Italia. Pubblicato decreto su standard per cure palliative
(Dire)- Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto, a firma dei ministri della Salute Livia Turco e dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, che fissa gli standard quantitativi e qualitativi per le cure palliative ai malati terminali di tumore. Le Regioni sono tenute ad adeguare le proprie strutture agli standard entro il 2008.
Diversi gli indicatori individuati dal ministero della Salute per garantire un'efficace assistenza, in hospice o a domicilio, ai malati terminali. Ad esempio il rapporto tra il numero di pazienti deceduti a causa di tumore presi in carico dalla rete di cure palliative e il numero di pazienti deceduti per malattia oncologica, che deve essere almeno del 65%. Le strutture sono tenute, inoltre, a mettere a disposizione 1 posto letto ogni 56 pazienti deceduti a causa di tumore.
Non piu' di tre giorni di attesa, dal momento della segnalazione, per l'80% dei malati seguiti a domicilio dalle Asl, stabilisce ancora il decreto. Questa percentuale si puo' dimezzare nel caso di ricovero in hospice.
Oltre all'adeguamento agli standardi fissati, le regioni devono garantire "l'informazione ai cittadini e agli operatori sull'istituzione della rete di assistenza palliativa, sulla localizzazione dei servizi e delle strutture e sulle modalita' di accesso all'assistenza erogata dalla rete". Previsto infine l'utilizzo "sitematico e continuativo", da parte della rete di assistenza palliativa, "di strumenti di valutazione della qualita' percepita dai malati e dalle loro famiglie".
ITALIA PENULTIMA IN UE - Italia maglia nera in Europa per le cure palliative. Da un'indagine di Altroconsumo su 4.675 medici (di cui 1.682 italiani) e 3.559 familiari di malati terminali (di cui 1.058 italiani) il nostro Paese risulta penultimo in Ue per l'uso di oppiacei a scopo terapeutico, seguito solo dalla Grecia. Per l'83% dei medici intervistati gli antidolorifici oppiacei non sono ancora adeguatamente prescritti, nonostante il 65% pensi che tali farmaci non presentino difficolta' cliniche di utilizzo.
Emerge invece un'Italia a due velocita' per quanto riguarda la distribuzione dei centri per le cure palliative. Penalizzate in particolare isole (6%) e Sud (12%) nella presenza di strutture gestite sia dal Servizio sanitario nazionale sia da organizzazioni no profit (in tutta Italia 1200 letti). Il 60% degli intervistati ha ricevuto le cure nel Nord, il 16% al Centro e il 24% nel Sud e nelle isole. In contro-tendenza invece il dato sull'assistenza domiciliare: ben il 53% dei malati ha ricevuto le cure a casa propria, contro il 32% del Belgio, e il 40% circa della Spagna e del Portogallo.
INTERVISTA DELL'AGENZIA DIRE A CASALE (ANTEA): MEDICI IMPREPARATI - L'Antea di Roma e' uno dei primi e piu' avanzati centri in Italia nel campo delle cure palliative.
Giuseppe Casale, il direttore sanitario, e' stato insignito nel 2005 della Medaglia d'oro al merito della Sanita' pubblica dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Dottor Casale qual e' la situazione attuale in Italia per quanto riguarda la rete di centri per le cure palliative?
Purtroppo nelle Asl la maggior parte di questi centri e' tale solo sulla carta, molti non sono mai diventati operativi. Oppure si tratta di Rsa trasformate in hospice da un giorno all'altro.
Il problema e' che chi deve lavorare in questi centri ha bisogno di una qualifica specifica. E' frequente, invece, che ci lavorino persone che non hanno questa preparazione e che si stanno lentamente adeguando. Questo va a scapito della qualita' dell'assistenza, che non viene dal numero del personale impiegato ma dalla conoscenza di alcune metodiche. E' fondamentale sapersi rapportare con il paziente, conoscere profondamente la terapia del dolore. Bisogna essere coscienti di tutto quello che si fa, per evitare i rischi di accanimento terapeutico o eutanasia, anche se passiva. Il problema e' che il paziente terminale diventa un numero che rende dal punto di vista economico e basta.
