Italia. Procura chiede rinvio a giudizio di Cosimo Mele (ex Udc) per cessione droga
Chiusa a Roma l'indagine sul parlamentare Cosimo Mele, ex Udc, per la vicenda del festino a luci rosse in un albergo in via Veneto. Il procuratore aggiunto Italo Ormanni ed il sostituto Carlo Luberti hanno depositato gli atti, ipotizzando nei confronti del deputato il reato di cessione di droga. Richiesta di rinvio a giudizio in vista, quindi, per questa circostanza.Allo stesso tempo i magistrati hanno sollecitato l'archiviazione della parte di inchiesta che vede Mele indagato per omissione di soccorso.
L'accusa di cessione di droga non e' circoscritta all'incontro con due accompagnatrici nella notte tra il 27 ed il 28 luglio scorsi, ma anche ad altri analoghi episodi. Nel capo di imputazione si afferma, infatti, che Mele, il quale dopo aver lasciato l'Udc e' confluito nel Gruppo Misto, con piu' 'azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in coincidenza con reiterati incontri sessuali, offriva e metteva a disposizione dei suoi occasionali 'partners', taluni non identificati ed altri identificati, quantita' non modica di sostanza stupefacente del tipo 'cocaina''.
Nel motivare l'archiviazione dell'accusa di omissione di soccorso, configurata in seguito al malore avvertito da Francesca Zenobi, gli inquirenti sostengono che 'lo stato confusionale e allucinatorio della donna' non puo' essere attribuito a Mele per la volontaria assunzione di cocaina da parte della Zenobi. Non solo, i pm Ormanni e Luberti hanno accertato, dopo aver sentito il personale dell'albergo e la stessa Mariya Zara (quest'ultima e' l'ucraina che si trovava con la Zenobi nell'albergo Flora di via Veneto), che Mele chiamo' due volte la reception per segnalare che c'era una persona che si sentiva male e che non sottrasse il telefonino, strumento che poteva essere usato che chiedere aiuto, alla stessa Zenobi.
"La notizia della richiesta di archiviazione dell'accusa di omissione di soccorso nei confronti Francesca Zenobi, coglie in pieno quelle che erano stati gli elementi emersi sinora. Viene confermato, oggi, quel che avevamo sempre sostenuto sin dalla fine di luglio scorso, ovvero che le dichiarazioni rese dalla signorina. non erano dotate di sicura attendibilità". Ha detto così l'avvocato Mario Guagliani, principale difensore del parlamentare ex Udc.
La chiusura delle indagini per il reato di cessione di stupefacenti, non ha colto comunque di sorpresa il penalista. "Attendo di vedere gli atti. In base a quanto mia conoscenza, l'accusa inconsistente, specie dopo l'esito dell'incidente probatorio su quanto repertato all'interno della stanza d'albergo. Sono certo che, in prosieguo, cadrà anche il resto".
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