Italia. Gli ostacoli alla salute per gli immigrati
I problemi esistenti nel rapporto immigrati-sanita' sono principalmente tre: barriere linguistiche, mancanza di studi scientifici osservazionali sulle popolazioni straniere e diffusione delle medicine tradizionali in Italia. E' quanto emerso oggi nel corso del convegno 'Nonsolocuore, opinioni a confronto', organizzato dalla Cardiologia dell'ospedale San Paolo di Savona e dalla Medicina dell'ente ospedaliero Galliera di Genova.
'Il primo problema che si verifica negli ospedali e' quello di capire i pazienti che spesso non parlano la nostra lingua - afferma Paolo Bellotti, primario di cardiologia a Savona e promotore del convegno -. Per questo motivo molte strutture regionali si sono dotate di manuali basici di traduzione tra l'italiano e le lingue piu' usate come lo spagnolo o il cinese'.
'Dal punto di vista scientifico farmacologico, invece - prosegue -, siamo davvero molto indietro. I grandi studi scientifici internazionali per validare i farmaci, infatti, si fanno su popolazioni selezionate, e nella stragrande maggioranza dei casi i campioni sono di origine o europea o americana.
Stiamo quindi usando parametri validi per la nostra popolazione anche sulle altre etnie, senza avere dati scientifici certi. In ultimo e' certo che non si conosce fino in fondo la reale efficacia di medicine tradizionali straniere applicate in Italia'.
Secondo gli esperti la maggioranza degli immigrati, regolari ed irregolari, si ammala dopo il loro arrivo in Italia. Il migrante per motivi di lavoro e' portatore di un 'patrimonio di salute': nella maggior parte dei casi infatti il suo viaggio e' stato il risultato di una scelta e di un investimento molto importante per il gruppo da cui proviene.
Generalmente all' arrivo non ha sintomi particolari. Sono le condizioni lavorative e ambientali a determinare l'insorgenza di nuove malattie o l'aggravamento di quelle preesistenti inizialmente asintomatiche. Gli esempi piu' comuni sono l'asma, la tubercolosi e le broncopneumopatie.
Dal punto di vista diagnostico, hanno sostenuto i partecipanti al convegno, questi pazienti immigrati non presentano quadri clinici ben definiti. Occorre quindi introdurre nella pratica clinica elementi nuovi recuperando un approccio alla persona piuttosto che al singolo sintomo.
Uno dei settori della sanita' pubblica che viene piu' spesso a contatto degli altri con le persone straniere e' quello dei consultori familiari e ostetrico-ginecologici. In assoluto in Italia quasi il 40 per cento dei ricoveri di donne immigrate e' riconducibile a questa tipologia. Collegato a questo dato, il 56 per cento dei ricoveri in day hospital per immigrate irregolari (fonte Dossier Immigrazione Caritas 2005) e' dovuto a interruzioni di gravidanza indotte.
'Il primo problema che si verifica negli ospedali e' quello di capire i pazienti che spesso non parlano la nostra lingua - afferma Paolo Bellotti, primario di cardiologia a Savona e promotore del convegno -. Per questo motivo molte strutture regionali si sono dotate di manuali basici di traduzione tra l'italiano e le lingue piu' usate come lo spagnolo o il cinese'.
'Dal punto di vista scientifico farmacologico, invece - prosegue -, siamo davvero molto indietro. I grandi studi scientifici internazionali per validare i farmaci, infatti, si fanno su popolazioni selezionate, e nella stragrande maggioranza dei casi i campioni sono di origine o europea o americana.
Stiamo quindi usando parametri validi per la nostra popolazione anche sulle altre etnie, senza avere dati scientifici certi. In ultimo e' certo che non si conosce fino in fondo la reale efficacia di medicine tradizionali straniere applicate in Italia'.
Secondo gli esperti la maggioranza degli immigrati, regolari ed irregolari, si ammala dopo il loro arrivo in Italia. Il migrante per motivi di lavoro e' portatore di un 'patrimonio di salute': nella maggior parte dei casi infatti il suo viaggio e' stato il risultato di una scelta e di un investimento molto importante per il gruppo da cui proviene.
Generalmente all' arrivo non ha sintomi particolari. Sono le condizioni lavorative e ambientali a determinare l'insorgenza di nuove malattie o l'aggravamento di quelle preesistenti inizialmente asintomatiche. Gli esempi piu' comuni sono l'asma, la tubercolosi e le broncopneumopatie.
Dal punto di vista diagnostico, hanno sostenuto i partecipanti al convegno, questi pazienti immigrati non presentano quadri clinici ben definiti. Occorre quindi introdurre nella pratica clinica elementi nuovi recuperando un approccio alla persona piuttosto che al singolo sintomo.
Uno dei settori della sanita' pubblica che viene piu' spesso a contatto degli altri con le persone straniere e' quello dei consultori familiari e ostetrico-ginecologici. In assoluto in Italia quasi il 40 per cento dei ricoveri di donne immigrate e' riconducibile a questa tipologia. Collegato a questo dato, il 56 per cento dei ricoveri in day hospital per immigrate irregolari (fonte Dossier Immigrazione Caritas 2005) e' dovuto a interruzioni di gravidanza indotte.
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