Italia. Presidente Ruini: dialogo fra i Poli ... e niente eutanasia
La famiglia, perno della societa', indebolita dal 'declino demografico' e dalle ipotesi di una regolamentazione giuridica delle coppie di fatto, etero e omosessuali. E la vita, con i grandi temi dell'eutanasia e dell'accanimento terapeutico, del testamento biologico e della procreazione assistita. Si muove tra questi due poli la prolusione del cardinale Camillo Ruini al Consiglio permanente della Cei, un ampio intervento che prende le mosse dalla sintonia con il Papa sui temi dei diritti e della pace e sulla teologia del cristianesimo. Poi rinnova l'antica preoccupazione per la 'conflittualita'' politica, fino a chiedere a governo e opposizione un atteggiamento bipartisan non solo nel campo delle riforme elettorali o costituzionali, ma per tutta una serie di temi collegati alla famiglia (come sanita', lavoro, potere d'acquisto, casa, sistema pensionistico e fiscale), per l''istruzione, la ricerca e l'innovazione, e ancora prima l'impegno per arrestare il declino demografico dela nostra popolazione'.
Nel richiamo ai Poli ad una maggior collaborazione per lo sviluppo del Paese, il porporato rileva una sintonia con il presidente Giorgio Napolitano, sintonia sottolineata anche a proposito della 'laicita'' cosi' come descritta dal Presidente nella sua visita al Papa del 20 novembre scorso. Lo stesso concetto di laicita', ha spiegato Ruini, ha mosso la Cei nell'appoggiare una la legge per la liberta' religiosa, recentemente, davanti alla alla competente commissione parlamentare.
Alla famiglia la prolusione dedica oltre due pagine e mezzo.
Il presidente dei vescovi apprezza le misure della Finanziaria per 'i nuclei familiari numerosi e a basso reddito' ma chiede provvedimenti per tutte le famiglie e osserva che 'la complessita' delle normative rende comunque difficile una previsione sicura degli effetti complessivi'. Meglio sarebbe, rimarca, ricorrere al 'quoziente familiare' che darebbe un 'sostegno organico alla famiglia'. L'argomento contro le unioni di fatto e' quello noto della non necessita' di una regolamentazione nel diritto pubblico: i conviventi, afferma Ruini, hanno gia' tutelati i diritti propri e dei figli, mentre le proposte in discussione di cui alcune gia' all'esame parlamentare, 'purtroppo tendono quasi tutte a riconoscere e tutelare unioni, sia eterosessuali sia omosessuali, in termini sostanzialmente analoghi a quanto e' previsto per la famiglia fondata sul matrimonio'. Pur nel 'pieno e doveroso rispetto' per dignita' e diritti dei gay, commenta il porporato, 'una simile rivendicazione contrasta con fondamentali dati antropologici e in particolare con la non esistenza del bene della generazione dei figli, che e' la ragione specifica del riconoscimento sociale del matrimonio'.
Una regolamentazione giuridica delle coppie di fatto per il porporato 'configurerebbe qualcosa di simile a un matrimonio, dove ai diritti non corrisponderebbero uguali doveri', e questa e' la strada 'per rendere piu' difficile la formazione di famiglie autentiche'. Basta guardare all'estero, commenta, per vedere 'quanto siano negativi i risultati di quelle politiche nelle quali alcuni pensano di poter trovare un modello per la societa' italiana'.
Per la bioetica Ruini muove dal dibattito sulle 'dichiarazioni anticipate di trattamento', il testamento biologico, osservando tra l'altro che e' 'norma di saggezza non pretendere che tutto possa essere previsto e regolato per legge'. Se di testamento biologico si deve parlare, comunque, deve essere chiaro che 'la rinuncia all'accanimento non puo' giungere al punto di legittimare forme piu' o meno mascherate di eutanasia e in particolare l'abbandono terapeutico' che priva il paziente del necessario sostegno vitale...'. Oltre a un apprezzamento per la legge 40 e per il fatto che la Corte costituzionale abbia respinto un ricorso contro di questa, Ruini ricorda la 'vicenda umana dolorosa' di Welby e ribadisce i motivi del proprio no ai funerali religiosi: il malato 'ha perseverato lucidamente e consapevolmente nella volonta' di porre termine alla propria vita' e la Chiesa con i funerali avrebbe 'legittimato un atteggiamento contrario alla legge di Dio'. Cio' non toglie, sottolinea, che Dio possa aver toccato il cuore di Welby, anche 'nell'istante della morte'.
