevole volonta' di morire, ha prodotto come effetto l'attivazione di un controllo burocratico sulla fine della vita umana, che si e' lentamente esteso fino a coinvolgere i malati psichiatrici, i malati anziani cronici e perfino (col cosiddetto protocollo di Groeningen) i neonati portatori di handicap'.
Nel lungo articolo, D'Agostino elenca le questioni sollevate dalla 'campagna mediatica' su Welby sottolineando che essa 'e' stata condotta strumentalizzando indebitamente un caso terribile e pietoso'.
'La vita e' sacra e va protetta fino alla fine, evitando l'accanimento terapeutico, ma non abbandonando le strade che sono lecite per preservarla'. Cosi' il senatore dell'UDC Antonio De Poli si esprime sul caso Welby.
'Avrei ritenuto piu' etico - continua il senatore dell'UDC - aiutare quest'uomo a vivere un'esistenza serena cercando di rimuovere ostacoli psicologici che gli hanno fatto desiderare una morte prematura'. 'Non ci sono condizioni in cui la vita non valga la pena di essere vissuta, e' un dono che ci e' stato fatto e che va oltre l'immobilita' fisica o impedimenti che apparentemente possono renderla insopportabile', conclude De Poli. 'L'errore che e' stato fatto - conclude - e' stato quello di aver abbandonato Welby alla sua scelta e questo per me e' imperdonabile per una societa' che dovrebbe invece essere vicino a chi si trova in difficolta''.
'Spero che Prodi voglia riconoscere il diritto costituzionale all'interruzione dei trattamenti medici e che il riferimento alla scelta di Giovanni Paolo Secondo di interrompere i suoi trattamenti, sia una conferma in questa direzione'. Cosi' il co-presidente dell' Associazione Coscioni, Marco Cappato, commentando il riferimento di Prodi alla morte di Papa Wojtyla, a margine del comitato straordinario dei radicali.
'Sull'eutanasia oggi vi e' applicata una sola legge, che punisce fino a 15 anni di carcere considerando l'eutanasia un suicidio assistito o un omicidio del consenziente. Una legge o una depenalizzazione - dice Cappato - servirebbe per distinguere un omicidio da quello che Don Verze' ha definito un atto d'amore'.
'Da Prodi una risposta strana a una domanda inopportuna. Sui funerali di Welby meglio un comment'.
E' il commento di Francesco Giro, deputato di Forza Italia, alla domanda rivolta al presidente del Consiglio Prodi sull' opportunita' o meno del rifiuto, da parte del Vicariato di Roma, ai funerali religiosi per Piergiorgio Welby.
'Chiedere al premier cosa pensasse della decisione del Vicariato di Roma - prosegue Giro - e' parso inopportuno ma anche la risposta sembrava calcolata e risentire forse dell'eccessiva polemica su una scelta che appartiene al libero magistero della Chiesa, altrimenti non si capirebbe perche' un rito si definisce 'religioso' e perche' e' diverso da una qualsiasi altra iniziativa che religiosa non e''.
Come avrebbe dovuto rispondere Prodi? Bastava cavarsela con un semplice 'no comment secco e autorevole', conclude il parlamentare azzurro.
La decisione di Bianchi e' arrivata dopo un'audizione di Riccio durata circa tre ore, dalle 18:30 alle 21:30 di ieri sera. Faccia a faccia sul cui contenuto c'e' riserbo ma che e' stato definito 'sereno, pacato, libero da pregiudizi e molto puntuale'.
Cosi' il presidente dell'Ordine, che e' direttore sanitario dell'ospedale di Piacenza, si e' preso 48 ore di tempo per fissare la data di convocazione della Commissione di disciplina.
Convocazione che molto probabilmente avverra' nel giro di una decina di giorni, quindi subito dopo le vacanze per queste festivita'. 'E' un atto necessario per capire cosa e' accaduto e quali sono stati i comportamenti del dottor Riccio rispetto alle norme del nostro codice deontologico'.
Il presidente dell'Ordine davanti a telecamere e taccuini ha sottolineato che anche la decisione che assumera' la magistratura non sara' 'marginale' rispetto alle mosse dell'Ordine dei Medici, pur precisando che si tratta di due fronti completamente diversi: 'Perche' noi valutiamo la violazione del codice deontologico e non penale'. La decisione di stasera e' un atto necessario perche', ha sottolineato Bianchi, 'ritengo che su una tematica come questa ci debba essere la piena valutazione della Commissione di disciplina. Non posso essere io da solo a decidere se archiviare o no'.
Con la sua decisione fara' scuola? 'Non e' certamente nelle mie intenzioni e aspirazioni. Il mio compito, non facile, e' di valutare con estrema serenita' l'operato di un medico in una situazione sicuramente complessa e controversa tant'e' che sta dividendo il paese'.
