Italia. Il progetto "Dap-Prima" per fermare il turn over dei tossicodipendenti in carcere
Bloccare il turn-over che nel 2004 ha portato 24 mila tossicodipendenti ad entrare nelle carceri italiane, ed uscirne, poco dopo, per aver commesso reati minori. Nei sovraffollati istituti di pena italiani (56.068 detenuti, di cui 15.097 tossicodipendenti) il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria punta a trovare soluzioni alternative al carcere. Soprattutto per quei giovani che scippano o commettono piccoli furti per procurarsi la 'dose'. Queste persone -hanno spiegato il responsabile del Dap, Giovanni Tinebra e il responsabile della direzione generale dei detenuti e del trattamento, Sebastiano Ardita, nel corso di un convegno nazionale al quale hanno partecipato diversi esponenti politici di maggioranza e di opposizione- possono essere prese in cura e rieducate senza fare neanche un giorno di carcere. Il progetto si chiama "Dap - Prima" e intende estendere a livello nazionale l'esperienza che gia' da diversi anni ha dato risultati positivi a Milano."Il tossicodipendente arrestato per reati minori -spiega Ardita- viene preso in carica da un'équipe fatta da medici del Servizio Sert e delle Asl. Tutto questo prima che venga portato davanti al giudice per il processo per direttissima o per la convalida della misura cautelare. Grazie all'aiuto di questa équipe di esperti, il tossicodipendente puo' scegliere se sottoporsi a un programma di cura. Il giudice, a questo punto, avra' tutti gli elementi per emettere un provvedimento di custodia cautelare alternativa in una comunita' terapeutica o in un centro di cura".
"Non stiamo innovando il sistema punitivo -fa subito notare Giovanni Tinebra- ci sono spazi e luoghi alternativi al carcere per il recupero dei detenuti tossicodipendenti. E' una strada da percorrere".
Il progetto prendera' il via innanzitutto in quattro citta' pilota: Roma, Padova, Reggio Calabria e Catania. In queste quattro grandi citta' verra' riproposto il modello di collaborazione tra tribunale, forze dell'ordine, Dap, servizi Tossicodipendenze pubblici e del privato sociale gia' attivo da meta' degli anni '90 a Milano.
Proprio a Milano, da anni i tossicodipendenti possono beneficiare di programmi di cura in comunita' terapeutica con costi giornalieri non superiori a un terzo di quelli di una giornata in carcere ("un detenuto in carcere costa 250 mila delle vecchie lire", fa sapere Tinebra). Ogni anno a Milano 400 tossicodipendenti vengono esaminati dal Servizio Sert Asl citta' di Milano che funziona nei locali del tribunale, ed almeno 100 di loro vengono in seguito inseriti in comunita'.
"Si dice che il carcere sia malato, ma spesso si dimentica che e' fatto di persone malate", sottolinea Ardita. E i dati lo confermano: al 31 dicembre del 2004, su 15 mila 097 detenuti tossicodipendenti, si contavano 1.394 detenuti con Hiv. Quest'ultimo dato sulla sieropositivita' non corrisponde pero' alla realta': "I detenuti che hanno contratto il virus dell' hiv sono molti di piu', almeno 4.500-5.000. Questo lo sappiamo -fa notare Ardita- perche' molti di loro rifiutano di sottoporsi al test per non essere poi emarginati all'interno del carcere".
Dai dati del Dap emerge inoltre che su 82.275 arrestati nel 2004 ben 24.113 (pari al 29,31%) erano tossicodipendenti. E ancora: sempre nel 2004 gli stranieri entrati in carcere per avere violato la legge sulla droga sono stati 8.380, mentre su circa 32 mila detenuti stranieri nelle carceri italiane, sempre nel 2004, 6.248 erano tossicodipendenti. Per i detenuti tossicodipendenti che hanno commesso reati piu' gravi, il ministero della Giustizia punta ad ampliare gli Icatt vale a dire gli istituti a custodia attenuata dove per il detenuto e' possibile partecipare ad un programma di recupero e di disintossicazione. "Attualmente ce ne sono venti di Icatt -spiega Ardita- speriamo di ampliarli".
Nella riabilitazione dei tossicodipendenti che delinquono bisogna avere "ben presente la necessita' di un giusto equilibrio tra le esigenze di cura e quelle, altrettanto essenziali della sicurezza collettiva". Cosi' il messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. "Esprimo il piu' vivo apprezzamento per l'iniziativa adottata dalla Direzione generale dei detenuti e del trattamento", si legge nel messaggio di Ciampi. "L'assise, fruendo delle piu' qualificate e specifiche competenze, si propone di approfondire con ponderazione e completezza il problema che coinvolge importanti aspetti sociali dei percorsi di riabilitazione e di reinserimento dei tossicodipendenti che delinquono, avendo ben presente la necessita' di un giusto equilibrio tra le esigenze di cura e quelle, altrettanto essenziali, della sicurezza collettiva".
Per aiutare il tossicodipendente a vincere la propria dipendenza servono non tanto pene detentive da scontare in carcere, quanto piuttosto "il ricovero in strutture adeguate e gestite da professionisti preparati, competenti e umanamente sensibili", questo, in sintesi il senso del messaggio inviato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. "I progressi realizzati sul fronte della cura della tossicodipendenze permette oggi di prevedere pene alternative per chi, afflitto da questo patologia, cade nelle maglie della microcriminalita' o e' costretto ad affrontare altre difficile prove ad essa collegate. Sono convinto che il modo migliore di combattere questo problema sia di aiutare chi ne e' coinvolto a vincere la propria dipendenza, e che questo sia possibile non tanto attraverso pene detentive da scontare in carcere, quanto piuttosto attraverso il ricovero in strutture adeguate e gestite da professionisti preparati, competenti e umanamente sensibili".