COMMENTI
"Nel mondo cattolico c'è davvero un grande pluralismo. Dopo l'intervento di ieri del cardinale Martini, aperto al diritto di autodeterminazione delle persone in materia di trattamento terapeutico, oggi è arrivata l'opinione del cardinale Ruini, che sostiene la tesi opposta": lo sottolinea il senatore Ds Cesare Salvi.
"Se c'è un così grande pluralismo in casa cattolica - prosegue Salvi - è ovvio attendersi un grande dibattito in campo politico e pubblico: alla fine comunque toccherà ai politici responsabili trovare in Parlamento un punto di equilibrio sulla base della migliore cultura laica e liberale e della migliore cultura religiosa. Il cardinale Martini fa sperare bene: anche perché le sue parole hanno colpito nel segno se il Presidente della Cei ha sentito il bisogno di intervenire così rapidamente".
Ruini? Stabilisce l'agenda politica e parla da premier: cosi' Daniele Capezzone, Presidente della Commissione attivita' produttive della Camera.
'Non voglio neppure entrare nel merito delle singole affermazioni del cardinale Ruini su pacs, eutanasia e quant'altro', afferma Capezzone che aggiunge: 'Ne' contesto il fatto che possa esprimersi: ci mancherebbe. Mi limito a due osservazioni. La prima e' che parla come un premier o come un capopartito che detta l'agenda al (suo) Governo e al Parlamento.
La seconda e' che, se vogliamo essere davvero liberi, servirebbe la linearita' e la chiarezza del sistema americano, dove ciascuno (e anche le autorita' religiose delle diverse confessioni) entrano regolarmente nella sfera pubblica, ma lo fanno senza privilegi, senza Concordato e senza otto per mille'.
'Nelle parole del Cardinal Ruini di oggi si legge con chiarezza, come gia' nell'autorevole intervento del Cardinale Carlo Maria Martini di ieri, la differenza sostanziale tra eutanasia e accanimento terapeutico.
Entrambi, con accenti diversi, dicono no all'eutanasia e si' alla rinuncia all'accanimento terapeutico'. Lo dichiarano Anna Finocchiaro, presidente dei senatori dell'Ulivo e Ignazio Marino, presidente della commissione Sanita' di Palazzo Madama.
'E' un'impostazione che condividiamo - aggiungono - in quanto politicamente e personalmente contrari all'eutanasia e in quanto firmatari di un progetto di legge per la rinuncia dell'accanimento terapeutico e l'introduzione del testamento biologico, che poggia su di un'impostazione radicalmente differente'.
'L'eutanasia, come ben spiegato ieri dal presule milanese - dicono i due senatori Ds - consiste in una consapevole interruzione della vita.La rinuncia alle cure e all'accanimento terapeutico, e' al contrario cosa assolutamente diversa, che viene giustificata dal Catechismo della Chiesa cattolica quando ogni intervento terapeutico si rivela inutile e quindi quando 'non si vuole procurare la morte, ma si accetta di non poterla impedire'. 'Il nostro impegno - aggiungono Finocchiaro e Marino - e' per una legge che con chiarezza sbarri la strada a qualsiasi forma di eutanasia e a qualsiasi forma, anche surrettizia, di legittimazione delle pratiche eutanasiche'.
'Ieri, sul Sole 24Ore - sottolineano - il Cardinal Martini ci ha indicato come modello, un testo laico, la legislazione francese. Ci piace rispondere citando un documento della Chiesa cattolica, un testo della Conferenza episcopale spagnola del 1989 (il Piano di azione sull'eutanasia per una morte degna) che individua lo stesso percorso e che crediamo possa essere un valido punto di riferimento anche per i cattolici italiani'.
'Le parole del cardinal Ruini oggi e del presule milanese ieri, ci confortano nel nostro lavoro parlamentare, condotto in modo serio e rigoroso sulla strada del testamento biologico, un progetto - concludono i due senatori dell'Ulivo - che puo' essere approvato con una larga condivisione da parlamentari laici e credenti. Lavoreremo in Senato con il massimo impegno per raggiungere questo obiettivo'.
'No' all'eutanasia poiche' 'non deve esistere un 'diritto a morire''. E' la posizione espressa dal sottosegretario alla Salute Antonio Gaglione.
