Italia. Procuratore antimafia: comunita' cinesi sono criminogene
"Sappiamo che le comunita' cinesi sono, al loro interno, criminogene". Lo ha detto Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, parlando con i giornalisti a Firenze a margine di una iniziativa per ricordare il vice procuratore nazionale antimafia, Gabriele Chelazzi, scomparso tre anni fa.
"Non e' giusto criminalizzare tutta la loro comunita'. Il problema da risolvere e' quello di cercare l'integrazione, distinguendo la parte onesta, che va integrata, da quella criminale che va espulsa". Infatti, ha spiegato Grasso, "le triadi cinesi sono organizzazioni molto potenti e si collegano con altre organizzazioni criminali per reati criminali e reati transnazionali". Queste organizzazioni, ha aggiunto il Procuratore nazionale antimafia, "hanno un potere economico che puo' portare alla corruzione".
Per quanto riguarda l'Italia, "ci sono collegamenti in certi traffici: esempio e' noto che, con la camorra, svolgono congiuntamente attivita' di contraffazione di griffe".
STUDIO NOMISMA: A PRATO EMERGANO SACCHE ILLEGALITA' - Emersione delle sacche di illegalità nella Chinatown di Prato, e un serio lavoro per rendere la città un laboratorio delle politiche per l'immigrazione: sono i due punti indicati in un documento realizzato da Nomisma e commissionato dall'Unione Industriale Pratese, intitolato "Imprese e territorio: idee e proposte di intervento per il futuro del distretto pratese". Il documento, presentato oggi nella città toscana, affronta anche la questione dell'immigrazione come nodo importante per il rilancio del distretto tessile: a Prato è presente una delle principali comunità cinesi d'Italia. "Prato è da sempre un magnete che attira immigrazione più o meno remota - si legge in una sintesi del documento diffusa dalla Uip - ma la comunità cinese ha sue peculiarità che ne fanno un caso a sé a livello nazionale: a Prato non abbiamo solo immigrati-lavoratori, ma anche molti immigrati-imprenditori. Occorre far emergere le ampie sacche di illegalità esistenti nella Chinatown pratese in modo da generare reali opportunità legate alla sua intraprendenza economica: anche la conquista della legalità è politica industriale".
Il caso pratese, secondo lo studio realizzato da Nomisma e curato da Massimiliano Bondi, è peculiare: di conseguenza "si chiede che per Prato vengano attivate a livello nazionale - recita il testo - ed europeo misure straordinarie, volte alla gestione e valorizzazione dell'apertura del distretto, in modo da farne un laboratorio di politiche per l'immigrazione". La proposta che si lancia alla società locale, quindi, è quella di "operare, in sintonia con gli altri attori locali, per fare di Prato un laboratorio nazionale ed europeo delle politiche per l'immigrazione, a cominciare dalla legalità".
CINESI ROMA, QUI NON MANIFESTEREMO - Non ci sara' alcuna manifestazione di protesta della comunita' cinese nella capitale. A chiarirlo, al termine dell'incontro avuto oggi in Campidoglio con il sindaco di Roma Walter Veltroni, sono stati alcuni esponenti della comunita' stessa.
'Assolutamente - ha detto la rappresentante della comunita' di Shanghai Hui Jin - non abbiamo chiesto l'autorizzazione per alcuna manifestazione e non c'e' alcuna intenzione di farla.
C'e' invece un importante dialogo avviato, anche con l'incontro di oggi'.
Non c'e' invece alcuna decisione presa, ma l'orientamento appare piu' per il no che per il si', da parte della comunita' cinese romana sulla eventuale partecipazione alla manifestazione organizzata dalla comunita' cinese milanese per giovedi' prossimo a Milano. 'Penso proprio che non andremo', ha detto Hui Jin. 'Non abbiamo ancora deciso - ha spiegato invece il presidente della Consulta degli immigrati di Roma il cinese Pan YongChang - ma anche se andremo e' per solidarieta' con la comunita' di Milano, perche' qui a Roma la situazione e' molto diversa'.
