Giovedì 4 giugno 2026
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Italia. Il prof. Piero Anversa: le cellule staminali per recuperare il cuore infartuato

U.E. - ITALIA
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Esiste una riserva di recupero per il cuore, cellule staminali che hanno sede nell'atrio e che, se attivate, possono concorrere a ricostituire una normale funzionalita' cardiaca dopo un infarto miocardico, evitando il trapianto. E' quanto emerge dagli studi condotti dal prof. Piero Anversa, direttore del Centro di Ricerca sulle malattie cardiovascolari di Valhalla a New York, illustrati in una lettura magistrale alla Seconda Universita' di Napoli.
L'occasione e' stata la presentazione dei primi dati delle linee di ricerca delle malattie cardiovascolari, in particolare dello scompenso cardiaco, del centro di eccellenza della Seconda Universita' di Napoli, ad un anno dalla sua costituzione, in cui operano oltre novanta ricercatori e venti unita' di ricerca.
In diversi studi condotti su animali da esperimento e' stato dimostrato, ha detto il prof. Anversa (che e' componente del Comitato scientifico del Centro di Eccellenza, coordinato dal Prof. Francesco Rossi, preside della facolta' medica), che alcune cellule cardiache, i cardiomiociti, hanno la capacita' di dividersi. Questa capacita' crea i presupposti per la rigenerazione di tessuto cardiaco dopo infarto da parte delle cellule sopravvissute, che esprimono, precocemente e tardivamente, geni legati alla crescita. "Accanto a questa evidenza ne sono state acquisite molte altre e possiamo quindi affermare che la rigenerazione delle cellule cardiache e l'ipertrofia cellulare, cioe' la loro capacita' di moltiplicarsi e di crescere piu' grandi, crea una vera e propria riserva di recupero per il cuore".
Una ricerca che studi questi meccanismi ed individui le modalita' per amplificarli crea presupposti rivoluzionari per riportare cuori infartuati ad una condizione molto vicina alla normalita', ad un recupero di una buona funzionalita'. Gli studi tendono ad individuare l'origine di queste cellule che si rigenerano. "Al momento -ha spiegato Anversa- due sono le possibilita' prospettate: la prima fa riferimento alla presenza nel cuore di un piccolo gruppo di mioblasti, cellule gia' caratterizzate come muscolari, ma che hanno ancora la capacita' di dividersi. La seconda fa riferimento a cellule primitive, totipotenti, le cosiddette cellule staminali che, stimolate, hanno la capacita' di differenziarsi in cellule miocardiche. Ricerche recenti hanno dato credito a quest'ultima ipotesi, dimostrando anche la sede di queste cellule, in punti del cuore poco esposti a forti stress emodinamici, gli atri. Ricordiamo infatti che i flussi vorticosi avvengono nel cuore a livello dei ventricoli, mentre gli atri sono aree dove l'attivita' si svolge con modalita' piu' tranquille".
Anversa ha parlato dei suoi esperimenti nel topo, dimostrando che se si iniettano fattori di crescita nel cuore infartuato, si crea una condizione favorevole al ripopolamento dell'area necrotica con cellule staminali provenienti dall'atrio. Il nuovo tessuto contiene anche vasi sanguigni (arteriole e capillari) e cellule miocardiche in grado di migliorare la funzionalita' ventricolare. ''E' stato quindi dimostrato -ha concluso- che se si riuscira' nell'uomo ad attivare questi meccanismi, i pazienti che hanno subito un infarto miocardico potranno ricostituire una normale funzionalita', senza dover ricorrere a trapianti cardiaci, ma facendo riferimento alle proprie cellule staminali in grado di differenziarsi in cellule cardiache uguali a quelle che si erano perse ed in grado di rimanere in vita perche' si ricrea anche la loro irrorazione sanguigna''.

Nell'incontro e' stato inoltre presentato uno studio in collaborazione tra i gruppi dei prof. Cotrufo e Agozzino della SUN e ricercatori del GIMEC, sui fenomeni di morte e rigenerazione miocardica nell'insufficienza cardiaca terminale, eseguito su 18 cuori espiantati in pazienti con scompenso cardiaco in fase terminale sottoposti a trapianto cardiaco. Sono stati studiati i fenomeni rigenerativi, la possibilita' di autoricostituzione del miocardio partendo da cellule staminali, i fenomeni neoangiogenetici, l'apoptosi. E' stato dimostrato che anche nel miocardio di pazienti con scompenso in fase terminale ad origine ischemica c'e' rigenerazione miocardica, legata anche a fenomeni neoangiogenetici.
Infine, e' stato illustrato lo studio sulla tempesta genica condotto da diverse unita' di ricerca: ogni atto cardiochirurgico su cuori di pazienti infartuati o scompensati, anche se finalizzato alla guarigione -e' stato spiegato- e' minacciato dall'insorgenza di una vera e propria tempesta genica, cioe' geni che, attivati (o spenti) nel corso dell'intervento chirurgico, possono determinare complicanze tali da rendere necessario un eventuale reintervento. E' questo il risultato piu' importante degli studi. Lo studio piu' integrato e' quello sul cosiddetto remodeling negativo arterioso, cioe' di quello che avviene dopo un trauma chirurgico a livello di un vaso sanguigno e che puo' portare ad una restenosi, cioe' ad un nuovo restringimento di un'arteria precedentemente trattata.
Il modello sperimentale utilizzato e' stato quello della lesione chirurgica sull'arteria carotide comune di ratto. Sono stati eseguiti al momento oltre 200 esperimenti, individuati i geni interessati e la sequenza temporale del loro interessamento, definendo una dipendenza della sequenza degli eventi dal ceppo di ratto utilizzato. Sono anche stati studiati i fenomeni apoptosici e i recettori per i peptidi vasoattivi interessati. E' stata infine studiata l'attivazione dei meccanismi infiammatori coinvolti individuandoli e definendo i tempi di sviluppo dei processi. L'analisi istologica (30 giorni dopo la chirurgia) ha dimostrato il danno come conseguenza di fenomeni di rimodellamento negativo che portano ad una riduzione del lume carotideo.
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