Italia. Prime staminali embrionali da bovino clonato
Per la prima volta in Italia sono state ottenute cellule staminali prelevate dall'embrione clonato di un mammifero complesso, come il bovino. La ricerca e' stata coordinata da Giovanna Lazzari, del Laboratorio di Tecnologie della Riproduzione (LTR-CIZ) di Cremona, e condotta in collaborazione con Cesare Galli, il ricercatore che ha clonato il toro Galileo e il cavallo Prometea.
Dopo i dati sudcoreani sul prelievo di staminali da un embrione umano clonato, risultati poi falsificati, questo lavoro, rilevano i ricercatori, "e' il primo che dimostra, in una specie diversa dal topo, la possibilita' di derivare cellule staminali da embrioni clonati".
La ricerca, pubblicata il 25 agosto on line sulla rivista Stem Cells, dimostra che anche nei grandi mammiferi come i bovini gli embrioni clonati danno origine a cellule staminali esattamente come gli embrioni ottenuti dalla fecondazione.
I ricercatori hanno estratto le cellule staminali dalla struttura chiamata cresta neurale che, nell'embrione, e' destinata a formare il sistema nervoso e le cui cellule possono dare origine a quelle del sistema nervoso periferico e della cartilagine, delle ossa della faccia e del cranio, della muscolatura liscia dei vasi, delle aree pigmentate della cute e di alcune parti del cuore.
Il lavoro, osservano i ricercatori, e' importante perche' dimostra che anche nei grandi mammiferi, e non soltanto nel topo, le linee cellulari di embrioni clonati hanno un'alta capacita' di differenziarsi e proliferare, "nessuna propensione a formare tumori maligni" e, soprattutto, che "sono immunologicamente compatibili con il donatore di nuclei utilizzati per la clonazione": Sono questi, rilevano "tutti prerequisiti essenziali per il loro possibile utilizzo in modelli di terapia cellulare".
Finora questa potenzialita' era stata dimostrata solo nel topo dall'Italiano Tiziano Barberi, ora nel californiano Beckman Research Institute, che nel 2003 aveva derivato da embrioni di topo clonati cellule staminali per la terapia del morbo di Parkinson. Accese invece l'entusiasmo, ma si e' poi rivelato un falso scientifico, l'annuncio fatto nel 2005 dall'universita' di Seul relativo alla derivazione di cellule staminali da embrioni umani clonati.
"Il nostro studio -osserva Giovanna Lazzari- percio' rafforza il concetto che gli embrioni clonati sono di fatto una preziosa e utile fonte di cellule staminali e restituisce credibilita' e fiducia a questo tipo di ricerca dopo la terribile vicenda coreana". E' anche importante perche' rappresenta un modello di sviluppo precoce del sistema nervoso in embrioni di mammifero, sia clonati che da fecondazione.
Almeno tre le conseguenze di questa ricerca: le prime sono essenzialmente scientifiche e riguardano lo studio dello sviluppo embrionale; in secondo luogo e' un passo per studiare nel dettaglio alcune malattie genetiche sulla base di linee cellulari clonate dai pazienti.
La ricerca e' stata condotta in collaborazione con il dipartimento di Ricerca sulle Cellule Staminali dell'Istituto San Raffaele di Milano, e finanziata da Istituto Superiore di Sanita' e European Science Foundation tramite il CNR.
Lo studio del Laboratorio di Cremona "e' dal punto di vista sperimentale un risultato importantissimo", ma "le possibili future applicazioni sull'uomo, tra cui la clonazione terapeutica, pongono problemi di natura sia tecnica che etica". Cosi' il genetista Bruno Dallapiccola, presidente dell'associazione 'Scienza e Vita'. "Questo studio conferma innanzitutto l'attivismo di un gruppo italiano, quello di Galli, all'avanguardia a livello internazionale. Dal punto di vista scientifico rappresenta poi un'importante verifica sperimentale, ottenuta per vie che ci piacciono perche' hanno utilizzato animali senza distruggere embrioni umani". Tuttavia, "lo stesso protocollo ripetuto sull'uomo porrebbe un doppio problema: primo, non e' detto che i risultati ottenuti sull'animale siano riproducibili anche nell'uomo; secondo, la cosiddetta clonazione terapeutica si scontrerebbe, in Italia ma non soltanto nel nostro Paese, con il pensiero critico del mondo cattolico", conclude Dallapiccola.