'Non mi trova d'accordo nessuna ipotesi legislativa sull'eutanasia. Nella gestione di uno stadio terminale - ha sottolineato Gaglione in una nota - i medici devono obbedire a un principio fondamentale: prendersi cura del paziente e prestare, fino alla fine, tutte le cure necessarie per il mantenimento in vita e tutta l'assistenza che la sua condizione richiede. La vita - ha proseguito - va tutelata fino in fondo, utilizzando tutti gli strumenti che la medicina mette a disposizione per alleviare il dolore e la sofferenza. Il medico non puo' abbandonare il paziente, ne' puo' omettere o mitigare una terapia per accelerarne la morte'.
Il sottosegretario ha quindi assicurato il proprio impegno 'perche' eventuali decisioni politiche sulla gestione delle fasi terminali della vita non sconfinino mai al di fuori del campo della medicina: solo il livello medico-scientifico, il progresso delle cure palliative e della terapia del dolore, l'assistenza totale del paziente e dei familiari - ha detto - possono restituire piena accettazione ad un processo biologico necessario quale e' la fine della vita; e' inimmaginabile abbreviare il corso dell'esistenza attraverso un qualsiasi strumento legislativo: i medici hanno l'obbligo di assistere il paziente fino alla fine e non deve esistere un diritto a morire'. Secondo Gaglione, dunque, 'bisogna investire nelle cure palliative con tutti gli strumenti e le tecniche a disposizione: cio' che spaventa l'uomo e' il dolore e l'approdo verso uno stadio vitale che cancella la dignita'; la lotta, dal mio punto di vista - ha concluso - va condotta contro il dolore e la sofferenza perch, queste due condizioni conducono verso il dramma psicologico e verso il desiderio di morire'.
Approvazione 'incondizionata' alle parole del Cardinal Camillo Ruini da parte del senatore azzurro Antonio Tomassini. Ma secondo il parlamentare occorre un intervento legislativo sull'argomento per tutelare la dignita' del paziente e del medico.
'Quanto detto dal cardinale Ruini - afferma Tomassini - corrisponde a quanto contenuto nel mio disegno di legge: no all'eutanasia, no all'accanimento e anche no all'abbandono terapeutico'. Secondo Tomassini serve un 'sistema che si leghi all'individuo in cui non ci sia nessun meccanismo di ambiguita'' e nessuna discrezionalita' su nutrizione e idratazione. Ma servono anche altri paletti, aggiunge il parlamentare, ad esempio 'ritenere non valido il testamento biologico che non sia piu' coerente con i progressi tecnologici e scientifici'.
Pieno accordo con il cardinal Ruini anche sul fatto che 'non si puo' essere dettagliati sul testamento biologico. Si possono determinare i grandi meccanismi: respirazione assistita, defibrillazione, ma non i dettagli terapeutici'.
"Quelli che ieri si spellavano le mani, e ancora oggi lo fanno, per l'intervento del cardinal Martini in tema di eutanasia e accanimento terapeutico, sono gli stessi che accusano il cardinal Ruini di invasione di campo, di interferenza nella vita politica, di ingerenza negli affari interni dello Stato laico, per le sue odierne parole in tema di Pacs e testamento biologico. Vanno a corrente alternata: se un uomo di Chiesa è d'accordo con loro, può, anzi deve, parlare; se loro non sono d'accordo con un uomo di Chiesa, questi deve tacere e non disturbare il manovratore. Che pena".
Lo dichiara Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di AN e responsabile nazionale per le politiche della famiglia.
'Fortunatamente il diritto a sospendere una terapia, anche una terapia vitale, e' sancito dalla nostra Costituzione e non dipende dalla gentile concessione della conferenza episcopale italiana'. E' il commento del radicale Marco Cappato, segretario dell'associazione Luca Coscioni. 'L'eutanasia invece - aggiunge Cappato - e' una realta' clandestina che va legalizzata per poterla controllare nel rispetto della liberta' individuale'.