Dovrebbe esserci un forte controllo sulla qualita'.
Perche', il controllo sulla qualita' non c'e'?
Per niente. In Italia si fa un controllo quantitativo ma non qualitativo. Basta che siano assicurati un certo numero di medici e di infermieri, che lavorino un certo numero di ore. Ma come, dove e quando si lavora, non interessa a nessuno. Questo puo' comportare dei gravi rischi.
Com'e' un hospice moderno e che pazienti ospita?
Nella struttura dove ci trasferiremo presto, a S.Maria della Pieta' a Roma, ci saranno stanze per pazienti con possibilita' di ospitare famigliari. L'hospice deve diventare un prolungamento della vita consueta dei pazienti. Ognuno potra' organizzare la propria stanza come meglio crede, renderla simile alla casa. Ci saranno all'interno aule e un centro di formazione. Una delle attivita' sara' l'asilo nido, il baby parking per i figli dei pazienti che non possono incontrarli di solito.
In ogni caso, quando e' possibile, cerchiamo di far restare il paziente a casa. E' a casa che questi pazienti stanno meglio, in mezzo alle loro pareti, nella loro intimita'. Hanno spesso passato anni di pellegrinaggio negli ospedali e sentono proprio il bisogno di stare tranquilli, tra le cose che conoscono.
C'e' difficolta' nella prescrizione negli oppiacei. Molti medici non sanno come gestirli. Nelle facolta' di medicina solo ora comincia a muoversi qualcosa. Purtroppo la fase terminale del paziente non e' un argomento di preparazione per il medico.
Spesso questo non sa proprio dove mettere le mani. Cio' comporta che anche il medico di famiglia porta il paziente in ospedale, dove non c'e' preparazione adeguata in questo senso. Si attua l'accanimento terapeutico perche' ci sono leggi che impongono di fare qualcosa. Non c'e' chiarezza e tutto e' lasciato alla scelta del medico.
Diversi gli indicatori individuati dal ministero della Salute per garantire un'efficace assistenza, in hospice o a domicilio, ai malati terminali. Ad esempio il rapporto tra il numero di pazienti deceduti a causa di tumore presi in carico dalla rete di cure palliative e il numero di pazienti deceduti per malattia oncologica, che deve essere almeno del 65%. Le strutture sono tenute, inoltre, a mettere a disposizione 1 posto letto ogni 56 pazienti deceduti a causa di tumore.
Non piu' di tre giorni di attesa, dal momento della segnalazione, per l'80% dei malati seguiti a domicilio dalle Asl, stabilisce ancora il decreto. Questa percentuale si puo' dimezzare nel caso di ricovero in hospice.
Oltre all'adeguamento agli standardi fissati, le regioni devono garantire "l'informazione ai cittadini e agli operatori sull'istituzione della rete di assistenza palliativa, sulla localizzazione dei servizi e delle strutture e sulle modalita' di accesso all'assistenza erogata dalla rete". Previsto infine l'utilizzo "sitematico e continuativo", da parte della rete di assistenza palliativa, "di strumenti di valutazione della qualita' percepita dai malati e dalle loro famiglie".
ITALIA PENULTIMA IN UE - Italia maglia nera in Europa per le cure palliative. Da un'indagine di Altroconsumo su 4.675 medici (di cui 1.682 italiani) e 3.559 familiari di malati terminali (di cui 1.058 italiani) il nostro Paese risulta penultimo in Ue per l'uso di oppiacei a scopo terapeutico, seguito solo dalla Grecia. Per l'83% dei medici intervistati gli antidolorifici oppiacei non sono ancora adeguatamente prescritti, nonostante il 65% pensi che tali farmaci non presentino difficolta' cliniche di utilizzo.
