Italia. Del Pennino: non fate cadere nel vuoto le speranze e gli appelli
In una lettera indirizzata alla specifica rubrica gestita sul quotidiano "Corriere della Sera" da Paolo Mieli, il 16 marzo, il senatore del Pri Antonio del Pennino ha fatto il punto della situazione per quanto riguarda la ricerca scientifica e le biotecnologie in Italia. Ne riportiamo di seguito i punti salienti.
Mercoledi' scorso il presidente del Consiglio ha rivelato che, fra i molti mali di cui soffre il nostro sistema di ricerca, quello del mancato collegamento con il mondo dell'industria e' uno dei piu' gravi, affermando che: "urge un preciso intervento del Governo e del Parlamento per collegare la ricerca pubblica a quella privata". Ma in questi giorni, quasi a voler contraddire le sue indicazioni, il Senato si accinge ad approvare un disegno di legge di recepimento della direttiva sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche che uno schieramento trasversale, che va dai Verdi e dalla Margherita a vastissimi settori della maggioranza, ha profondamente modificato rispetto al testo che il Governo aveva presentato alla Camera, introducendo norme piu' restrittive di quelle contenute nella direttiva comunitaria, norme che rischiano di tradursi in una riduzione della liberta' di ricerca nel nostro Paese. [.]
Si stabilisce l'esclusione della brevettabilita' delle invenzioni basate su ogni utilizzazione di embrioni umani, incluse le linee di cellule staminali embrionali umane. Sul punto, invece, la direttiva parlava di divieto di utilizzazione di embrioni umani a fini industriali e commerciali. E la Convenzione di Oviedo, richiamata nel testo del disegno di legge, prevede la proibizione di costituzione di embrioni umani ai fini esclusivi di ricerca: non anche l'utilizzazione per la ricerca di embrioni gia' prodotti.
Una soluzione rispettosa dei valori, ma non aprioristicamente restrittiva, dovrebbe prevedere il divieto di utilizzazione di embrioni umani, fatti salvi quelli gia' prodotti e non utilizzabili per l'impianto. Se non utilizzabili ai fini di ricerca, quale sarebbe infatti il destino di questi embrioni se non la loro distruzione?
Per quanto riguarda le cellule staminali poi, come denunciato nell'appello, promosso dall'Associazione Luca Coscioni che oltre 500 ricercatori e scienziati hanno rivolto ai parlamentari, il testo approvato dalle Commissioni industria e sanita' del Senato, se fosse confermato dall'aula, "escluderebbe dalla brevettabilita' delle invenzioni biotecnologiche qualsiasi procedimento e tecnica riguardante le cellule staminali embrionali umane, anche quelle ottenute con la tecnica del Trasferimento nucleare di cellule staminali autologhe prevista dal Rapporto Dulbecco", che non ha nulla a che vedere con la clonazione umana, ma riguarda una forma di clonazione terapeutica che era stata accolta con grande favore da tutti i 25 saggi nominati dall'allora ministro della Sanita' Veronesi.
Credo che sarebbe grave se il Senato dovesse far cadere nel vuoto questo appello, contraddicendo le stesse urgenze sottolineate dal presidente del Consiglio.
Mercoledi' scorso il presidente del Consiglio ha rivelato che, fra i molti mali di cui soffre il nostro sistema di ricerca, quello del mancato collegamento con il mondo dell'industria e' uno dei piu' gravi, affermando che: "urge un preciso intervento del Governo e del Parlamento per collegare la ricerca pubblica a quella privata". Ma in questi giorni, quasi a voler contraddire le sue indicazioni, il Senato si accinge ad approvare un disegno di legge di recepimento della direttiva sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche che uno schieramento trasversale, che va dai Verdi e dalla Margherita a vastissimi settori della maggioranza, ha profondamente modificato rispetto al testo che il Governo aveva presentato alla Camera, introducendo norme piu' restrittive di quelle contenute nella direttiva comunitaria, norme che rischiano di tradursi in una riduzione della liberta' di ricerca nel nostro Paese. [.]
Si stabilisce l'esclusione della brevettabilita' delle invenzioni basate su ogni utilizzazione di embrioni umani, incluse le linee di cellule staminali embrionali umane. Sul punto, invece, la direttiva parlava di divieto di utilizzazione di embrioni umani a fini industriali e commerciali. E la Convenzione di Oviedo, richiamata nel testo del disegno di legge, prevede la proibizione di costituzione di embrioni umani ai fini esclusivi di ricerca: non anche l'utilizzazione per la ricerca di embrioni gia' prodotti.
Una soluzione rispettosa dei valori, ma non aprioristicamente restrittiva, dovrebbe prevedere il divieto di utilizzazione di embrioni umani, fatti salvi quelli gia' prodotti e non utilizzabili per l'impianto. Se non utilizzabili ai fini di ricerca, quale sarebbe infatti il destino di questi embrioni se non la loro distruzione?
Per quanto riguarda le cellule staminali poi, come denunciato nell'appello, promosso dall'Associazione Luca Coscioni che oltre 500 ricercatori e scienziati hanno rivolto ai parlamentari, il testo approvato dalle Commissioni industria e sanita' del Senato, se fosse confermato dall'aula, "escluderebbe dalla brevettabilita' delle invenzioni biotecnologiche qualsiasi procedimento e tecnica riguardante le cellule staminali embrionali umane, anche quelle ottenute con la tecnica del Trasferimento nucleare di cellule staminali autologhe prevista dal Rapporto Dulbecco", che non ha nulla a che vedere con la clonazione umana, ma riguarda una forma di clonazione terapeutica che era stata accolta con grande favore da tutti i 25 saggi nominati dall'allora ministro della Sanita' Veronesi.
Credo che sarebbe grave se il Senato dovesse far cadere nel vuoto questo appello, contraddicendo le stesse urgenze sottolineate dal presidente del Consiglio.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti