Domenica 7 giugno 2026
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Italia. Pichini (Iss): non sottovalutare pericolo 'smart drug'

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La libera vendita delle 'smart drug' e' un pericolo da non sottovalutare 'perche' permette al consumatore di assumerne quanto crede. Senza limiti'. A lanciare l'allarme e' Simona Pichini, primo ricercatore del Dipartimento del farmaco dell'Istituto superiore di sanita'.

E' lei che, insieme ai colleghi del dipartimento, ha seguito da vicino le fasi preliminari del decreto del ministro della Salute Livia Turco in arrivo: il documento che, una volta entrato in vigore, mettera' al bando i semi di tre piante contenenti Lsa, sostanza allucinogena 'parente' dell'Lsd.

Gli effetti di questi prodotti naturali, finora venduti liberamente nei cosiddetti 'smart shop', sono del tutto simili a quelli di alcune sostanze comunemente catalogate come droghe. 'I tre semi presi in considerazione dal decreto per esempio hanno proprieta' allucinogene che hanno portato a casi di autolesionismo, di perdita del contatto con la realta'. Sotto il loro effetto c'e' anche chi si e' evirato o chi, come il ragazzo di Bari, si e' lanciato da un balcone, convinto di poter volare'.
Il pericolo piu' grande, prosegue la ricercatrice, sta nel 'fai da te': 'La posologia di queste sostanze e' incontrollabile. Il consumatore non sa quando deve fermarsi e spesso rischia, mescolandole con altre droghe. Frequenti sono i casi di poliassunzione', ribadisce. Pichini e' una degli studiosi che hanno curato il manuale sulle 'smart drug' consegnato al ministro Turco il 31 ottobre 2006. 'C'e' voluto piu' di un anno per catalogarle tutte', racconta.

L'ostacolo piu' grande? 'Sistematizzare una materia finora sconosciuta e trovare dati scientifici sulla tossicita' di queste sostanze. Molti semi e piante non sono italiani e, al di la' di semplici osservazioni, non esistono trial clinici che ne certifichino gli effetti'. Lo stesso motivo per cui, fino a oggi, e' stato difficile arrivare a un intervento legislativo.

Fra le smart drug piu' pericolose, spiega l'esperta, ci sono sicuramente quelle che contengono sostanze allucinogene. Oltre ai semi oggetto del decreto, anche i diversi tipi di cactus messicani contenenti 'dimetiltriptamina', una sostanza psichedelica molto potente. 'Adesso il ministro grazie al lavoro dei ricercatori ha gli strumenti per capire di cosa si tratta'.

'Il ministro della Salute Livia Turco fa bene a intervenire con durezza sulle 'smart drug', ma occhio a internet: le stesse sostanze che noi rendiamo illegali vengono comunque commercializzate attraverso siti stranieri'. E' il farmacologo Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche 'Mario Negri' di Milano, a ricordare che la minaccia 'smart drug' corre anche sul web.
Il decreto con cui il ministro ha intenzione di bandire i semi di tre piante contenenti Lsa, sostanza chimicamente simile all'Lsd, inserendoli nella tabella degli stupefacenti, puo' riuscire a far scomparire prodotti naturali con proprieta' allucinogene dagli scaffali degli smart shop italiani.
Ma quello di internet, avverte Garattini che e' anche componente del Consiglio superiore di sanita', e' 'un problema purtroppo irrisolvibile'. Nel 'mare magnum' del web, spiega, 'si trova di tutto: da farmaci di ogni tipo, venduti senza controllo alcuno, alla salvia divinorum, altra sostanza messa fuori legge nel 2005 e tuttora acquistabile online'.
Il timore e' che, dopo il decreto, si continuino a vendere su internet anche i semi contenenti Lsa. Come arginare il fenomeno? Secondo Garattini, 'attraverso la 'buona informazione' si puo' provare a mettere in guardia almeno le persone che acquistano sostanze simili perche' inconsapevoli dei rischi. Ma difficilmente si potranno fermare coloro che consumano 'smart drug' deliberatamente'.
In circolazione ci sono diversi prodotti pericolosi. 'Anche la piante che contengono dimetiltriptamina sono una minaccia. Ma per segnalarle al ministero - spiega Garattini - occorre provare che circolano e vengono utilizzate anche sul territorio italiano. E' questa la discriminante che porta il ministro a inserirle nella tabella degli stupefacenti'.
Il farmacologo ne e' convinto: 'Il decreto in cantiere e' opportuno ed e' stato fatto per proteggere chi non si rende conto della gravita' dei rischi legati al consumo di queste sostanze. Credo che il ministro continuera' su questa strada. E noi del Consiglio superiore di sanita' - sottolinea - continueremo a segnalare i prodotti pericolosi e a rilasciare pareri positivi per atti che ne proibiscono l'uso'.
L'allarme di Garattini sulla reperibilita' online di sostanze vietate e' tutt'altro che infondato.
Google in questi casi fa miracoli: inserendo come parola chiave il nome del prodotto naturale che si vuole acquistare, di siti utili se ne trovano diversi.
In cima alla lista ci sono quelli in lingua straniera: alcuni si espongono di piu', dispensando consigli su come fumare la salvia o addirittura vendendo gli accessori per 'farsi': 'bong' e bracieri e cilum per vaporizzare la droga al meglio. Un sito straniero avverte: 'La salvia e' proibita in Australia, Corea del sud, Danimarca, Italia e Belgio. In questi Paesi non possiamo venderla'. Salvo poi rimandare a un altro sito in cui non solo l'Italia non viene menzionata fra gli Stati 'off limits', ma tutti gli avvertimenti di carattere legale si limitano a un blando 'vendiamo semi e piantine per collezione o per uso ornamentale, il consumo umano e' vietato, accertarsi delle leggi in vigore nel proprio Paese'.
Foglie di Salvia della Sierra mazateca o di Bali, con concentrati di varia misura, prezzi che sfiorano anche i 139 dollari per 10 grammi di 'Salvia 10x'. E ancora estratti di ogni genere.
Compreso il 'Sage goddess emerald essence' (prezzo: 200 dollari per due once), tintura orale usata per i 'viaggi'. Trovare la Salvia divinorum, nota anche come skapastora o Sally D., e' comunque oggi piu' difficile: tanto che su diversi blog si susseguono appelli di 'giovanissimi' che chiedono indicazioni per entrare nel giro.
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