Se davvero Berlusconi vuole superare l'approccio punitivo verso i drogati, "ritiri il ddl Fini che inasprisce le pene e criminalizza i tossicodipendenti", replica a stretto giro di posta Rosy Bindi, parlamentare della Margherita, sull'intervento del premier. "Ci aspettiamo che la svolta compassionevole di Berlusconi sulla droga si traduca in qualcosa di piu' efficace dei messaggi ai convegni e delle donazioni ad personam. Tanto piu' che la proposta appare del tutto inadeguata alla complessita' del fenomeno. L'ipotesi di affrontare il problema della droga con il ricovero si iscrive in una logica di segregazione e rimozione della dipendenza, il contrario di una strategia di accoglienza e di liberazione dalla persona. Se davvero si vuole superare un approccio punitivo verso i drogati non servono ne' il carcere ne' i ricoveri coatti. Per cominciare sarebbe bene ritirare il disegno di legge Fini che inasprisce le pene e criminalizza i tossicodipendenti e investire nell'integrazione sociosanitaria, sostenendo i tossicodipendenti e le loro famiglie". Per Bindi, "e' necessario rilanciare il ruolo dei Sert, i servizi pubblici territoriali oggi massacrati dai tagli alla spesa sociale e senza imporre un unico modello va salvaguardato il pluralismo delle comunita' terapeutiche. Il governo smetta di privilegiare questo o quell'interlocutore, ma si impegni seriamente a sostenere quanti, con approcci culturali e metodologie differenti, da anni sono impegnati a costruire percorsi personalizzati e percio' efficaci di recupero e reinserimento".
"La retromarcia di Berlusconi sul tema delle tossicodipendenze e' molto positiva", dice la Verde Luana Zanella, deputata della commissione Affari sociali, la quale si chiede se "la posizione 'morbida' del premier sia un primo passo verso il ritiro del DDL Fini che, invece, propone il bastone contro chi e' vittima della droga". "L'importante per ora, e' che la dichiarazione del premier non sia solo frutto dell'esigenza di compiacere la platea di quel momento".
Il progetto "Dap-prima" trova consensi tra le forze politiche di maggioranza, anche se con alcuni distinguo. Il sottosegretario alla salute, Maria Elisabetta Alberti (Fi) ritiene che "la detenzione puo' rappresentare una opportunita' di cura e di controlli adeguati per i tossicodipendenti, spesso malati anche di epatite C, tubercolosi e di malattie neuropsichiatriche causate da droghe stimolanti e allucinanti". Ma il sottosegretario Alberti avverte: "la malattia non deve mai costituire un alibi o un passaporto di impunita'".
Anche Gaetano Pecorella (Fi), presidente della commissione giustizia della Camera, sottolinea la necessita' che venga trovato "un giusto equilibrio tra le esigenze di cura del tossicodipendente e l'esigenza di sicurezza della collettivita"', perche' "vi sono vittime di reati che malamente accettano che dopo un furto o una rapina i tossicodipendenti non scontino la pena in carcere".
"Ci si puo' curare in carcere se il carcere e' l'estrema ratio", tiene a precisare il sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Valentino (An), che auspica il varo del ddl sulla droga in tempi celeri. "Certamente la prevenzione e' auspicabile piu' che la repressione ma la prevenzione non ha dato i risultati sperati. La misura e' colma. Il fenomeno e' dilagante e bisogna correre ai ripari. Ci sono esigenze reclamate dall'opinione pubblica alle quali il legislatore non si puo' sottrarre".
Proprio del ddl sulla droga ora al vaglio delle commissioni sanita' e giustizia del Senato, incentra il suo intervento il presidente della commissione giustizia di Palazzo Madama, Antonino Caruso (An). "Chi critica questa legge il piu' delle volte neanche l'ha letta la soppressione della distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere significa giocare di anticipo. Difatti e' stato provato che il principio attivo presente fino a qualche tempo fa nella cannabis era dello 0,5-1,5% Oggi il principio attivo oscilla tra un range del 20-25% fino al 30-40%". Il senatore di An difende inoltre il ddl dall'accusa di causare un ulteriore sovraffollamento delle carceri perche' "nel testo sono previsti percorsi alternativi per il recupero dei tossicodipendenti".
Di tutt'altro avviso l'opposizione. In particolare Franco Corleone, ex sottosegretario alla giustizia e ora garante dei detenuti a Firenze, ritiene che con questo progetto presentato oggi "il Dap vuole prepararsi ad una infornata di nuovi detenuti in vista dell'approvazione della nuova legge sulle droghe. Con la nuova legge, infatti, le carceri potranno arrivare a contenere anche 80-90 mila detenuti, per la maggior parte tossicodipendenti".
Anche Enrico Buemi, presidente del comitato carceri in commissione giustizia alla Camera e' critico pur ritenendo "interessante" il progetto del Dap, non manca di sostenere che il problema tossicodipendenza vada "affrontato alla radice della questione": "legalizzazione della droga e un intervento terapeutico efficace e permanente sono le vere misure di contrasto". Buemi, infine, fa' notare che "il carcere e' un luogo di disumanizzazione, un luogo difficile, dove per il detenuto e' impossibile disintossicarsi. L'alternativa vera consiste in un percorso terapeutico oppure in colonie penali nelle quali le realta' dei detenuti tossicodipendenti sono piu' compatibili con le condizioni di recupero".
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