Lunedì 8 giugno 2026
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Italia. Procuratore antimafia teme la morte del calcio per infiltrazioni mafiose

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Anche il calcio italiano, come gia' buona parte di quello sudamericano, potrebbe essere infiltrato dal narcotraffico. Per non morire di mafia il calcio dica no ai soldi sconosciuti, agli avventurieri, agli ingaggi siderali che drogano il mercato e lo rendono a forte rischio di infiltrazione criminosa. Pietro Grasso, 64 anni, da quattro procuratore nazionale antimafia e da una vita tifoso di calcio, ha titoli ed esami per parlare dell'allarme lanciato nei giorni scorsi dall'Ocse, l'organizzazione che cura la cooperazione e lo sviluppo economico dei paesi occidentali. E lo fa enunciando un principio che e' alla base del suo libro appena uscito ed indirizzato a tutt' altri ambiti: 'Per non morire di mafia...' 'Appunto -spiega Grasso al telefono con l'ANSA- per evitare il pericolo di essere strangolato dal potere della criminalita', evidentemente interessata al potere sociale che genera ed alla possibilita' di ripulire denaro, il calcio deve apprezzare e fare sue posizioni come quella presa recentemente da Mediobanca nella vicenda Roma. Occorre sapere da dove arrivano i soldi di chi entra nel sistema. Bisogna evitare che i capitali sporchi inquinino il mercato, perche' non c'e' dubbio che il denaro a costo zero butta fuori il denaro che chiede interessi. Fa bene, fa benissimo Mediobanca a pretendere garanzie: a maggior ragione occorre massima trasparenza laddove ci sono di mezzo gli azionisti. Del resto in Italia abbiamo esempi lampanti senza bisogno di far ricorso alla mafia: la Parmalat, oppure i bond stranieri o le forme di economia virtuale che appunto hanno creato l'attuale crisi economica. Questo significa che bisogna guardarsi dagli avventurieri, dai finanzieri e quindi anche dai mafiosi, da tutti coloro che creano denaro dal nulla. Ripeto: la mafia, almeno un certo tipo di mafia, diciamo quella siciliana (o i casalesi che molto si avvicinano a questo tipo di manifestazione criminale, cosi' come la 'ndrangheta) investe molto nell'imprenditoria. Molti dei proventi illeciti poi vengono trasferiti nell'economia locale con la faccia pulita'.
Il rimedio e' la tracciabilita'? 'Non si devono mai accettare capitali di cui non si conosce la provenienza. Perche' un privato, un Moratti ad esempio, rischia personalmente o sul piano familiare: lui sa che rischia sulla sua persona e si prende le responsabilita' conseguenti. Ma una societa' come la Roma che ha una situazione particolare, con le banche che l'hanno salvata...E' un imperativo categorico conoscere chi mette i soldi'.
Si appassiona, Grasso: come quando la domenica va a soffrire in tribuna al Renzo Barbera per il Palermo. Si appassiona perche' il tifo e' amore. E lui di squadre per cui tifare ne ha un paio: oltre a quella rosanero c'e' quella della gente per bene. 'Quella che riesce a sopravvivere al ricatto mafioso - conclude Grasso - e sceglie di stare dalla parte dello Stato e della legalita''.
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