Sabato 6 giugno 2026
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Italia. Procura di Roma chiedera' nuovamente archiviazione per il dott. Riccio

U.E. - ITALIA
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Resta aperto il caso di Piergiorgio Welby. Il giudice Renato Laviola non ha infatti accolto la richiesta con la quale la Procura della Repubblica di Roma aveva chiesto tempo fa l'archiviazione del caso ed ha disposto che il medico Mario Riccio che stacco' la spina dalla macchina che aiutava a respirare Welby venga inscritto nel registro degli indagati per l'accusa di omicidio del consenziente.
La Procura dopo aver provveduto ad attuare la disposizione del giudice ha inscritto Riccio, ma si accinge a richiedere ancora una volta al gip l'archiviazione del caso. Inizialmente il fascicolo era stato aperto contro ignoti. Una volta ricevuta la documentazione il gip dovra' decidere se accogliere l'istanza di archiviazione o se richiedere al pm di formulare un'imputazione per poi esaminarla in una successiva udienza.

"Sono convinto ancora oggi di aver agito nel rispetto della legge, anche se la decisione del gip di Roma mi ha sorpreso abbastanza. Oltre all'ordine dei medici, anche il tribunale civile di Roma, la procura e numerosi esperti di bioetica si erano pronunciati a mio favore. Pensavo onestamente che il caso fosse chiuso". Lo ha dichiarato Mario Riccio in un'intervista al quotidiano 'Il Corriere della sera'.
"Va bene lo stesso se questo serve ad analizzare ulteriormente la questione, a mettere dei punti fermi su un tema tanto delicato, sono pronto a presentarmi dal giudice e spiegare quel che e' successo. L'ho fatto anche poche settimane fa alla Camera dei deputati". "Da parte mia ho ripetuto quel che avevo detto all'Ordine dei medici e quel che sono pronto a ribadire al giudice: un malato, nel pieno possesso delle sue facolta' mentali, mi ha chiesto di interrompere delle cure e io l'ho fatto. Abbiamo agito nel solco della legalita'".

"Stupore" e' stato espresso dalla Consulta di Bioetica nell'apprendere del rigetto della richiesta di archiviazione per Riccio. In una nota del presidente, Maurizio Mori, Riccio, socio dell'associazione e membro del comitato scientifico, viene definito "medico coraggioso che nel pieno rispetto della legalita' e della dignita' della persona ha risposto alle pressanti richieste di Piergiorgio Welby circa la sospensione delle terapie ormai sproporzionate".
La Consulta di Bioetica "avrebbe preferito l'immediata archiviazione del caso- conclude Mori- visto che il protrarsi dell'azione giudiziaria crea sofferenze e incertezze". La Consulta si dichiara "tuttavia fiduciosa nell'operato della magistratura" e "rinnova la solidarieta' a Riccio e assicura ogni forma di sostegno e tutela".

'Se il gip non avesse respinto la richiesta dei pm di archiviare il procedimento a carico dell'anestesista che stacco' la spina a Piergiorgio Welby, il dottor Mario Riccio, si sarebbe sancito che l'eutanasia in Italia e' legale; che il nostro ordinamento costituzionale e giuridico considera la vita un bene disponibile e tangibile e riconosce, tutela e garantisce il diritto alla morte per mano di un terzo'.
Lo dichiara l'on. Riccardo Pedrizzi (An) che aggiunge: 'Siamo sicuri che il gip manterra' ferma la sua linea, continuera' a rigettare la richiesta dei pm e ordinera' di formulare l'imputazione a carico del dott. Riccio'.

Nello Rossi, segretario dell' Anm e magistrato di Cassazione, dice di avere difficolta' a capire la decisione del Gip di Roma che sul caso Welby non ha ritenuto di dover dar seguito alla richiesta di archiviazione avanzata il 6 marzo.
'Se come ha riportato tutta la stampa nazionale osserva Rosi precisando di parlare a titolo personale - vi e' agli atti del procedimento una consulenza che ha escluso l'esistenza di un nesso tra la (opportuna , doverosa, misericordiosa) sedazione di Piergiorgio Welby e la sua morte, avvenuta a seguito della interruzione della terapia, non vedo come possa essere ipotizzata una responsabilita' penale dell' anestesista intervenuto per alleviare il dolore'.
Rossi fa notare che 'nel nostro ordinamento una persona ha tanto il diritto di 'iniziare' o di non iniziare una cura quanto quello di 'far cessare' una cura gia' intrapresa . Ma di fronte alla libera scelta di porre termine alla terapia, resta il dovere del medico di fare cio' che e' in suo potere per evitare al paziente orribili sofferenze. Diritto e pietas per una volta coincidono. Perche' divaricarli?'.

'La decisione del gip di Roma di non archiviare il procedimento a carico del dr. Riccio, il medico noto per aver staccato il respiratore a Welby, e' la dimostrazione di quanto le presunte 'certezze' espresse dalla posizione di Riccio, anche nell' audizione informale alla commissione Affari Sociali della Camera, fossero assurde e soprattutto prive di fondamento umano e scientifico". Lo afferma Domenico Di Virgilio, capogruppo Forza Italia in commissione Affari Sociali della Camera e responsabile nazionale del dipartimento Sanita' del partito.
'Al di la' del fatto se andasse o no staccata la spina -puntualizza Di Virgilio- ma come puo' un medico avere la presunzione di sapere cio' che e' giusto o cio' che e' sbagliato per un malato se non lo conosce e non ne ha seguito la storia clinica? Su quali presupposti umani e scientifici ha potuto basare la sua decisione?
Invito quindi il dr. Riccio ancora una volta a riflettere su una problematica che forse avrebbe dovuto approfondire con piu' cura".
'Voglio ricordare, inoltre -conclude Di Virgilio- che 200 colleghi medici dell'Ordine di Cremona hanno fortemente criticato il comportamento di Riccio, a mio parere superficiale, che ha calpestato un aspetto importantissimo nell'operato di un medico, e cioe' il rapporto umano e di fiducia che deve esistere tra medico e paziente e ha posto il concetto dell'autodeterminazione al di sopra del valore e dell'inviolabilita' della vita umana".

"E' sconcertante la decisione del Gip di Roma di non archiviare, come chiesto dal pm, il caso del dottor Mario Riccio, l'anestesista che sedo' Welby prima di interrompere la ventilazione meccanica che lo teneva in vita". Lo dichiara in una nota il senatore del Prc, Salvatore Bonadonna. "Il dottor Riccio, con grande senso di responsabilita' etica professionale e capacita' di compassione- spiega Bonadonna- ha operato secondo il volere legittimo e piu' volte reiterato di Piergiorgio Welby". Piu' opportuno sarebbe, afferma il senatore di Rifondazione, "se tutte le istituzioni interessate, compresa la magistratura, dedicassero ogni sforzo affinche' venga eliminato ogni elemento di dubbio interpretativo o peggio, di arbitrio, nella attuazione della legittima volonta' dei pazienti", espressa "sia direttamente e nella piena consapevolezza, sia- conclude Bonadonna- attraverso il cosiddetto 'testamento biologico'".

"La decisione del Gip a carico del dott. Riccio, apre scenari imprevedibili anche a carico dei soggetti che quella sciagurata notte ne favorirono lo sconsiderato gesto. Di certo, da parte nostra, il giudizio morale su quella decisione infame non muta". Questo il commento di Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia.
"La posizione della procura di Roma sulla vicenda Welby- aggiunge Bertolini- mi trova assolutamente concorde. E' sempre un bene- conclude la deputata di Fi- quando si riafferma il principio dell'intangibilita' della vita di un uomo, anche se consenziente".
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