TESTIMONE, TASSISTI EVITANO CINESI - Un uomo d'affari italo-francese, in arrivo da Parigi all'aeroporto di Linate, racconta di aver assistito a una scena che lo ha lasciato 'esterrefatto'. 'Una coppia di cinesi, che chiedeva di andare alla stazione Centrale - spiega il manager del settore moda - e' stata rifiutata da ben cinque tassisti, che non li hanno fatti salire'.
'Io stesso ho preso uno di questi cinque taxi e ho chiesto spiegazioni dell'accaduto al conducente, che - dice - mi ha risposto di non volere cinesi sulla sua macchina, dopo quello che e' successo a Chinatown'.
'I cinesi sono dei grandi utilizzatori di taxi e non ci hanno mai creato nessun problema'. Cosi' ribatte Emilio Boccalini, portavoce del Satam, il piu' grande dei sindacati dei tassisti milanesi che, tra l'altro, ha sede in via Messina, proprio ai margini della Chinatown milanese. 'La questione di difficolta' di rapporti con gli immigrati in genere e coi cinesi in particolare - continua - non e' mai stata finora sollevata da nessuno dei nostri associati e quindi mai posta all'ordine del giorno delle nostre riunioni'.
Anche Alfonso Faccioli, leader del Cat, sindacato di categoria dei tassisti milanesi, esclude che possa essere avvenuto un episodio di discriminazione come quello segnalato.
'Lo escludo nel modo piu' assoluto - ha detto - Linate poi non e' proprio il posto adatto. Ci sono sistemi di controllo e di videosorveglianza e tanta attenzione all'operato dei conducenti di autopubbliche'. Anche Faccioli afferma che, per quanto riguarda la sua categoria, 'i cinesi sono clienti eccezionali, gentilissimi e molto educati. Io ho sentito, come tutti, dei problemi di convivenza tra immigrati e residenti in via Paolo Sarpi, ma per quanto riguarda noi tassisti non c'e' mai stato alcun problema'.
"Non e' giusto criminalizzare tutta la loro comunita'. Il problema da risolvere e' quello di cercare l'integrazione, distinguendo la parte onesta, che va integrata, da quella criminale che va espulsa". Infatti, ha spiegato Grasso, "le triadi cinesi sono organizzazioni molto potenti e si collegano con altre organizzazioni criminali per reati criminali e reati transnazionali". Queste organizzazioni, ha aggiunto il Procuratore nazionale antimafia, "hanno un potere economico che puo' portare alla corruzione".
Per quanto riguarda l'Italia, "ci sono collegamenti in certi traffici: esempio e' noto che, con la camorra, svolgono congiuntamente attivita' di contraffazione di griffe".
STUDIO NOMISMA: A PRATO EMERGANO SACCHE ILLEGALITA' - Emersione delle sacche di illegalità nella Chinatown di Prato, e un serio lavoro per rendere la città un laboratorio delle politiche per l'immigrazione: sono i due punti indicati in un documento realizzato da Nomisma e commissionato dall'Unione Industriale Pratese, intitolato "Imprese e territorio: idee e proposte di intervento per il futuro del distretto pratese". Il documento, presentato oggi nella città toscana, affronta anche la questione dell'immigrazione come nodo importante per il rilancio del distretto tessile: a Prato è presente una delle principali comunità cinesi d'Italia. "Prato è da sempre un magnete che attira immigrazione più o meno remota - si legge in una sintesi del documento diffusa dalla Uip - ma la comunità cinese ha sue peculiarità che ne fanno un caso a sé a livello nazionale: a Prato non abbiamo solo immigrati-lavoratori, ma anche molti immigrati-imprenditori. Occorre far emergere le ampie sacche di illegalità esistenti nella Chinatown pratese in modo da generare reali opportunità legate alla sua intraprendenza economica: anche la conquista della legalità è politica industriale".
