Venerdì 5 giugno 2026
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Italia. Il punto sui laboratori che studiano le staminali embrionali

U.E. - ITALIA
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Se nel nostro Paese e' proibito fare ricerca sugli embrioni per estrarne cellule staminali, nulla vieta di importare dall'estero linee di staminali derivate da embrioni. Lo stesso Comitato di Bioetica lo aveva confermato in un parere espresso in merito all'European Centre for the Validation of Alternative Methods (ECV AM) di Ispra che per studiare i possibili effetti dei farmaci sugli embrioni utilizza perfino finanziamenti europei. Nessuna collaborazione e nessun finanziamento sia chiaro arrivera' comunque dallo Stato italiano.
Un articolo pubblicato sul quotidiano Il Mattino fa il punto sui tre centri interessati: uno e' quello dell'Universita' di Milano diretto da Elena Cattaneo, un altro e' diretto da Alessandro Mugelli all'Universita' di Firenze, mentre il terzo e' quello dell'Ispra di Varese. In tutto i ricercatori che lavorano a questi progetti sono al massimo una trentina.
"Ci sentiamo un po' come dei clandestini costretti a lavorare di nascosto", denuncia Alessandro Mugelli responsabile del dipartimento di Medicina dell'Universita' di Firenze. "Noi collaboriamo insieme a un gruppo di ricercatori svizzeri su un progetto di ricerca sulla cura delle malattie cardiache. Per evitare polemiche, abbiamo deciso di non portare in Italia le staminali necessarie per la ricerca e di lasciarle a Ginevra: siamo cosi' costretti ad andare fin la' per continuare il nostro lavoro".
"Nel nostro centro -racconta Elena Cattaneo- lavorano una ventina di persone, ma solo due hanno un contratto a tempo indeterminato. Gli altri sono stagisti o borsisti con stipendi di 700 euro al mese. Un'impresa trovare i fondi per far quadrare i bilanci". Il loro lavoro si concentra sullo studio dei meccanismi biologici che stanno dietro alcune malattie del cervello finora incurabili e inspiegabili come la Corea di Huntington. "Non sappiamo se arriveremo mai a trovare una cura per queste malattie -spiega ancora Cattaneo- ma abbiamo il dovere di studiare questo nuovo campo di ricerca. Se rinunciassimo e' come per un astronomo rinunciare a guardare il cielo. Non capisco. da cattolica e da scienziata, questo accanimento contro le staminali embrionali. Noi abbiamo il dovere di studiare e capire".
In merito alle difficolta' economiche e di reperimento di fondi Il Mattino ricorda come il centro di Milano ha comprate le linee di staminali embrionali per 6 mila dollari in Australia da una societa' biotech che lavora per l'Universita' di Melbourne. Il gruppo di Firenze fa avanti e dietro con Ginevra, altri, per le difficolta', hanno rinunciato. Come il gruppo guidato da Giulio Cossu, del San Raffaele di Milano che lavora sulla distrofia muscolare.
"Per noi italiani -spiega Giuseppe Novelli, genetista dell'Universita' di Tor Vergata avere la disponibilita' di questo materiale di ricerca e' quasi impossibile". Le limitazioni imposte infatti dalle societa' o dagli enti di ricerca stranieri sono tante. "La Geron ti chiede di firmare un documento in cui obbliga a comunicare prima alla stessa Geron i risultati delle ricerche effettuate sulle staminali offerte dalla societa'. Inoltre, eventuali scoperte ed applicazioni derivanti dal tuo lavoro sarebbero di proprieta' della Geron". Stessa logica delle societa' private hanno anche molti istituti di ricerca: al Technion lsrael Institute of Technology di Haifa, per esempio, sono molto gelosi nel custodire le potenzialita' offerte dalle loro quattro linee di cellule embrionali. "In questo caso e' difficile accedere al materiale cellulare: gli israeliani ti dicono di mandargli le tue idee e poi loro fanno in proprio gli esperimenti".
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