Italia. Protesta immigrati cinesi: rispettateci
Parte da Napoli la 'rivolta' dei cinesi. Accusati da piu' parti di aver ammazzato l'economia locale con produzioni e vendita a prezzi stracciati, sono addirittura scesi in piazza oggi con un corteo per denunciare di essere ripetutamente vittima di rapine e furti ma anche di atti di disprezzo: "lo sport preferito da molti ragazzini sembra essere diventato quello di sputarci addosso al nostro passaggio", come denuncia Salvio Wu, uno dei partecipanti alla marcia, tra i piu' attivi nell'evidenziare un vero e proprio accanimento.
In oltre 300, secondo gli organizzatori, hanno attraversato ieri le vie del centro cittadino, da piazza Garibaldi, nei pressi della Stazione centrale, a piazza Plebiscito, salotto della citta', sventolando bandiere italiane e chiedendo "maggiore rispetto e dignita'" non solo per loro ma per tutti gli immigrati presenti sul territorio. La comunita' orientale che, nella sola citta' di Napoli, secondo quanto riferiscono alcuni portavoce, conta oltre 2.000 persone, delle quali circa 600 sono prive di permesso di soggiorno, chiede che siano fermati "gli abusi che continuamente vengono perpetrati nei nostri confronti".
In marcia donne, uomini ma anche tanti bambini che si sentono a pieno titolo cittadini italiani: a dimostrarlo il fatto che parlano 'perfettamente' il dialetto napoletano e indossano la maglia Nazionale di calcio.
Nel capoluogo partenopeo la comunita' cinese puo' contare su 181 attivita' commerciali, quasi tutte ubicate nella zona della Stazione centrale. "Manifestiamo contro qualsiasi tipo di abuso non solo nei nostri riguardi ma nei confronti di tutti gli extracomunitari -ha spiegato Salvio Wu- contro di noi furti, rapine, scippi, atti vandalici e violenze di ogni tipo sono diventate all'ordine del giorno. Lo sport preferito di molti ragazzini poco piu' che dodicenne sembra essere diventato quello di sputarci indosso". A Salvio fa eco un gruppo di suoi connazionali che spiega come sempre piu' spesso ragazzi, a bordo di motorini, ''si divertano a schiaffeggiarci".
"Abbiamo preparato una lettera per il sindaco Iervolino nella quale spieghiamo quale e' la situazione con la quale quotidianamente siamo costretti a convivere'', ha concluso l'uomo". Dal gruppo critiche anche alle forze dell'ordine che, a loro giudizio, si disinteresserebbero dei loro problemi. "Per due volte - racconta Yang Ming - sono stati bruciati nostri negozi ma nessuno se ne e' interessato. A me nel 2002 hanno distrutto il negozio di abbigliamento ma e' finita li'. Quando ci rechiamo presso i drappelli per sporgere denunce ci ignorano o ironicamente ci chiedono di ritornare muniti di interprete".
Tante le storie raccontate: c'e' chi ricorda di quando nelle serrature delle botteghe fu messa colla per bloccare l'apertura dei negozi. Domei, 24 anni, e' a Napoli da quando ne aveva 6: ha studiato nelle nostre scuole, parla e scrive in italiano. Lei, cosi' come gli altri, e' scesa in piazza per chiedere rispetto, dignita' e perche' dice di condividere il messaggio di uno degli striscioni che ha aperto il corteo sul quale c'e' scritto 'Un mondo a colori e' piu' bello'.
In oltre 300, secondo gli organizzatori, hanno attraversato ieri le vie del centro cittadino, da piazza Garibaldi, nei pressi della Stazione centrale, a piazza Plebiscito, salotto della citta', sventolando bandiere italiane e chiedendo "maggiore rispetto e dignita'" non solo per loro ma per tutti gli immigrati presenti sul territorio. La comunita' orientale che, nella sola citta' di Napoli, secondo quanto riferiscono alcuni portavoce, conta oltre 2.000 persone, delle quali circa 600 sono prive di permesso di soggiorno, chiede che siano fermati "gli abusi che continuamente vengono perpetrati nei nostri confronti".
In marcia donne, uomini ma anche tanti bambini che si sentono a pieno titolo cittadini italiani: a dimostrarlo il fatto che parlano 'perfettamente' il dialetto napoletano e indossano la maglia Nazionale di calcio.
Nel capoluogo partenopeo la comunita' cinese puo' contare su 181 attivita' commerciali, quasi tutte ubicate nella zona della Stazione centrale. "Manifestiamo contro qualsiasi tipo di abuso non solo nei nostri riguardi ma nei confronti di tutti gli extracomunitari -ha spiegato Salvio Wu- contro di noi furti, rapine, scippi, atti vandalici e violenze di ogni tipo sono diventate all'ordine del giorno. Lo sport preferito di molti ragazzini poco piu' che dodicenne sembra essere diventato quello di sputarci indosso". A Salvio fa eco un gruppo di suoi connazionali che spiega come sempre piu' spesso ragazzi, a bordo di motorini, ''si divertano a schiaffeggiarci".
"Abbiamo preparato una lettera per il sindaco Iervolino nella quale spieghiamo quale e' la situazione con la quale quotidianamente siamo costretti a convivere'', ha concluso l'uomo". Dal gruppo critiche anche alle forze dell'ordine che, a loro giudizio, si disinteresserebbero dei loro problemi. "Per due volte - racconta Yang Ming - sono stati bruciati nostri negozi ma nessuno se ne e' interessato. A me nel 2002 hanno distrutto il negozio di abbigliamento ma e' finita li'. Quando ci rechiamo presso i drappelli per sporgere denunce ci ignorano o ironicamente ci chiedono di ritornare muniti di interprete".
Tante le storie raccontate: c'e' chi ricorda di quando nelle serrature delle botteghe fu messa colla per bloccare l'apertura dei negozi. Domei, 24 anni, e' a Napoli da quando ne aveva 6: ha studiato nelle nostre scuole, parla e scrive in italiano. Lei, cosi' come gli altri, e' scesa in piazza per chiedere rispetto, dignita' e perche' dice di condividere il messaggio di uno degli striscioni che ha aperto il corteo sul quale c'e' scritto 'Un mondo a colori e' piu' bello'.
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