Il caso pratese, secondo lo studio realizzato da Nomisma e curato da Massimiliano Bondi, è peculiare: di conseguenza "si chiede che per Prato vengano attivate a livello nazionale - recita il testo - ed europeo misure straordinarie, volte alla gestione e valorizzazione dell'apertura del distretto, in modo da farne un laboratorio di politiche per l'immigrazione". La proposta che si lancia alla società locale, quindi, è quella di "operare, in sintonia con gli altri attori locali, per fare di Prato un laboratorio nazionale ed europeo delle politiche per l'immigrazione, a cominciare dalla legalità".
CINESI ROMA, QUI NON MANIFESTEREMO - Non ci sara' alcuna manifestazione di protesta della comunita' cinese nella capitale. A chiarirlo, al termine dell'incontro avuto oggi in Campidoglio con il sindaco di Roma Walter Veltroni, sono stati alcuni esponenti della comunita' stessa.
'Assolutamente - ha detto la rappresentante della comunita' di Shanghai Hui Jin - non abbiamo chiesto l'autorizzazione per alcuna manifestazione e non c'e' alcuna intenzione di farla.
C'e' invece un importante dialogo avviato, anche con l'incontro di oggi'.
Non c'e' invece alcuna decisione presa, ma l'orientamento appare piu' per il no che per il si', da parte della comunita' cinese romana sulla eventuale partecipazione alla manifestazione organizzata dalla comunita' cinese milanese per giovedi' prossimo a Milano. 'Penso proprio che non andremo', ha detto Hui Jin. 'Non abbiamo ancora deciso - ha spiegato invece il presidente della Consulta degli immigrati di Roma il cinese Pan YongChang - ma anche se andremo e' per solidarieta' con la comunita' di Milano, perche' qui a Roma la situazione e' molto diversa'.
TESTIMONE, TASSISTI EVITANO CINESI - Un uomo d'affari italo-francese, in arrivo da Parigi all'aeroporto di Linate, racconta di aver assistito a una scena che lo ha lasciato 'esterrefatto'. 'Una coppia di cinesi, che chiedeva di andare alla stazione Centrale - spiega il manager del settore moda - e' stata rifiutata da ben cinque tassisti, che non li hanno fatti salire'.
'Io stesso ho preso uno di questi cinque taxi e ho chiesto spiegazioni dell'accaduto al conducente, che - dice - mi ha risposto di non volere cinesi sulla sua macchina, dopo quello che e' successo a Chinatown'.
'I cinesi sono dei grandi utilizzatori di taxi e non ci hanno mai creato nessun problema'. Cosi' ribatte Emilio Boccalini, portavoce del Satam, il piu' grande dei sindacati dei tassisti milanesi che, tra l'altro, ha sede in via Messina, proprio ai margini della Chinatown milanese. 'La questione di difficolta' di rapporti con gli immigrati in genere e coi cinesi in particolare - continua - non e' mai stata finora sollevata da nessuno dei nostri associati e quindi mai posta all'ordine del giorno delle nostre riunioni'.
Anche Alfonso Faccioli, leader del Cat, sindacato di categoria dei tassisti milanesi, esclude che possa essere avvenuto un episodio di discriminazione come quello segnalato.
'Lo escludo nel modo piu' assoluto - ha detto - Linate poi non e' proprio il posto adatto. Ci sono sistemi di controllo e di videosorveglianza e tanta attenzione all'operato dei conducenti di autopubbliche'. Anche Faccioli afferma che, per quanto riguarda la sua categoria, 'i cinesi sono clienti eccezionali, gentilissimi e molto educati. Io ho sentito, come tutti, dei problemi di convivenza tra immigrati e residenti in via Paolo Sarpi, ma per quanto riguarda noi tassisti non c'e' mai stato alcun problema'.
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