"Rispettiamo le parole del cardinale Ruini e ne prendiamo atto perché rappresentano l'opinione di molti italiani, anche di molti che siedono alla Camera e al Senato, ma crediamo che il Parlamento non possa sottrarsi al suo mestiere, ovvero, quello di rispondere alle legittime istanze che provengono dalla società civile e di legiferare in nome e per conto di tutti i cittadini". Lo ha dichiarato l'onorevole Massimo Donadi, capogruppo di Italia dei Valori alla Camera. "Il governo sta compiendo uno sforzo enorme di mediazione - ha aggiunto - sia sulla delicata questione delle unioni di fatto che su quella dell'eutanasia, nel tentativo di trovare una sintesi equilibrata tra visione laica e religiosa, per questo crediamo sia utile sgomberare il campo da qualunque visione a senso unico" ha concluso il capogruppo di Idv.
Nel richiamo ai Poli ad una maggior collaborazione per lo sviluppo del Paese, il porporato rileva una sintonia con il presidente Giorgio Napolitano, sintonia sottolineata anche a proposito della 'laicita'' cosi' come descritta dal Presidente nella sua visita al Papa del 20 novembre scorso. Lo stesso concetto di laicita', ha spiegato Ruini, ha mosso la Cei nell'appoggiare una la legge per la liberta' religiosa, recentemente, davanti alla alla competente commissione parlamentare.
Alla famiglia la prolusione dedica oltre due pagine e mezzo.
Il presidente dei vescovi apprezza le misure della Finanziaria per 'i nuclei familiari numerosi e a basso reddito' ma chiede provvedimenti per tutte le famiglie e osserva che 'la complessita' delle normative rende comunque difficile una previsione sicura degli effetti complessivi'. Meglio sarebbe, rimarca, ricorrere al 'quoziente familiare' che darebbe un 'sostegno organico alla famiglia'. L'argomento contro le unioni di fatto e' quello noto della non necessita' di una regolamentazione nel diritto pubblico: i conviventi, afferma Ruini, hanno gia' tutelati i diritti propri e dei figli, mentre le proposte in discussione di cui alcune gia' all'esame parlamentare, 'purtroppo tendono quasi tutte a riconoscere e tutelare unioni, sia eterosessuali sia omosessuali, in termini sostanzialmente analoghi a quanto e' previsto per la famiglia fondata sul matrimonio'. Pur nel 'pieno e doveroso rispetto' per dignita' e diritti dei gay, commenta il porporato, 'una simile rivendicazione contrasta con fondamentali dati antropologici e in particolare con la non esistenza del bene della generazione dei figli, che e' la ragione specifica del riconoscimento sociale del matrimonio'.
Una regolamentazione giuridica delle coppie di fatto per il porporato 'configurerebbe qualcosa di simile a un matrimonio, dove ai diritti non corrisponderebbero uguali doveri', e questa e' la strada 'per rendere piu' difficile la formazione di famiglie autentiche'. Basta guardare all'estero, commenta, per vedere 'quanto siano negativi i risultati di quelle politiche nelle quali alcuni pensano di poter trovare un modello per la societa' italiana'.
Per la bioetica Ruini muove dal dibattito sulle 'dichiarazioni anticipate di trattamento', il testamento biologico, osservando tra l'altro che e' 'norma di saggezza non pretendere che tutto possa essere previsto e regolato per legge'. Se di testamento biologico si deve parlare, comunque, deve essere chiaro che 'la rinuncia all'accanimento non puo' giungere al punto di legittimare forme piu' o meno mascherate di eutanasia e in particolare l'abbandono terapeutico' che priva il paziente del necessario sostegno vitale...'. Oltre a un apprezzamento per la legge 40 e per il fatto che la Corte costituzionale abbia respinto un ricorso contro di questa, Ruini ricorda la 'vicenda umana dolorosa' di Welby e ribadisce i motivi del proprio no ai funerali religiosi: il malato 'ha perseverato lucidamente e consapevolmente nella volonta' di porre termine alla propria vita' e la Chiesa con i funerali avrebbe 'legittimato un atteggiamento contrario alla legge di Dio'. Cio' non toglie, sottolinea, che Dio possa aver toccato il cuore di Welby, anche 'nell'istante della morte'.
COMMENTI
"Nel mondo cattolico c'è davvero un grande pluralismo. Dopo l'intervento di ieri del cardinale Martini, aperto al diritto di autodeterminazione delle persone in materia di trattamento terapeutico, oggi è arrivata l'opinione del cardinale Ruini, che sostiene la tesi opposta": lo sottolinea il senatore Ds Cesare Salvi.
