Italia. Quasi 700 persone in sciopero della fame per Welby
Prosegue anche oggi lo sciopero della fame di Emma Bonino per Piergiorgio Welby promosso dall'Associazione Luca Coscioni a sostegno della richiesta di eutanasia del co-presidente dell'associazione Coscioni, gravemente malato. L'iniziativa del ministro del Commercio internazionale si affianca a quella di Marco Cappato, segretario dell'associazione Coscionim di Rita Bernardini, segretaria dei Radicali e ad altre circa 300 persone che hanno risposto all'appello di una protesta allargata lanciata sul sito internet dedicato a Luca Coscioni e che da ieri ha lanciato due giorni di potenziamento dello sciopero della fame allargato ai parlamentari e al quale ha appunto risposto il ministro Bonino.
L'esponente radicale dovrebbe comunque confermare la sua partecipazione oggi, alle 16.30, a Roma, alla Sala del Gonfalone, al dibattito "Strategie per il cambiamento. Sfide e risorse delle donne per lo sviluppo" in occazione del 25.mo anniversario della Fondazione Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo) insieme al ministro Livia Turco, a Thoraya Obaid, direttrice del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), a Mayra Buvinic, direttrice del Dipartimento genere e sviluppo presso la Banca mondiale e a Mariella Gramaglia, assessore alle Pari opportunità del Comune di Roma.
WELBY: FATICO A RESPIRARE, E' TORTURA INSOPPORTABILE
'Da aprile di quest'anno e' cominciato il vero e proprio crollo del mio fisico. Sentivo sempre piu' il peso degli arti e la respirazione diventava via via sempre piu' difficoltosa nonostante il supporto del ventilatore automatico, come se un peso mi schiacciasse il petto. Due mesi fa aspettavo ancora la notte e il suo sonno che mi allontanava per qualche ora dall'incubo del giorno. Ora anche la notte e' diventata un incubo perche' fatico a respirare e nel sonno vado in frequenti apnee che mi svegliano con il senso di soffocamento. E' una tortura insopportabile'. E' il testo di Piergiorgio Welby, copresidente dell'Associazione Coscioni, diffuso oggi.
TEMPI POLITICA NON SONO I TEMPI DI WELBY
'I tempi del dibattito parlamentare non sono i tempi di Welby'. Marco Cappato, al dodicesimo giorno di sciopero della fame rinnova il suo appello a una 'risposta chiara e rapida' da tutte le istituzioni alla richiesta di Piergiorgio Welby di 'staccare la spina' delle macchine che lo tengono in vita. Una risposta 'chiara e rapida', invoca l'esponente radicale. E dal mondo politico e istituzionale arrivano i primi segnali.
E' di ieri, infatti la decisione del ministro per la Salute, Livia Turco, di istituire la 'Commissione sulla terapia del dolore, le cure palliative e la dignita' del fine vita', che, come ha spiegato lo stesso ministro 'nasce dalla necessita' di affrontare subito lo stato dei servizi di assistenza ma anche le procedure, i protocolli e le linee guida che riguardano i modi e la qualita' con cui vengono assistiti migliaia di cittadini nelle fasi piu' dolorose e tragiche della loro esistenza'.
'Oggi si parla tanto, e giustamente, degli aspetti etici legati al fine vita. Si parla invece poco di cosa, in ogni caso e al di la' delle proprie convinzioni su eutanasia, testamento biologico e accanimento terapeutico, bisogna fare affinche' nessuno sia lasciato solo e senza dignita' nelle fasi terminali di una grave malattia, ma anche nel decorso drammatico di molte patologie croniche invalidanti'.
La battaglia politica di Piergiorgio Welby 'nasce' il 21 settembre quando il copresidente dell'Associazione Luca Coscioni invia una lettera aperta e un video messaggio al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano per chiedere l'eutanasia e un confronto serio sull'argomento per concedere anche ai cittadini italiani la possibilita' di essere sottratti 'ad un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche'. In Italia, sottolinea Welby nella lunga lettera appello, 'l'eutanasia e' reato, ma cio' non vuol dire che non esista'.
