Sabato 6 giugno 2026
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Italia. Il presidente del Comitato Nazionale di Bioetica sulla legge sulla Pma, a titolo personale

U.E. - ITALIA
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Una "buona legge", quella appena approvata in Italia sulla procreazione assistita, "chiaramente fondata su principi etici", ma molto fraintesa: non obbliga, ad esempio, a reimpiantare un embrione malformato ne' impedisce la diagnosi pre-impianto. Ne e' convinto, a titolo personale, il presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, Francesco D'Agostino, intervenuto nel convegno sulla riproduzione organizzato ad Abano Terme dall'istituto di Andrologia dell'universita' di Padova il 20 e 21 febbraio.
Se ci sono lacune, secondo D'Agostino, queste riguardano soltanto la chiarezza. Alcuni passaggi avrebbero dovuto, forse, essere piu' espliciti. Contro la legge, rileva D'Agostino, sono state avanzate "critiche molto dure", ma non fondate. Ad esempio, "non e' vero che la legge obbliga al reimpianto di tutti gli embrioni: se un embrione e' malformato il medico ha il dovere di non impiantarlo. Nessun atto medico puo' essere posto in essere contro l'interesse del malato".E, sempre esprimendosi a titolo personale, D'Agostino considera "una leggenda metropolitana che la legge proibisca la diagnosi pre-impianto". La legge prevede infatti che "in ogni momento della procedura la coppia abbia diritto ad essere informata sullo stato di salute dell'embrione". Ad essere proibiti, ha aggiunto, sono interventi di eugenetica e di manipolazione genetica dell'embrione. Cosa, quest'ultima, precisa D'Agostino, "diversa da un intervento finalizzato ad una terapia".

A margine del convegno D'Agostino ha parlato anche degli embrioni prodotti in eccesso per favorire le tecniche di fecondazione assistita, ma anche in vista di un commercio il cui obiettivo e' l'uso a fini di ricerca.
In molti laboratori nel mondo, ha detto, gli embrioni vengono prodotti "in misura esagerata. E sono convinto che cio' accada per favorire la riuscita delle tecniche di fecondazione assistita; ma sono anche convinto che esista un commercio per il loro uso a scopi di ricerca". Finora, ha aggiunto, "la Svizzera e la Germania hanno avuto il coraggio di porre pubblicamente il problema". La Germania, ha aggiunto, l'ha risolto deliberando che e' lecito importare embrioni purche' vi sia reciprocita'. E l'Italia? "Sull'Italia non ho elementi, il problema non e' stato posto". D'Agostino ha anche affrontato il tema del destino degli embrioni prodotti in eccesso e non utilizzati. La responsabilita' del futuro degli embrioni congelati, dice, "va rimandata ai medici", sono infatti loro "che hanno creato il problema".
D'Agostino ritiene "ovvio" che la migliore destinazione degli embrioni congelati in sovrannumero sia destinarli alla ricerca. Ma, precisa, non e' un problema che debbono risolvere i bioeticisti. Il problema e' "di chi li ha prodotti accettando la possibilita' che rimanessero congelati" e sapendo che questa eventualita' "non era un evento improbabile ne' impensato".
Personalmente, ha aggiunto, "sono convinto che gli embrioni in sovrannumero vadano usati esclusivamente per la fecondazione artificiale. Se congelati e in sovrannumero vanno tenuti cosi' fino a quando biologicamente non moriranno". Quindi, "si' allo spreco, se questo puo' servire a stroncare la produzione" di embrioni in eccesso.
"Non e' vero che gli embrioni sovrannumerari siano i migliori su cui fare ricerca". In primo luogo vanno scongelati, un processo delicato che potrebbe provocare alterazioni. In molti casi, poi, gli embrioni sono stati ottenuti molto tempo prima. "Il vero problema e' che gli scienziati non vogliono embrioni sovrannumerari, ma vogliono creare embrioni nuovi da utilizzare a scopo di ricerca". I numerosi appelli a favore della possibilita' di utilizzare gli embrioni congelati in laboratorio lanciati dal mondo scientifico sarebbero quindi, ha osservato, "il fronte arretrato di una battaglia" il cui obiettivo finale sarebbe la possibilita' di produrre embrioni a scopo di ricerca.

Nessuna costrizione per le donne a subire trattamenti sanitari obbligatori ne' divieti alla diagnosi pre-impianto. Il relatore della legge sulla fecondazione assistita, il sen. Flavio Tredese (Fi), rileva piuttosto che "c'e' stata poca possibilita' di illustrarla".
Il sen. Tredese ha rilevato che sulla legge "e' partita una campagna di esternazione di situazioni che non corrispondono alla realta'. Mi sono reso conto che pochi l'hanno letta". Sicuramente, ha aggiunto, "la legge ha punti che vanno perfezionati. E' una legge imperfetta che richiedera' miglioramenti, sollecitati anche dalle nuove ricerche scientifiche". Nel frattempo si attendono le linee guida, che dovranno essere emanate dal ministero della Salute entro 90 giorni dalla pubblicazione della legge.
La stessa legge, ha proseguito, "e' uno stimolo a ricercare" e forse, la tecnica della fecondazione assistita si era "un po' seduta". E' invece opportuno dare spazio a nuovi settori della ricerca, come lo studio delle cause della sterilita' e soprattutto la comprensione dello scarso successo delle tecniche della fecondazione assistita. "Oggi la risposta e' del 20-25%, vale a dire che solo una donna su 5 ha una possibilita' di successo".
La legge, ha aggiunto il senatore, "non impedisce alla gente di avere un bambino in braccio", ne' impedisce la diagnosi pre-impianto. Un articolo della legge specifica che "la sperimentazione sull'embrione e' ammessa per casi motivati" e che la diagnosi prenatale "e' possibile nei casi in cui si deve tutelare la salute dell'embrione. C'e' un enorme ventaglio di possibilita". Tredese rileva inoltre che "la donna non e' costretta al trattamento sanitario obbligatorio" e che in questo senso non sono previste sanzioni ne' per la donna ne' per il medico. "E' questo uno dei casi in cui e' ammessa la crioconservazione dell'embrione", cosi' come e' ammessa quando la donna non puo' affrontare l'intervento per motivi di salute".
Quanto al destino dei embrioni congelati oggi conservati nei centri di fecondazione assistita, secondo Tredese l'idea di trasferirli in un'unica sede non risolve il problema. "Una soluzione dettata dal buon senso sarebbe chiedere ai genitori se intendono utilizzarli", ha detto. Quelli inutilizzati andrebbero invece perduti.
Sempre sulla crioconservazione, la legge lascia infine aperta la via alla possibilita' di congelare l'ovocita fecondato prima che i due nuclei si fondano. Il problema tecnico, in questo caso, e' individuare il momento giusto, intervenendo in tempo prima che il Dna dei due gameti si fonda. Su questo, ha detto il senatore, e' atteso un parere da parte delle societa' scientifiche.

Per l'andrologo Carlo Foresta la nuova legge ha il merito di contribuire ad evitare molte "scorciatoie tecnologiche" e di spingere alla ricerca delle cause dell'infertilita', che nel caso dell'infertilita' maschile sono al 20% di origine genetica. Foresta vede inoltre con favore che la legge considera l'infertilita' come una malattia, "obbligando gli operatori a diagnosticare non l'infertilita' come tale, ma la causa che l'ha determinata". Anche il limite massimo di usare tre embrioni, ha aggiunto, potra' "spingere a trovare metodologie adatte a selezionare gli ovociti e a mettere a punto tecniche migliori per ottenere embrioni di buona qualita"'.
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