"Se c'è un così grande pluralismo in casa cattolica - prosegue Salvi - è ovvio attendersi un grande dibattito in campo politico e pubblico: alla fine comunque toccherà ai politici responsabili trovare in Parlamento un punto di equilibrio sulla base della migliore cultura laica e liberale e della migliore cultura religiosa. Il cardinale Martini fa sperare bene: anche perché le sue parole hanno colpito nel segno se il Presidente della Cei ha sentito il bisogno di intervenire così rapidamente".
Ruini? Stabilisce l'agenda politica e parla da premier: cosi' Daniele Capezzone, Presidente della Commissione attivita' produttive della Camera.
'Non voglio neppure entrare nel merito delle singole affermazioni del cardinale Ruini su pacs, eutanasia e quant'altro', afferma Capezzone che aggiunge: 'Ne' contesto il fatto che possa esprimersi: ci mancherebbe. Mi limito a due osservazioni. La prima e' che parla come un premier o come un capopartito che detta l'agenda al (suo) Governo e al Parlamento.
La seconda e' che, se vogliamo essere davvero liberi, servirebbe la linearita' e la chiarezza del sistema americano, dove ciascuno (e anche le autorita' religiose delle diverse confessioni) entrano regolarmente nella sfera pubblica, ma lo fanno senza privilegi, senza Concordato e senza otto per mille'.
'Nelle parole del Cardinal Ruini di oggi si legge con chiarezza, come gia' nell'autorevole intervento del Cardinale Carlo Maria Martini di ieri, la differenza sostanziale tra eutanasia e accanimento terapeutico.
Entrambi, con accenti diversi, dicono no all'eutanasia e si' alla rinuncia all'accanimento terapeutico'. Lo dichiarano Anna Finocchiaro, presidente dei senatori dell'Ulivo e Ignazio Marino, presidente della commissione Sanita' di Palazzo Madama.
'E' un'impostazione che condividiamo - aggiungono - in quanto politicamente e personalmente contrari all'eutanasia e in quanto firmatari di un progetto di legge per la rinuncia dell'accanimento terapeutico e l'introduzione del testamento biologico, che poggia su di un'impostazione radicalmente differente'.
'L'eutanasia, come ben spiegato ieri dal presule milanese - dicono i due senatori Ds - consiste in una consapevole interruzione della vita.La rinuncia alle cure e all'accanimento terapeutico, e' al contrario cosa assolutamente diversa, che viene giustificata dal Catechismo della Chiesa cattolica quando ogni intervento terapeutico si rivela inutile e quindi quando 'non si vuole procurare la morte, ma si accetta di non poterla impedire'. 'Il nostro impegno - aggiungono Finocchiaro e Marino - e' per una legge che con chiarezza sbarri la strada a qualsiasi forma di eutanasia e a qualsiasi forma, anche surrettizia, di legittimazione delle pratiche eutanasiche'.
'Ieri, sul Sole 24Ore - sottolineano - il Cardinal Martini ci ha indicato come modello, un testo laico, la legislazione francese. Ci piace rispondere citando un documento della Chiesa cattolica, un testo della Conferenza episcopale spagnola del 1989 (il Piano di azione sull'eutanasia per una morte degna) che individua lo stesso percorso e che crediamo possa essere un valido punto di riferimento anche per i cattolici italiani'.
'Le parole del cardinal Ruini oggi e del presule milanese ieri, ci confortano nel nostro lavoro parlamentare, condotto in modo serio e rigoroso sulla strada del testamento biologico, un progetto - concludono i due senatori dell'Ulivo - che puo' essere approvato con una larga condivisione da parlamentari laici e credenti. Lavoreremo in Senato con il massimo impegno per raggiungere questo obiettivo'.
'No' all'eutanasia poiche' 'non deve esistere un 'diritto a morire''. E' la posizione espressa dal sottosegretario alla Salute Antonio Gaglione.
'Non mi trova d'accordo nessuna ipotesi legislativa sull'eutanasia. Nella gestione di uno stadio terminale - ha sottolineato Gaglione in una nota - i medici devono obbedire a un principio fondamentale: prendersi cura del paziente e prestare, fino alla fine, tutte le cure necessarie per il mantenimento in vita e tutta l'assistenza che la sua condizione richiede. La vita - ha proseguito - va tutelata fino in fondo, utilizzando tutti gli strumenti che la medicina mette a disposizione per alleviare il dolore e la sofferenza. Il medico non puo' abbandonare il paziente, ne' puo' omettere o mitigare una terapia per accelerarne la morte'.