Un appello che ha trovato una immediata risposta, carica di 'partecipazione emotiva' da parte del capo dello Stato che, il giorno successivo, ha risposto a Welby auspicando 'un serio confronto nelle sedi piu' idonee'. Parole che hanno aperto, dentro e fuori del Parlamento una immediata discussione con prese di posizione e divisioni profonde tra laici e cattolici.
Nei primi giorni di ottobre arriva quindi la richiesta di una indagine conoscitiva sulla pratica dell'eutanasia 'clandestina' in Italia, inviata ai presidenti delle Commissioni Affari sociali e Giustizia della Camera dalle forze piu' 'laiche' della maggioranza.
Firmatari, i capigruppo delle medesime commissioni per la Rosa nel Pugno, Donatella Porretti e Enrico Buemi, per i Verdi Tommaso Pellegrino e Paola Balducci, e per Rifondazione comunista Daniela Dioguardi e Daniele Farina.
A meta' ottobre, e' ancora l'Associazione Luca Coscioni a scendere in campo lanciando una mobilitazione nazionale per raccogliede adesioni ad una Petizione Popolare al Parlamento affinche' si dia il via all'indagine conoscitiva e vengano messe in discussione le proposte di legge gia' da tempo presentate a Camera e Senato. Il 23 ottobre l'intenzione di Welby: 'e' mia ferma decisione rinunciare alla ventilazione polmonare assistita'. Chiedendo 'una sedazione terminale che permetta di poter staccare la spina senza dover soffrire'.
Il 14 novembre il copresidente dell'Associazione Luca Coscioni si rivolge ai presidenti di Senato e Camera, Franco Marini e Fausto Bertinotti, affermando che 'l'unica via percorribile resta quella della disobbedienza civile'. Il 27 novembre la richiesta formale di Welby al proprio medico di staccare il respiratore e il giorno successivo l'annuncio del medico curante di rimettersi alle decisioni dell'autorita' competente. Il 1 dicembre il ricorso al Tribunale civile di Roma da parte dei legali di Welby 'volto ad ottenere il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale'.
'La lotta di Welby ha avuto l'effetto di far emergere la posizione di un'opinione pubblica molto piu' matura e pronta della classe politica a scelte che regolano la fine della vita.
Il dibattito pubblico che si e' aperto sul caso Welby dimostra che la classe politica sempre meno puo' permettersi di ignorare la lotta del copresidente dell'Associazione Luca Coscioni'.
COMMENTI
'In Parlamento si discuta, non si volti la testa dall'altra parte', perche' 'Welby pone domande serie che in tutta Europa hanno un'ampia cornice legislativa, in Italia non limitiamoci ai si' e ai no'. Cosi' Ivana Bartoletti, responsabile nazionale Diritti civili dei Ds, commenta la vicenda di Piergiorgio Welby.
'E' chiaro che ognuno vive con le proprie idee - prosegue - ma il metodo di convivenza tra orientamenti, sensibilita', opinioni, convinzioni religiose non puo' che essere la politica.
Bisogna che la politica si faccia carico di una discussione serena e laica, vi sono terreni dove la laicita' si sgretola e bisogna avere il coraggio di affrontarli con umanita' e con saggezza'.
'Al piu' presto conclude Bartoletti si affronti la discussione sul testamento biologico come leva per mettere al centro la dignita' della vita che passa anche attraverso la responsabilita' individuale e la dignita' della morte, come sta facendo il ministro Turco con la commissione da lei insediata questa mattina'.
'Non e' con lo sciopero della fame o con altre iniziative mediatiche o clamorose che si puo' imporre a chicchessia di interrompere bruscamente la vita di un altro individuo anche se gravemente ammalato'. Lo afferma l'on. Domenico Di Virgilio (Fi) in una nota.
'I fondamenti giuridici, quelli contenuti nel codice deontologico, lo stesso giuramento d'Ippocrate e la formazione professionale, scientifica ed etica dei medici continua Di Virgilio - non possono essere stravolte sull'onda delle emozioni'. 'E allora conclude Di Virgilio Si' alla compassione, alla comprensione, alla condivisione, all'assistenza amorevole, umana e farmacologia, e invece, No ad atti contro la sacralita' della vita che costituisce un valore irrinunciabile'.