Riccio al termine dell'audizione ha ripetuto di essere sempre 'sereno'. Le stesse parole che aveva detto all'arrivo, quando tra le mani stringeva un fascicoletto: il 'diario' firmato da lui, dalla moglie e dalla sorella di Welby, da Marco Pannella e Marco Cappato dove ha descritto 'le manovre, le procedure e la terapia che ho fatto per soddisfare la richiesta del signor Piergiorgio Welby'. Si tratta di una copia della cartella clinica che ha consegnato al presidente e che riporta puntualmente quanto e' accaduto. 'Credo che il percorso che ho seguito - aveva detto - sia un percorso di legalita', ne sono convinto, e spero che cio' venga confermato dall'inchiesta della Procura di Roma e anche dall' Ordine dei medici'.
Alla fine si e' limitato a ripetere: 'Sono convinto di aver agito nella legalita' e credo che gli sviluppi della vicenda lo dimostreranno'. L'anestesista rianimatore, che domani sara' regolarmente in servizio all'ospedale di Cremona, si e' detto convinto che questo 'sara' un caso su cui ci saranno delle riflessioni ed e' probabile che condizionera' altri casi. Sara' un caso di scuola'.
PRODI: NE' ACCANIMENTO NE' EUTANASIA 'Sono contrario all'eutanasia e all'accanimento terapeutico che diventa una forma di angoscia in molti casi'. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Romano Prodi, nel corso della conferenza stampa di fine anno, intervenendo a proposito del caso Welby. Dopo il ministro della Salute Livia Turco, il segretario dei Ds Piero Fassino, nonche' tutti i leader della Cdl, il Premier fa sue le posizioni espresse dal Papa, dalla Conferenza episcopale italiana e dalle associazioni cattoliche quali Amci e Scienza & Vita. Questo proprio mentre i sondaggi segnalano quotidianamente che la maggioranza degli italiani, anche cattolici, e' favorevole invece alla legalizzazione dell'eutanasia.
'Credo che il dolore umano vada rispettato e non strumentalizzato. Non e' un problema legislativo, e' un problema di costume. Vi prego -ha detto, rivolgendosi ai giornalisti -di usare delicatezza'.
Sul rifiuto da parte del Vaticano di celebrare funerali religiosi dopo la morte di Piergiorgio Welby, il premier ha concluso: 'Credo nella grandezza della misericordia di Dio'.
ALTRI COMMENTI
"Celebrare i funerali di Piergiorgio Welby per spiegare a tutti le ragioni del senso cristiano della vita era una scommessa da accettare. Magari con ratzingeriana chiarezza e coraggio": ne è convinto il quotidiano 'Europa' che con un editoriale di Vladimir afferma: "Le chiese con le porte chiuse non ci piacciono".
Per il quotidiano della Margherita -che ribadisce "il nostro rifiuto per questo perverso idealismo necrofilo che i nostri fratelli radicali continuano a spacciare per diritto e libertà"- il comunicato del Vicariato di Roma che spiegava le ragioni del rifiuto di esequie religiose "poteva trovare parole meno asettiche e più fraterne per il battezzato Piergiorgio Welby".
'Vedo un rischio enorme, che all'integralismo si risponda con il laicismo. Abbiamo bisogno di una concezione della laicita' che permetta di tutelare i diritti individuali senza lacerare la societa'. Su coppie di fatto, procreazione assistita, testamento biologico, la nostra guida e' trovare il terreno piu' avanzato di mediazione, eliminando qualsiasi tentazione di procedere a colpi di maggioranza. Servono compromessi: non ho paura di questa parola'. Lo ha dichiarato la senatrice Anna Serafini (Ds) in un colloquio con 'Il Riformista'.
'Le parole di Welby andavano ascoltate, ma non mi piace il risvolto politico e ideologico che ha preso questa vicenda personale. Quello che prevale in me e' un sentimento di umana pieta'.
E' mancata l'umana pieta'. Il confine tra eutanasia e accanimento terapeutico puo' esser labile, ma invece e' forte. Abbiamo bisogno di una legge che consenta a ciascuno di dichiarare anticipatamente la propria volonta' di non essere piu' curato quando non sussiste alcuna possibilita' di recupero'.
Quanto alle polemiche sulle coppie di fatto, Anna Serafini ha aggiunto; 'l'importante e' non caricare di ideologia la richiesta contenuta nel programma elettorale'.