Il sottosegretario ha quindi assicurato il proprio impegno 'perche' eventuali decisioni politiche sulla gestione delle fasi terminali della vita non sconfinino mai al di fuori del campo della medicina: solo il livello medico-scientifico, il progresso delle cure palliative e della terapia del dolore, l'assistenza totale del paziente e dei familiari - ha detto - possono restituire piena accettazione ad un processo biologico necessario quale e' la fine della vita; e' inimmaginabile abbreviare il corso dell'esistenza attraverso un qualsiasi strumento legislativo: i medici hanno l'obbligo di assistere il paziente fino alla fine e non deve esistere un diritto a morire'. Secondo Gaglione, dunque, 'bisogna investire nelle cure palliative con tutti gli strumenti e le tecniche a disposizione: cio' che spaventa l'uomo e' il dolore e l'approdo verso uno stadio vitale che cancella la dignita'; la lotta, dal mio punto di vista - ha concluso - va condotta contro il dolore e la sofferenza perch, queste due condizioni conducono verso il dramma psicologico e verso il desiderio di morire'.
Approvazione 'incondizionata' alle parole del Cardinal Camillo Ruini da parte del senatore azzurro Antonio Tomassini. Ma secondo il parlamentare occorre un intervento legislativo sull'argomento per tutelare la dignita' del paziente e del medico.
'Quanto detto dal cardinale Ruini - afferma Tomassini - corrisponde a quanto contenuto nel mio disegno di legge: no all'eutanasia, no all'accanimento e anche no all'abbandono terapeutico'. Secondo Tomassini serve un 'sistema che si leghi all'individuo in cui non ci sia nessun meccanismo di ambiguita'' e nessuna discrezionalita' su nutrizione e idratazione. Ma servono anche altri paletti, aggiunge il parlamentare, ad esempio 'ritenere non valido il testamento biologico che non sia piu' coerente con i progressi tecnologici e scientifici'.
Pieno accordo con il cardinal Ruini anche sul fatto che 'non si puo' essere dettagliati sul testamento biologico. Si possono determinare i grandi meccanismi: respirazione assistita, defibrillazione, ma non i dettagli terapeutici'.
"Quelli che ieri si spellavano le mani, e ancora oggi lo fanno, per l'intervento del cardinal Martini in tema di eutanasia e accanimento terapeutico, sono gli stessi che accusano il cardinal Ruini di invasione di campo, di interferenza nella vita politica, di ingerenza negli affari interni dello Stato laico, per le sue odierne parole in tema di Pacs e testamento biologico. Vanno a corrente alternata: se un uomo di Chiesa è d'accordo con loro, può, anzi deve, parlare; se loro non sono d'accordo con un uomo di Chiesa, questi deve tacere e non disturbare il manovratore. Che pena".
Lo dichiara Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di AN e responsabile nazionale per le politiche della famiglia.
'Fortunatamente il diritto a sospendere una terapia, anche una terapia vitale, e' sancito dalla nostra Costituzione e non dipende dalla gentile concessione della conferenza episcopale italiana'. E' il commento del radicale Marco Cappato, segretario dell'associazione Luca Coscioni. 'L'eutanasia invece - aggiunge Cappato - e' una realta' clandestina che va legalizzata per poterla controllare nel rispetto della liberta' individuale'.
"Rispettiamo le parole del cardinale Ruini e ne prendiamo atto perché rappresentano l'opinione di molti italiani, anche di molti che siedono alla Camera e al Senato, ma crediamo che il Parlamento non possa sottrarsi al suo mestiere, ovvero, quello di rispondere alle legittime istanze che provengono dalla società civile e di legiferare in nome e per conto di tutti i cittadini". Lo ha dichiarato l'onorevole Massimo Donadi, capogruppo di Italia dei Valori alla Camera. "Il governo sta compiendo uno sforzo enorme di mediazione - ha aggiunto - sia sulla delicata questione delle unioni di fatto che su quella dell'eutanasia, nel tentativo di trovare una sintesi equilibrata tra visione laica e religiosa, per questo crediamo sia utile sgomberare il campo da qualunque visione a senso unico" ha concluso il capogruppo di Idv.
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