'Se il principio del consenso informato consente ai paziente di rifiutare consapevolmente i trattamenti che vengono loro proposti, diviene oltremodo difficile anche a legislazione vigente giustificare la scelta di sequestrare la volonta' di un paziente vigile e consapevole, ma fisicamente impossibilitato a sottrarsi a cure che, in coscienza, egli non considera tali'. Lo afferma Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori liberali e deputato di Forza Italia.
'La vicenda di Welby - spiega - nasce dalla richiesta di un malato terminale di sospendere trattamenti sanitari di fatto coattivi e non richiesti. Dire no a Welby non significa dire no all'eutanasia, ma dire no al principio del consenso informato, cioe' alla base giuridica e deontologica di qualunque contratto terapeutico, di qualunque relazione ragionevole e reciprocamente responsabile fra medici e pazienti'.
'Proprio per evitare il rischio che il dibattito sull'eutanasia prenda pieghe pericolosamente stataliste, che assegnino al potere pubblico il compito di decidere per conto del paziente sulla base di norme astratte e casuistiche se e quando sospendere i trattamenti sanitari, occorre - conclude Della Vedova - che in casi come quelli di Welby sia rispettata la volonta' dell'individuo e il principio del consenso informato'.
"Esprimo solidarietà a tutti coloro che sulla base di una scelta individuale hanno deciso di promuovere uno sciopero della fame sul caso Welby". Lo afferma il capogruppo dei deputati della Rnp, Roberto Villetti, secondo il quale "dovrebbe essere ormai ampiamente condiviso nell'opinione pubblica e tra le forze politiche il fatto che non si può imporre a nessuno l'accanimento terapeutico".
"Nel caso di Welby, per rispettare la sua volontà, non vanno solo staccate le macchine - aggiunge - ma anche adottate tutte quelle misure in grado di risparmiargli un ulteriore e intollerabile supplizio. Questo caso - conclude l'esponente socialista - rientra sicuramente tra quelli in cui l'eutanasia significa rispettare la dignità della persona".
'Ritengo che ci sia la necessita' di rispettare il dolore di chi consapevolmente soffre e di chi chiede consapevolmente aiuto alla collettivita''. E' quanto afferma la sottosegretario alle Politiche della Famiglia, Chiara Acciarini, iscritta all'Associazione Luca Coscioni.
'Oltre a denunciare la mancanza di strumenti legislativi e segnalare tra i tanti problemi la mancata ricostituzione del comitato di bioetica, non posso che essere solidale a chi e' solidale, come il ministro Fabio Mussi e il ministro Emma Bonino'.
'Credo che il problema vero e' stabilire quando l'accanimento terapeutico e' una vera e propria tortura rispetto alle persone. Quindi io non parlerei di eutanasia'. E' quanto ha detto il Ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, stamani a Cosenza, a margine di una manifestazione per l'inaugurazione della sede del Parco della Sila.
'Il problema - ha aggiunto - e' come si evita l'accanimento terapeutico e si fa in modo che i cittadini abbiano diritto ad avere quelle cure giuste che servano a tutti'.
"Lo sciopero della fame del ministro Bonino ripropone uno schema basato sull'emozione e sul pietismo che non aiuta la societa' italiana a confrontarsi con il delicato tema dell'eutanasia". Lo afferma Mario Mantovani, deputato al parlamento europeo e responsabile politiche sociali di Forza Italia, commentando lo sciopero della fame del ministro delle Politiche comunitarie, Emma Bonino.
