Italia. Il presidente della Camera si rammarica e rilancia l'incontro pubblico/privato
Per il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini la droga e' "un nemico che deve essere combattuto a viso aperto e senza scorciatoie illusorie, quali la legalizzazione delle cosiddette 'droghe leggere'". Esprimendo la sua "ferma convinzione di padre e di cattolico", durante il suo intervento ad una manifestazione a Pesaro nel decennale della morte di don Gianfranco Gaudiano, fondatore di varie comunita' per handicappati psichici e tossicodipendenti, il presidente della Camera ha sottolineato che occorre "profondere il massimo sforzo sui terreni della prevenzione, della cura e del recupero, svolgendo in parallelo una serrata azione di contrasto al traffico di stupefacenti. C'e' in particolare un dato che desta in me un rammarico profondo, come genitore, prima ancora che come presidente della Camera: non si arresta il fenomeno del progressivo abbassamento dell'eta' media del primo approccio con gli stupefacenti, che oggi i giovani compiono prima dei 13 anni".La lotta alla droga implica anche "una grande tematica di rapporto tra Nord e Sud del mond. Noi non possiamo chiedere ai coltivatori di papaveri da oppio boliviani e uruguayani di estirpare le loro piantagioni se poi continuiamo a chiudere pervicacemente il nostro mercato ai loro prodotti". Quindi, non serve solo la repressione, ma "dobbiamo porci il problema del riequilibrio fra i Paesi ricchi e i Paesi poveri, assumendoci anche la responsabilita' di contingentare il nostro benessere per arrivare ad una diversa distribuzione delle risorse". E a riprova della sua convinzione, il presidente della Camera ha ricordato: "sappiamo che in Afghanistan e' triplicata la coltivazione di piante per la produzione di stupefacenti".
Secondo il presidente della Camera l'esperienza delle nove comunita' fondate da don Gianfranco Gaudiano, il sacerdote pesarese che creo' centri di accoglienza e strutture per fasce sociali disagiate (tossicodipendenti, malati psichichi, minori in affido, malati di Aids, extracomunitari), e' "un modello che deve essere condiviso e imitato". "Il religioso -ha ricordato- diede vita ad associazioni private in grado di assicurare con grande serieta' e professionalita' l'erogazione di servizi pubblici essenziali, quali ad esempio l'assistenza sanitaria in favore degli ultimi della terra. Ma seppe anche instaurare un dialogo proficuo con gli enti locali nella convinzione che i problemi connessi all'emarginazione sociale avrebbero potuto essere fronteggiati adeguatamente solo attraverso un intervento coordinato della mano pubblica e della mano privata. Oggi possiamo rispondere a don Gaudiano che le istituzioni vogliono impegnarsi esattamente nella linea da lui prefigurata: il nostro Paese si trova oggi a giocare la sfida della sussidiarieta' in senso orizzontale, in adempimento ad un preciso precetto costituzionale". Si tratta di "un vero e proprio mutamento culturale, che soprattutto nei settori dell'assistenza e della solidarieta', ci impone di superare la tradizionale contrapposizione tra pubblico e privato e di sviluppare in suo luogo un modello di gestione sinergica. Le associazioni di volontariato e gli enti privati no-profit, che vivono sul campo un rapporto intenso e non mediato con l'emarginazione sono senza dubbio in grado di offrire un servizio piu' adeguato rispetto alle istituzioni pubbliche, spesso impossibilitate (anche per la limitazione delle loro risorse) ad intervenire efficacemente su queste situazioni cosi' complesse e delicate". Dal canto loro le istituzioni pubbliche dovranno assumere "il ruolo di interlocutori 'leggeri' della collettivita' e superare i vincoli operativi e procedurali che l'intervento del settore pubblico porta inevitabilmente con se'. E' questa la strada per realizzare quel federalismo cooperativo e solidale che sta nel codice genetico del nostro Paese, evitando che dalla sua attuazione possa determinarsi una dispersione e uno spreco delle ingenti risorse umane e finanziarie coinvolte in questo processo. Ad un simile impegno deve corrispondere un effettivo passo in avanti della nostra societa': le istituzioni pubbliche dovranno dare migliori risposte ai cittadini e al sistema produttivo; il sistema privato dovra' a sua volta esplicare tutte le sue potenzialita', dimostrando di saper soddisfare, oltre che gli interessi di alcuni, le necessita' e i bisogni di molti". Solo realizzando questa prospettiva "avremo trovato gli strumenti per portare veramente a compimento l'opera e l'impegno di don Gaudiano".
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