Italia. Ospedali non condividono rapporto del Tribunale del Malato sulla cura del dolore
Gli ospedali non ci stanno e difendono il loro livello di attenzione alle terapie del dolore. Sentiti i responsabili di alcuni grandi nosocomi di Roma, il coro e' unanime: "Facciamo tanto per i pazienti, non e' vero che questo tema ci vede impreparati". Prendono cosi' le distanze dal rapporto di Cittadinanzattiva - Tribunale per i diritti del malato, diffuso oggi, che fotografa una situazione italiana poco adeguata del rispetto della carta dei diritti sul dolore: su un campione di 33 Asl, infatti, secondo l'indagine meno del 10% e' in grado di coprire tutti i livelli di terapia del dolore. Il 16% delle aziende sono risultate del tutto sprovviste di servizi organizzati. Oltre il 36% delle strutture, inoltre, non ha ancora istituito i 'comitati senza dolore' previsti dalle linee guida del 2001.
"Nel nostro policlinico c'e' un livello buono e una sensibilita' particolare alla cura del dolore", sottolinea Rosanna Cerbo, responsabile del Centro di medicina del dolore 'Enzo Borzomati' del Policlinico Umberto I. "Ci occupiamo del problema a livello multidisciplinare e il nostro centro e' inserito nel pronto soccorso. Siamo gli unici in Italia- aggiunge poi- ad affrontare con urgenza il dolore delle cefalee. Certo, servirebbe piu' personale, ma questo e' un problema grave anche di altri ospedali".
Per esempio, per seguire infiltrazioni anti-dolore, spiega Cerbo, "serve personale adeguato e non sempre basta". Il problema italiano, secondo la responsabile del Centro medicina del dolore dell'Umberto I di Roma, e' soprattutto culturale. "Terapia del dolore non significa soltanto la cura del dolore neoplastico, come molti ancora pensano- spiega la responsabile- ma vuol dire anche intervenire, in maniera piu' globale, anche sui dolori della diagnostica". E fa un altro esempio: "Una colon-retto-scopia e' molto dolorosa, eppure il piu' delle volte viene eseguita senza anestesia. Per non parlare dei traumatizzati- conclude Cerbo- che in Italia vengono lasciati in lunga attesa al pronto soccorso senza anti-dolorifici".
Anche al policlinico Gemelli la situazione della cura del dolore appare rosea. "Abbiamo un livello che definirei di eccellenza", sostiene Domenico Camaioni, anestesista e docente di Terapia del dolore alla clinica Columbus del Gemelli. "Dall'oncologia, alle cefalee, ai dolori cronici: copriamo tutto l'arco delle applicazioni. Utilizziamo i farmaci necessari, dagli oppiacei deboli e forti, alle tecniche infiltrative".
Al Gemelli e alla Columbus, spiega il docente, ci sono due ambulatori accessibili anche agli esterni, per tre volte la settimana. "Ogni anno riceviamo 3 mila visite ambulatoriali e forniamo 2 mila consulenze esterne. Inoltre, effettuiamo dai quattro ai 600 parti all'anno in anestesia". All'ospedale San Camillo c'e' il comitato istituito nell'ambito del progetto 'Ospedale senza dolore'. "Lo abbiamo creato un mese e mezzo fa ed e' presieduto da me -spiega Diamante Pacchiarini, direttore sanitario del San Camillo- ora occorre identificare i settori che piu' hanno bisogno di migliorare le prestazioni". E il direttore aggiunge: "Da qua a sei mesi contiamo di avere il quadro scientifico della situazione. Per il momento mi sono assicurato che tutti coloro che escono dalla sala operatoria siano muniti di 'elastomero', quel dispositivo che permette la somministrazione di terapie antidolorifiche".
Infine, per quanto riguarda la situazione all'ospedale Sandro Pertini, la direttrice sanitaria, Cesira Piscioneri, assicura che c'e' una "sensibilita' medio-buona". Certo e', pero', che non sono ancora stati istituiti i comitati 'Ospedale senza dolore': "Ci stiamo organizzando e' solo un problema aziendale".
"Nel nostro policlinico c'e' un livello buono e una sensibilita' particolare alla cura del dolore", sottolinea Rosanna Cerbo, responsabile del Centro di medicina del dolore 'Enzo Borzomati' del Policlinico Umberto I. "Ci occupiamo del problema a livello multidisciplinare e il nostro centro e' inserito nel pronto soccorso. Siamo gli unici in Italia- aggiunge poi- ad affrontare con urgenza il dolore delle cefalee. Certo, servirebbe piu' personale, ma questo e' un problema grave anche di altri ospedali".
Per esempio, per seguire infiltrazioni anti-dolore, spiega Cerbo, "serve personale adeguato e non sempre basta". Il problema italiano, secondo la responsabile del Centro medicina del dolore dell'Umberto I di Roma, e' soprattutto culturale. "Terapia del dolore non significa soltanto la cura del dolore neoplastico, come molti ancora pensano- spiega la responsabile- ma vuol dire anche intervenire, in maniera piu' globale, anche sui dolori della diagnostica". E fa un altro esempio: "Una colon-retto-scopia e' molto dolorosa, eppure il piu' delle volte viene eseguita senza anestesia. Per non parlare dei traumatizzati- conclude Cerbo- che in Italia vengono lasciati in lunga attesa al pronto soccorso senza anti-dolorifici".
Anche al policlinico Gemelli la situazione della cura del dolore appare rosea. "Abbiamo un livello che definirei di eccellenza", sostiene Domenico Camaioni, anestesista e docente di Terapia del dolore alla clinica Columbus del Gemelli. "Dall'oncologia, alle cefalee, ai dolori cronici: copriamo tutto l'arco delle applicazioni. Utilizziamo i farmaci necessari, dagli oppiacei deboli e forti, alle tecniche infiltrative".
Al Gemelli e alla Columbus, spiega il docente, ci sono due ambulatori accessibili anche agli esterni, per tre volte la settimana. "Ogni anno riceviamo 3 mila visite ambulatoriali e forniamo 2 mila consulenze esterne. Inoltre, effettuiamo dai quattro ai 600 parti all'anno in anestesia". All'ospedale San Camillo c'e' il comitato istituito nell'ambito del progetto 'Ospedale senza dolore'. "Lo abbiamo creato un mese e mezzo fa ed e' presieduto da me -spiega Diamante Pacchiarini, direttore sanitario del San Camillo- ora occorre identificare i settori che piu' hanno bisogno di migliorare le prestazioni". E il direttore aggiunge: "Da qua a sei mesi contiamo di avere il quadro scientifico della situazione. Per il momento mi sono assicurato che tutti coloro che escono dalla sala operatoria siano muniti di 'elastomero', quel dispositivo che permette la somministrazione di terapie antidolorifiche".
Infine, per quanto riguarda la situazione all'ospedale Sandro Pertini, la direttrice sanitaria, Cesira Piscioneri, assicura che c'e' una "sensibilita' medio-buona". Certo e', pero', che non sono ancora stati istituiti i comitati 'Ospedale senza dolore': "Ci stiamo organizzando e' solo un problema aziendale".
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