"Come al solito- spiega Mantovani- siamo di fronte al tentativo di usare chi e' in stato di fragilita', anche psicologica, attraverso dichiarazioni sensazionalistiche, per portare avanti le proposte di una parte politica. Si grida poi- aggiunge- all'arretratezza culturale italiana, al diritto di ciascuno di fare cio' che vuole in nome di una liberta' che spesso e' invece solo totale anarchia. Questo sta capitando oggi- sottolinea l'esponente azzurro- in merito all'eutanasia, ma e' gia' successo in occasione dell'aborto e della fecondazione assistita nel 2005. L'Italia ha invece bisogno- continua Mantovani- di riflettere con serenita' e compostezza su tematiche complesse e di grande importanza per il futuro del Paese, come quella della vita, anche nel tempo che si avvia verso la fine".
"Il presunto diritto alla morte- precisa l'europarlamentare- rappresenta un crinale pericoloso che va a ledere il concetto di vita su cui si basa la nostra societa'. Piuttosto che atti di forza per poter avere libera decisione di far morire una persona- prosegue Mantovani- la politica deve sostenere invece tutte quelle realta' che consentono di vivere, in piena dignita', durante- conclude- tutto l'arco della vita".
L'europarlamentare Ds Pasqualina Napoletano si è unita alla sciopero della fame a sostegno della richiesta di morte per eutanasia del presidente dell'Associazione Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, "per due giorni a partire da oggi". Lo riferisce un comunicato, in cui Napoletano chiede anche che "si proceda alla nomina del Comitato nazionale di bioetica, scaduto oltre 5 mesi fa".
'Io parto da un presupposto: se il signor Welby fosse in grado di staccare i fili delle macchine che lo tengono in vita e di lasciare questo mondo senza soffrire ulteriormente, probabilmente lo avrebbe gia' fatto'. E' la considerazione, in una intervista al 'Corriere della Sera', del filosofo Emanuele Severino che aggiunge: 'se viene appurato che una persona ha questa volonta' di morire senza soffrire oltre un certo limite- dice- la legge deve riconoscerle il diritto di lasciare questo mondo'.
Severino invita lo Stato 'a fare il suo mestiere', vale a dire, spiega, 'votare la legge piu' democratica possibile. E' giusto il discorso cattolico -afferma il professore- se una maggioranza cattolica vota una legge che va bene alla Chiesa, non c'e' nulla da dire sulla liceita' di questa legge. Se non che la democraticita' di una legge e' quantificabile -prosegue- E io penso che su argomenti su cui c'e' discussione, dall'eutanasia all'aborto, dal divorzio alla fecondazione assistita, la legge piu' democratica e' quella che permette a ognuno di agire come crede'.
'C'e' un uomo che ne ha abbastanza'. Adriano Sofri e' al fianco di Piergiorgio Welby nella battaglia per il diritto a una morte senza sofferenze. In un lungo intervento su 'La Repubblica' dal titolo 'Il diritto di Welby di staccare la spina', Sofri racconta l'impossibilita' di proseguire una esistenza (lo stesso Welby non la chiama vita), 'grazie all'efficienza di macchinari, che sarebbe ammirevole, a condizione di essere voluta'. Welby, chiede Sofri, 'non ha resistito abbastanza?
Non l'ha protratto abbastanza il suo dolore da meritare una mano fraterna?'.
'La ragione e la stessa Costituzione -sottolinea- gli riconoscono il diritto di rifiutarne la prosecuzione', le macchine 'che ora lo torturano ad oltranza' Welby 'avrebbe potuto rifiutarle', come fece Luca Coscioni. Ma Welby non si 'accontenta' di essere staccato, 'chiede che al suo commiato sia risparmiata l'atrocita' di una agonia strozzata e bestiale, che i suoi sensi siano sedati come si deve contro la sopraffazione del dolore'.
'L'anestesia che Welby chiede sarebbe omicidio, dicono. Ma che omicidio sarebbe, se il distacco dalle macchine e' il suo diritto e la conseguenza automatica ne e' la morte?', chiede Sofri. 'Eutanasia -sottolinea- e' dare la morte a chi la implora', l'eutanasia e' 'pietosa' ma 'non occorre ammetterla'. Ma la morte a Welby 'non sarebbe inflitta dal farmaco che chiede, bensi' soltanto dalla rinuncia alla dipendenza artificiale dalle macchine'. Dunque 'che battaglia stiamo combattendo se non quella ennesima della clandestinita' contro la lealta'?'.