Dopo i dati sudcoreani sul prelievo di staminali da un embrione umano clonato, risultati poi falsificati, questo lavoro, rilevano i ricercatori, "e' il primo che dimostra, in una specie diversa dal topo, la possibilita' di derivare cellule staminali da embrioni clonati".
La ricerca, pubblicata il 25 agosto on line sulla rivista Stem Cells, dimostra che anche nei grandi mammiferi come i bovini gli embrioni clonati danno origine a cellule staminali esattamente come gli embrioni ottenuti dalla fecondazione.
I ricercatori hanno estratto le cellule staminali dalla struttura chiamata cresta neurale che, nell'embrione, e' destinata a formare il sistema nervoso e le cui cellule possono dare origine a quelle del sistema nervoso periferico e della cartilagine, delle ossa della faccia e del cranio, della muscolatura liscia dei vasi, delle aree pigmentate della cute e di alcune parti del cuore.
Il lavoro, osservano i ricercatori, e' importante perche' dimostra che anche nei grandi mammiferi, e non soltanto nel topo, le linee cellulari di embrioni clonati hanno un'alta capacita' di differenziarsi e proliferare, "nessuna propensione a formare tumori maligni" e, soprattutto, che "sono immunologicamente compatibili con il donatore di nuclei utilizzati per la clonazione": Sono questi, rilevano "tutti prerequisiti essenziali per il loro possibile utilizzo in modelli di terapia cellulare".
Finora questa potenzialita' era stata dimostrata solo nel topo dall'Italiano Tiziano Barberi, ora nel californiano Beckman Research Institute, che nel 2003 aveva derivato da embrioni di topo clonati cellule staminali per la terapia del morbo di Parkinson. Accese invece l'entusiasmo, ma si e' poi rivelato un falso scientifico, l'annuncio fatto nel 2005 dall'universita' di Seul relativo alla derivazione di cellule staminali da embrioni umani clonati.
"Il nostro studio -osserva Giovanna Lazzari- percio' rafforza il concetto che gli embrioni clonati sono di fatto una preziosa e utile fonte di cellule staminali e restituisce credibilita' e fiducia a questo tipo di ricerca dopo la terribile vicenda coreana". E' anche importante perche' rappresenta un modello di sviluppo precoce del sistema nervoso in embrioni di mammifero, sia clonati che da fecondazione.
Almeno tre le conseguenze di questa ricerca: le prime sono essenzialmente scientifiche e riguardano lo studio dello sviluppo embrionale; in secondo luogo e' un passo per studiare nel dettaglio alcune malattie genetiche sulla base di linee cellulari clonate dai pazienti.
La ricerca e' stata condotta in collaborazione con il dipartimento di Ricerca sulle Cellule Staminali dell'Istituto San Raffaele di Milano, e finanziata da Istituto Superiore di Sanita' e European Science Foundation tramite il CNR.
Lo studio del Laboratorio di Cremona "e' dal punto di vista sperimentale un risultato importantissimo", ma "le possibili future applicazioni sull'uomo, tra cui la clonazione terapeutica, pongono problemi di natura sia tecnica che etica". Cosi' il genetista Bruno Dallapiccola, presidente dell'associazione 'Scienza e Vita'. "Questo studio conferma innanzitutto l'attivismo di un gruppo italiano, quello di Galli, all'avanguardia a livello internazionale. Dal punto di vista scientifico rappresenta poi un'importante verifica sperimentale, ottenuta per vie che ci piacciono perche' hanno utilizzato animali senza distruggere embrioni umani". Tuttavia, "lo stesso protocollo ripetuto sull'uomo porrebbe un doppio problema: primo, non e' detto che i risultati ottenuti sull'animale siano riproducibili anche nell'uomo; secondo, la cosiddetta clonazione terapeutica si scontrerebbe, in Italia ma non soltanto nel nostro Paese, con il pensiero critico del mondo cattolico", conclude Dallapiccola.
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