'E' dannoso e antiriformista enfatizzare la battaglia omosessuale o trasformarla nella carta d'identita' della legge. E non perche' le coppie omosessuali debbano restare fuori dal provvedimento, ma perche', come e' bene che lo Stato riconosca dei diritti senza eccepire sui gusti o le tendenze di chi piu' ne trae beneficio, allo stesso modo e' bene che i beneficiari non cerchino una rivalsa ideologica. Questo, per me, e' un approccio riformista e liberal, tutt'altro che moderato'.
"Credo che un onesto dialogo e un costruttivo confronto secondo il metodo dei cattolici adulti dell'Unione potra' portare a soluzioni accettabili da tutti i cattolici dell'Unione, compresi i 'teodem', anche nella prospettiva dei valori generali sostanzialmente cristiani portati avanti dall'Unione stessa e dal suo governo". E' un passaggio della lettera che il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha scritto al direttore de "Il Riformista", apparsa sul giornale di oggi. "Non sara' difficile- continua Cossiga- trovare un modello nelle giuridicamente assai curate leggi del Terzo Reich germanico. Rimarranno ad opporsi e a condannare- spiega il senatore a vita- pochi 'cattolici infanti' della Casa delle liberta' o indipendenti come me. La Conferenza episcopale italiana dovra' certamente acconciarsi a evitare un male maggiore".
Secondo Cossiga "il coraggio, certo confortato dall'avviso del ministro dell'Interno e del capo della polizia, del questore ed in particolare modo del capo della squadra mobile e del dirigente della sezione omicidi della questura di Roma, di non fare rapporto all'autorita' giudiziaria per l'eutanasia praticata da un medico su richiesta dell'interessato, nei confronti del dottor Welby e- sottolinea l'ex presidente della Repubblica- la decisione della procura della repubblica di Roma di non promuovere in questo caso l'esercizio dell'azione penale nei confronti di questo medico e di chi con lui abbia eventualmente collaborato, cancellano dall'agenda del governo e della maggioranza un delicato problema. Quello- conclude Cossiga- della legalizzazione dell'eutanasia che non poco avrebbe potuto turbare la Margherita".
"La magistratura e l'ordine dei medici procedano, senza porre ulteriore tempo in mezzo, nei confronti dei responsabili dell'assassinio di Welby". Lo chiede Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale per le politiche della famiglia di An. "Oltre ad essere immediatamente incriminato dalla magistratura (l'azione penale e' obbligatoria), assieme ai mandanti radicali (che si dicono gandhiani e non violenti ma hanno commesso un atto di profonda violenza), per violazione degli articoli 579 ("omicidio del consenziente") e 580 ("istigazione o aiuto al suicidio") del codice penale, l'autore materiale del gesto di avvelenare e poi soffocare Welby staccandogli la spina, che- spiega il parlamentare di An- e' un medico, deve essere subito radiato dall'ordine dei medici".
"Quel medico, infatti- spiega l'esponente di An- ha violato, ha calpestato, sia il giuramento d'Ippocrate, sia il codice deontologico della professione medica, che vietano sia l'eutanasia (attiva, passiva od omissiva che dir si voglia), sia il suicidio assistito: vietano, cioe', di dare, di provocare la morte del malato, anche dietro sua richiesta. E lo ha fatto proprio nel giorno in cui la piu' alta autorita' sanitaria (il Css) aveva affermato che quello a cui era sottoposto Welby non era accanimento terapeutico".
In 'ogni relazione di cura, unica e irripetibile, il diritto del paziente all'autodeterminazione trova due limiti etici e giuridici: l'indisponibilita' della vita come bene primario tutelato e la coscienza del medico che e' espressione della sua autonomia a garanzia del paziente stesso'. Per il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco, questi limiti sono e restano alla base del no all'eutanasia e, sull'altro piatto della bilancia, all'accanimento terapeutico.
Questi limiti, spiega infatti Bianco riflettendo sull'insegnamento da trarre dal caso Welby, 'sono stati e restano, per un medico, un ostacolo insuperabile non solo in ogni scelta volta a provocare o favorire la fine di una vita, anche se espressamente e consapevolmente richiesta dal paziente, ma anche nel perseverare in terapie inutili, perche' sproporzionate rispetto ai prevedibili esiti della malattia e incapaci di dare sollievo e dignita' alla sofferenza di fine vita. Tra questi confini si muovono le nostre quotidiane e ordinarie azioni professionali, per interpretare le tante piccole e grandi storie di sofferenze a cui e' nostro dovere offrire sempre e comunque una proposta di aiuto', prosegue ricordando che la deontologia professionale e' 'un insieme di principi e valori che non abbiamo raccolto chissa' dove, ma dentro le infinite storie che costellano la nostra quotidiana azione di tutela'.