Emerge invece un'Italia a due velocita' per quanto riguarda la distribuzione dei centri per le cure palliative. Penalizzate in particolare isole (6%) e Sud (12%) nella presenza di strutture gestite sia dal Servizio sanitario nazionale sia da organizzazioni no profit (in tutta Italia 1200 letti). Il 60% degli intervistati ha ricevuto le cure nel Nord, il 16% al Centro e il 24% nel Sud e nelle isole. In contro-tendenza invece il dato sull'assistenza domiciliare: ben il 53% dei malati ha ricevuto le cure a casa propria, contro il 32% del Belgio, e il 40% circa della Spagna e del Portogallo.
INTERVISTA DELL'AGENZIA DIRE A CASALE (ANTEA): MEDICI IMPREPARATI - L'Antea di Roma e' uno dei primi e piu' avanzati centri in Italia nel campo delle cure palliative.
Giuseppe Casale, il direttore sanitario, e' stato insignito nel 2005 della Medaglia d'oro al merito della Sanita' pubblica dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Dottor Casale qual e' la situazione attuale in Italia per quanto riguarda la rete di centri per le cure palliative?
Purtroppo nelle Asl la maggior parte di questi centri e' tale solo sulla carta, molti non sono mai diventati operativi. Oppure si tratta di Rsa trasformate in hospice da un giorno all'altro.
Il problema e' che chi deve lavorare in questi centri ha bisogno di una qualifica specifica. E' frequente, invece, che ci lavorino persone che non hanno questa preparazione e che si stanno lentamente adeguando. Questo va a scapito della qualita' dell'assistenza, che non viene dal numero del personale impiegato ma dalla conoscenza di alcune metodiche. E' fondamentale sapersi rapportare con il paziente, conoscere profondamente la terapia del dolore. Bisogna essere coscienti di tutto quello che si fa, per evitare i rischi di accanimento terapeutico o eutanasia, anche se passiva. Il problema e' che il paziente terminale diventa un numero che rende dal punto di vista economico e basta.
Dovrebbe esserci un forte controllo sulla qualita'.
Perche', il controllo sulla qualita' non c'e'?
Per niente. In Italia si fa un controllo quantitativo ma non qualitativo. Basta che siano assicurati un certo numero di medici e di infermieri, che lavorino un certo numero di ore. Ma come, dove e quando si lavora, non interessa a nessuno. Questo puo' comportare dei gravi rischi.
Com'e' un hospice moderno e che pazienti ospita?
Nella struttura dove ci trasferiremo presto, a S.Maria della Pieta' a Roma, ci saranno stanze per pazienti con possibilita' di ospitare famigliari. L'hospice deve diventare un prolungamento della vita consueta dei pazienti. Ognuno potra' organizzare la propria stanza come meglio crede, renderla simile alla casa. Ci saranno all'interno aule e un centro di formazione. Una delle attivita' sara' l'asilo nido, il baby parking per i figli dei pazienti che non possono incontrarli di solito.
In ogni caso, quando e' possibile, cerchiamo di far restare il paziente a casa. E' a casa che questi pazienti stanno meglio, in mezzo alle loro pareti, nella loro intimita'. Hanno spesso passato anni di pellegrinaggio negli ospedali e sentono proprio il bisogno di stare tranquilli, tra le cose che conoscono.
C'e' difficolta' nella prescrizione negli oppiacei. Molti medici non sanno come gestirli. Nelle facolta' di medicina solo ora comincia a muoversi qualcosa. Purtroppo la fase terminale del paziente non e' un argomento di preparazione per il medico.
Spesso questo non sa proprio dove mettere le mani. Cio' comporta che anche il medico di famiglia porta il paziente in ospedale, dove non c'e' preparazione adeguata in questo senso. Si attua l'accanimento terapeutico perche' ci sono leggi che impongono di fare qualcosa. Non c'e' chiarezza e tutto e' lasciato alla scelta del medico.
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