Italia. Parte a Cagliari il progetto Icaro per la prevenzione
Si chiama "progetto Icaro" ed e' destinato a far luce sul mondo dell'abuso delle cosiddette "nuove droghe" fra i giovani. L' iniziativa e' stata presentata a Cagliari dal prefetto Efisio Orru' alla presenza di tutti gli enti interessati al mondo giovanile.
Il progetto, curato a livello nazionale dal Dipartimento per le liberta' civili e l'immigrazione, interessa cinque province italiane ed e' articolato in tre fasi che si svilupperanno nell'arco di 12 mesi per analizzare un fenomeno che appare sempre piu' in crescita, come ha sottolineato il prefetto Orru'. "In provincia di Cagliari la fase di monitoraggio e' partita ad ottobre -ha spiegato il viceprefetto Maria Paola Pani, responsabile locale del progetto- e oggi abbiamo pubblicizzato i risultati della ricerca qualitativa e quantitativa sull'abuso delle nuove droghe nel territorio di Cagliari e zone limitrofe, prendendo in considerazione i luoghi di ritrovo frequentati dai giovani. Un'equipe di ricercatori dell'Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali di Roma che si e' aggiudicato l'appalto, ha intervistato 300 giovani che costituiscono un campione totalmente nuovo, che non proviene cioe' dalle segnalazioni degli organi di polizia, e rappresentativo. A questa prima fase seguira' quella didattico formativa, col coinvolgimento di tutti coloro che operano con e per i giovani. Ci sara', infine, una terza fase dedicata alla metodologia, per capire cosa dobbiamo fare per affrontare questo nuovo problema e con quali mezzi".
Dalle interviste, che dovranno essere ora analizzate, e' emerso che il primo contatto con le "nuove droghe", per lo piu' sintetiche, e' molto precoce ed interessa un'alta percentuale degli intervistati. In questo, secondo gli esperti, influirebbe molto la facilita' di assunzione (prevalentemente tramite pastiglie) e la convinzione che solo con eroina e cocaina, le sostanze stupefacenti tradizionali, si diventa dipendenti.
Spirito di emulazione e desiderio di "sballo" sarebbero le "molle" che portano a provare per la prima volta. Totale, invece, la disinformazione sui danni spesso irreversibili provocati da sostanze come l'ecstasy.
Attraverso l'indagine, gli esperti puntano ad individuare il profilo psicosociale del consumatore e ad approfondirne la conoscenza in modo da poter svolgere un'attivita' di prevenzione piu' incisiva. Le nuove conoscenze permetteranno anche di migliorare la formazione e l'aggiornamento degli operatori del territorio impegnati nel settore e sperimentare metodologie innovative e valutare nuove strategie per fronteggiare il fenomeno.
Il progetto, curato a livello nazionale dal Dipartimento per le liberta' civili e l'immigrazione, interessa cinque province italiane ed e' articolato in tre fasi che si svilupperanno nell'arco di 12 mesi per analizzare un fenomeno che appare sempre piu' in crescita, come ha sottolineato il prefetto Orru'. "In provincia di Cagliari la fase di monitoraggio e' partita ad ottobre -ha spiegato il viceprefetto Maria Paola Pani, responsabile locale del progetto- e oggi abbiamo pubblicizzato i risultati della ricerca qualitativa e quantitativa sull'abuso delle nuove droghe nel territorio di Cagliari e zone limitrofe, prendendo in considerazione i luoghi di ritrovo frequentati dai giovani. Un'equipe di ricercatori dell'Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali di Roma che si e' aggiudicato l'appalto, ha intervistato 300 giovani che costituiscono un campione totalmente nuovo, che non proviene cioe' dalle segnalazioni degli organi di polizia, e rappresentativo. A questa prima fase seguira' quella didattico formativa, col coinvolgimento di tutti coloro che operano con e per i giovani. Ci sara', infine, una terza fase dedicata alla metodologia, per capire cosa dobbiamo fare per affrontare questo nuovo problema e con quali mezzi".
Dalle interviste, che dovranno essere ora analizzate, e' emerso che il primo contatto con le "nuove droghe", per lo piu' sintetiche, e' molto precoce ed interessa un'alta percentuale degli intervistati. In questo, secondo gli esperti, influirebbe molto la facilita' di assunzione (prevalentemente tramite pastiglie) e la convinzione che solo con eroina e cocaina, le sostanze stupefacenti tradizionali, si diventa dipendenti.
Spirito di emulazione e desiderio di "sballo" sarebbero le "molle" che portano a provare per la prima volta. Totale, invece, la disinformazione sui danni spesso irreversibili provocati da sostanze come l'ecstasy.
Attraverso l'indagine, gli esperti puntano ad individuare il profilo psicosociale del consumatore e ad approfondirne la conoscenza in modo da poter svolgere un'attivita' di prevenzione piu' incisiva. Le nuove conoscenze permetteranno anche di migliorare la formazione e l'aggiornamento degli operatori del territorio impegnati nel settore e sperimentare metodologie innovative e valutare nuove strategie per fronteggiare il fenomeno.
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