Italia. Proposta del Governo per il Dipartimento Nazionale Antidroga e critica dei Sert: le reazioni
La prima giornata del convegno di San Patrignano "Rainbow", e' stata caratterizzata dall'intervento del vicepresidente del Consiglio dei ministri, on. Gianfranco Fini con la sua proposta del Dna, Dipartimento Nazionale Antidroga, e le critiche sull'operato dei Sert, come era prevedibile hanno scatenato una serie di reazioni da parte del mondo politico e di chi ha a che fare con realta' della droga.
Una prima risposta arriva da Augusto Battaglia, parlamentare diessino e capogruppo in commissione Affari Sociali: Fini ha "le idee confuse sul lavoro dei Sert, dei servizi territoriali e delle comunita' terapuetiche", la paura di Battaglia e' che il Governo tolga le competenze alle Regioni e ai dicasteri di Welfare e Salute, che invece e' giusto che le abbiano in materia di lotta alla droga e di recupero dei tossicodipendenti. "Cosa vuol fare davvero la destra? Dopo aver riproposto i manicomi per i malati di mente, vuole anche il ricovero coatto in comunita' di tossicodipendenti?".
A difesa dei Sert e delle politiche di riduzione del danno scende in campo l'ex ministra per gli Affari Sociali, l'on. Livia Turco: "Gianfranco Fini, in materia di droga continua a stravolgere la realta' e si ostina a non voler vedere i risultati concreti che, non solo le comunita', ma anche i Sert sono riusciti ad ottenere". Livia Turco ha ribadito che i servizi pubblici e privati collaborano insieme da anni con operatori che dedicano la loro vita al recupero di altre vite umane. Se non ci fossero i camper e i servizi di strada di riduzione del danno, molti tossicodipendenti non sarebbero mai stati avvicinati da nessuno.
Dai Verdi la risposta arriva per bocca del parlamentare Paolo Cento che punta l'attenzione sull'inutilita' di questo nuovo organismo, se non saranno le politiche e la legislazione a essere modificate: "la depenalizzazione e la riduzione del danno sono la base fondamentale delle strategie scelte dagli altri Paesi europei", su queste basi sara' difficile che possano crearsi le auspicate convergenze parlamentari auspicate dal vicepresidente del Consiglio.
Ancora dai Verdi e da un altro membro del Governo passato, l'on. Franco Corleone, arriva una risposta che ne critica l'impostazione tutta ideologica: "la riduzione del danno e' una scelta comune che viene rinnegata in nome di una ideologia e di un moralismo raccapricciante" aggiungendo che "non importa a Fini e Muccioli che i tossicodipendenti vivano e si possano reinserire nella societa', importa solo che prevalga la concezione della vita totalitaria e irrealistica". La scelta di affidare la politica sulla droga ad "un prefetto proibizionista, nominato piccolo zar, destinato alla sconfitta" e' per Corleone "un segno non solo di arretratezza culturale, ma anche di mediocrita' morale". Intollerabile e' inoltre che ci sia chi speculi e cerchi di fare affari d'oro sui tossicodipendenti e sul loro recupero. Corleone infine si appella al ministro della Difesa, Antonio Martino, da sempre antiproibizionista, perche' si distingua da queste posizioni governative, definite "avventure nazionaliste-proibizioniste".
Anche da Rifondazione Comunista la risposta arriva attraverso Paolo Ferrero, responsabile stato sociale del Partito, secondo cui la "grave" posizione e' "del resto coerente con la politica internazionale del Governo, perche' gli unici che gioiranno saranno i narcotrafficanti".
Sulla stessa linea l'esponente del Ppi-Margherita, on. Giuseppe Fioroni, che si schiera in difesa delle vittime della droga: "sarebbe davvero inaudito accanirsi contro di loro mentre si stendono guide rosse agli evasori e si riaprono le celle dei boss mafiosi". Non troppo ironicamente Fioroni si chiede se Fini abbia abitato in Paupasia, suggerendo al centrodestra di attuare per se stessi la "riduzione dei danni".
La Lila, lega italiana lotta all'Aids, si dichiara preoccupata per la svolta del Governo di voler azzerare le strategie di riduzione del danno e di ridimensionare i Servizi Pubblici: "la criminalizzazione dei consumatori produce solo nuova marginalita' e non serve a contenere l'ansia sociale".
Secondo il Forum Droghe questa scelta "ci porta fuori dall'Europa. Mentre si affermano in tutto il continente le politiche di riduzione del danno, il Governo di centrodestra propone un drastico dietrofront". Il rischio e' che ci si preoccupi piu' delle varie comunita', sempre piu' vuote, che "del benessere e della salute dei consumatori".
Dalla Casa delle Liberta' arriva un sostegno attraverso il capogruppo alla Camera del Ccd-Cdu, l'on. Luca Volonte', che esprime soddisfazione per le parole di Fini, aggiungendo che "siamo lieti di trovare in lui un sensibile interlocutore". Volonte' ricorda di come il suo gruppo ha gia' presentato alla stampa una mozione in cui si chiedeva di fare il punto sui risultati dei Sert. L'incontro al quale aveva partecipato anche don Gelmini, ha sottolineato come "l'assistenza pubblica non previene ne' recupera, ma di fatto normalizza il fenomeno droga, incrementando proprio attraverso i Sert l'uso del metadone".
Giovanni Aliquo', della Federazione sindacale della Polizia (Lisipo, Sodipo e Anfp) sull'attuale situazione della Direzione Centrale Antidroga ha cosi' commentato: "dobbiamo pienamente condividere il giudizio negativo espresso oggi da Fini, sulla politica di contrasto al consumo di stupefacenti"; la paralisi secondo Aliquo' e' dovuta ad "una direzione accentratrice e poco rispettosa delle regole e delle risorse umane, piu' attenta ai giochi di potere ed ai privilegi".
Il padrone di casa, Andrea Muccioli, ha plaudito all'intervento di Fini, criticando "otto anni di politica ambigua" che hanno portato ad una situazione del Paese "scandalosa". Muccioli ha concordato sull'ipotesi di una politica coordinata, dopo aver altresi' ribadito di come il consumo di droghe oggi sia piu' alto "perche' c'e' un malessere diffuso nella scuola, nella famiglia e nella societa'".