'Dobbiamo rendere possibile e concreta, con ogni mezzo questa straordinaria funzione di aiuto che compete a tutti i soggetti di cura e va rivolta ai pazienti e alle famiglie, sollevando il loro dolore, riempiendo le loro solitudini, dando loro le certezze possibili alle angosce del futuro, per dare un opportunita' in piu' di scegliere come vivere con dignita' la propria morte. Credo che, anche questo, sia quanto Piergiorgio Welby ha voluto lasciarci'.
'La pieta' che tutti dobbiamo avere per Piergiorgio Welby e per le sue sofferenze deve accompagnarsi alla pieta' che e' doveroso nutrire verso tanti altri malati, di estrema fragilita' fisica e psichica, che hanno il diritto di aspettarsi dal sistema sanitario e da ciascuno di noi parole di vita e non di morte, di prossimita' e non di abbandono, di speranza e non di disperazione necrofila'.
E' quanto scrive il presidente onorario del Comitato Nazionale di Bioetica, Francesco D'Agostino, in un articolo sulla vicenda Welby pubblicato sull'Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede.
'Quello che davvero ci ha insegnato il caso Welby e' che la bioetica ha una dimensione antropologica, in cui si sintetizzano questioni sociali e coesistenziali di tipo etico, religioso, simbolico, irriducibili alla logica degli interessi sociali, di cui essenzialmente la politica si fa carico'. 'La prova - spiega - si ha in quegli ordinamenti in cui la legalizzazione dell'eutanasia volontaria, nel nome del rispetto che si dovrebbe avere nei confronti dei pazienti, qualora manifestassero una consapevole volonta' di morire, ha prodotto come effetto l'attivazione di un controllo burocratico sulla fine della vita umana, che si e' lentamente esteso fino a coinvolgere i malati psichiatrici, i malati anziani cronici e perfino (col cosiddetto protocollo di Groeningen) i neonati portatori di handicap'.
Nel lungo articolo, D'Agostino elenca le questioni sollevate dalla 'campagna mediatica' su Welby sottolineando che essa 'e' stata condotta strumentalizzando indebitamente un caso terribile e pietoso'.
'La vita e' sacra e va protetta fino alla fine, evitando l'accanimento terapeutico, ma non abbandonando le strade che sono lecite per preservarla'. Cosi' il senatore dell'UDC Antonio De Poli si esprime sul caso Welby.
'Avrei ritenuto piu' etico - continua il senatore dell'UDC - aiutare quest'uomo a vivere un'esistenza serena cercando di rimuovere ostacoli psicologici che gli hanno fatto desiderare una morte prematura'. 'Non ci sono condizioni in cui la vita non valga la pena di essere vissuta, e' un dono che ci e' stato fatto e che va oltre l'immobilita' fisica o impedimenti che apparentemente possono renderla insopportabile', conclude De Poli. 'L'errore che e' stato fatto - conclude - e' stato quello di aver abbandonato Welby alla sua scelta e questo per me e' imperdonabile per una societa' che dovrebbe invece essere vicino a chi si trova in difficolta''.
'Spero che Prodi voglia riconoscere il diritto costituzionale all'interruzione dei trattamenti medici e che il riferimento alla scelta di Giovanni Paolo Secondo di interrompere i suoi trattamenti, sia una conferma in questa direzione'. Cosi' il co-presidente dell' Associazione Coscioni, Marco Cappato, commentando il riferimento di Prodi alla morte di Papa Wojtyla, a margine del comitato straordinario dei radicali.
'Sull'eutanasia oggi vi e' applicata una sola legge, che punisce fino a 15 anni di carcere considerando l'eutanasia un suicidio assistito o un omicidio del consenziente. Una legge o una depenalizzazione - dice Cappato - servirebbe per distinguere un omicidio da quello che Don Verze' ha definito un atto d'amore'.
'Da Prodi una risposta strana a una domanda inopportuna. Sui funerali di Welby meglio un comment'.
E' il commento di Francesco Giro, deputato di Forza Italia, alla domanda rivolta al presidente del Consiglio Prodi sull' opportunita' o meno del rifiuto, da parte del Vicariato di Roma, ai funerali religiosi per Piergiorgio Welby.
'Chiedere al premier cosa pensasse della decisione del Vicariato di Roma - prosegue Giro - e' parso inopportuno ma anche la risposta sembrava calcolata e risentire forse dell'eccessiva polemica su una scelta che appartiene al libero magistero della Chiesa, altrimenti non si capirebbe perche' un rito si definisce 'religioso' e perche' e' diverso da una qualsiasi altra iniziativa che religiosa non e''.
Come avrebbe dovuto rispondere Prodi? Bastava cavarsela con un semplice 'no comment secco e autorevole', conclude il parlamentare azzurro.
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