Italia. Pakistana sgozzata perche' innamorata di un italiano
Il fidanzato di Hina Saleem, Giuseppe T., carpentiere di 33 anni, provato dal dolore per la tragica fine della ragazza, oggi pomeriggio ha dato in escandescenze nei confronti di alcuni immigrati davanti a un bar di via Milano a Brescia.
Il bar si trova nei pressi del locale in cui lavorava la ragazza pachistana, che conviveva con lui e che anche per questo e' stata uccisa. Il giovane, completamente sconvolto, si e' messo a inveire contro immigrati stranieri che passavano per strada. La scena si e' svolta sotto gli occhi di alcuni cronisti che intendevano parlargli.
Giuseppe T., visibilmente alterato, ha dapprima inveito contro le forze dell'ordine affermando di avere appreso dei fermi di quest'oggi solo dalla televisione.
Poi si e' scagliato con frasi sconnesse contro gli immigrati e i musulmani in particolare. "Se ne devono andare tutti - ha detto l'uomo - hanno ucciso la mia bambolina".
"L'uccisione della ventenne pakistana di Sarezzo riporta al centro dell'attenzione le problematiche connesse all'incontro - che troppo spesso rischia di trasformarsi in scontro - tra diversi modelli e stili di vita dentro una societa' che, anche a Brescia, si va caratterizzando sempre piu' come multiculturale. Man mano che cresce il numero degli immigrati presenti nel nostro Paese mostra tutti i suoi limiti quella concezione un po' idilliaca della societa' multietnica che la sinistra ha coltivato per un certo periodo. L'integrazione tra modelli religiosi e valoriali diversi, la multiculturalita', non e' un dato di fatto ne' lo sbocco obbligato di un processo "progressivo", quanto piuttosto un obiettivo difficile da raggiungere e che richiede di sciogliere un nodo fondamentale: il necessario rispetto per una cultura diversa non puo' tradursi nell'accettazione di comportamenti e pratiche lesive della dignita' umana, specialmente di quella della donna. D'altro canto neppure il ripiegamento integralista sui valori della cosiddetta tradizione cristiana, fatta coincidere ipso facto con i valori dell'Occidente, (penso a quanto sostengono, a destra, certi "atei devoti" come Marcello Pera), puo' essere la risposta giusta, in quanto contribuisce ad innalzare steccati tra "noi" e gli "altri" e rafforza i diversi fondamentalismi. L'unica via d'uscita, difficile ma a mio avviso obbligata, consiste nel lavorare per far crescere una cultura e un orientamento capaci di valorizzare al dimensione laica della convivenza civile e dello stato. Proprio una laicita' che riconosca i diritti fondamentali della persona, al di la' delle condizioni di nascita e delle opzioni etico-religiose di ciascuno, puo' costituire il denominatore comune di principi e diritti universali e il punto di incontro tra identita' etniche, culturali e religiose diverse che, nella loro diversita', si riconoscano e si legittimino reciprocamente". Lo afferma Francesco Tolotti, vicepresidente della Commissione Finanze e deputato bresciano de L'Ulivo.
Il bar si trova nei pressi del locale in cui lavorava la ragazza pachistana, che conviveva con lui e che anche per questo e' stata uccisa. Il giovane, completamente sconvolto, si e' messo a inveire contro immigrati stranieri che passavano per strada. La scena si e' svolta sotto gli occhi di alcuni cronisti che intendevano parlargli.
Giuseppe T., visibilmente alterato, ha dapprima inveito contro le forze dell'ordine affermando di avere appreso dei fermi di quest'oggi solo dalla televisione.
Poi si e' scagliato con frasi sconnesse contro gli immigrati e i musulmani in particolare. "Se ne devono andare tutti - ha detto l'uomo - hanno ucciso la mia bambolina".
"L'uccisione della ventenne pakistana di Sarezzo riporta al centro dell'attenzione le problematiche connesse all'incontro - che troppo spesso rischia di trasformarsi in scontro - tra diversi modelli e stili di vita dentro una societa' che, anche a Brescia, si va caratterizzando sempre piu' come multiculturale. Man mano che cresce il numero degli immigrati presenti nel nostro Paese mostra tutti i suoi limiti quella concezione un po' idilliaca della societa' multietnica che la sinistra ha coltivato per un certo periodo. L'integrazione tra modelli religiosi e valoriali diversi, la multiculturalita', non e' un dato di fatto ne' lo sbocco obbligato di un processo "progressivo", quanto piuttosto un obiettivo difficile da raggiungere e che richiede di sciogliere un nodo fondamentale: il necessario rispetto per una cultura diversa non puo' tradursi nell'accettazione di comportamenti e pratiche lesive della dignita' umana, specialmente di quella della donna. D'altro canto neppure il ripiegamento integralista sui valori della cosiddetta tradizione cristiana, fatta coincidere ipso facto con i valori dell'Occidente, (penso a quanto sostengono, a destra, certi "atei devoti" come Marcello Pera), puo' essere la risposta giusta, in quanto contribuisce ad innalzare steccati tra "noi" e gli "altri" e rafforza i diversi fondamentalismi. L'unica via d'uscita, difficile ma a mio avviso obbligata, consiste nel lavorare per far crescere una cultura e un orientamento capaci di valorizzare al dimensione laica della convivenza civile e dello stato. Proprio una laicita' che riconosca i diritti fondamentali della persona, al di la' delle condizioni di nascita e delle opzioni etico-religiose di ciascuno, puo' costituire il denominatore comune di principi e diritti universali e il punto di incontro tra identita' etniche, culturali e religiose diverse che, nella loro diversita', si riconoscano e si legittimino reciprocamente". Lo afferma Francesco Tolotti, vicepresidente della Commissione Finanze e deputato bresciano de L'Ulivo.
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