Di fronte a casi come quello di Piergiorgio Welby, il malato di distrofia muscolare che chiede l'eutanasia, "la prima cosa è un grande sentimento di compassione. Poi il sentimento che il primato della coscienza individuale va rispettato": è che padre Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, esprime in un'intervista all'Unità'.
"Quando i credenti dicono che Dio solo è il padrone della vita invitano a non avere verso la vita un atteggiamento di possesso assoluto. Quindi in ogni nostra situazione, anche la più disperata, dovremmo potere continuare ad amare e ad essere amati.
Ma tutto questo deve avvenire in un profondo spirito di compassione, di misericordia e di comprensione".
"In questi giorni si e' aperto nuovamente e drammaticamente il tema del poter scegliere di morire dicendo basta all'accanimento terapeutico". Lo afferma Lucia Codurelli (Ulivo), aggiungendo che "Piero Welby sta conducendo una battaglia che interessa tutti noi per affermare il diritto di scegliere della propria vita e di rifiutare l'accanimento terapeutico".
"Ho avuto gia' modo di esprimere tutta la mia condivisione delle dichiarazioni del presidente della Repubblica, fatte nei mesi scorsi- spiega- le ritengo sagge, equilibrate, persino doverose. Ad oggi purtroppo non e' stata fatta nessuna scelta al fine di arrivare ad una decisione in merito".
"Di fronte ad un problema cosi' serio che interessa tutti noi, e' necessario avere coraggio; si tratta del nostro essere persone, la nostra dignita' che altrimenti viene calpestata; Nel caso di Piero Welby- conclude Codurelli- si puo' parlare di sola sopravvivenza fisica, di una persona costretta in una condizione di sofferenza irreversibile che non puo' scegliere della propria vita".
'Dovere del medico e' verificare se esistano le condizioni di un accanimento terapeutico e, di conseguenza, predisporre quanto necessario per accompagnare il paziente a una morte naturale serena e dignitosa, sospendendo terapie ormai inutili. A tale scopo e' indispensabile migliorare l'accesso ai farmaci antidolorifici di nuova generazione'.
Ad affermarlo e' il Presidente dell'AMCI (Associazione Medici cattolici italiani), Vincenzo Saraceni, che rinnova cosi' l'appello al Paese lanciato da 'Scienza e Vita' a discutere del tema dell'eutanasia in un clima di maggiore serenita', consapevolezza e senza strumentalizzazioni di sorta.
'Un dibattito serio, equilibrato e onesto su un tema delicato come l'eutanasia non puo' essere affrontato sull'onda di situazioni emotivamente coinvolgenti, come il drammatico caso di Piergiorgio Welby'. Per l'AMCI 'la difesa della vita, dall'inizio alla fine, deve essere considerata un valore assoluto e riconosciuta come fondamento costitutivo della umana convivenza e della comunita' nazionale'. Nel rifiutare ogni forma di accanimento terapeutico che prolunghi una vita ormai avviata alla sua conclusione, l'AMCI auspica un maggiore impegno ed operativita' in tutti i luoghi di cura affinche' il dolore possa essere contrastato.
"Piero Welby ha ragione, noi tutti dovremmo fare veramente un passo indietro sul terreno delle ideologie perchè mi pare ormai chiarissimo che la resistenza ad accedere sul terreno dell'eutanasia è una resistenza solo di natura ideologica. C'è un tasso di cinismo pesante prospettato da chi al contrario parla in nome dell'umanità. Io sono a favore dell'eutanasia". Lo ha detto Radio Radicale il segretario del Prc Franco Giordano.
"Ho visto - ha aggiunto - che anche sul testamento biologico, cosa diversa dall'eutanasia, le stesse gerarchie ecclesiastiche hanno espresso un orientamento positivo, trovo francamente inaccettabile che la politica italiana di fronte a questi drammi abbia una qualche forma di regressione tanto forte e tanto acuta da impedire di vedere il dolore".
"Una inchiesta parlamentare sulle pratiche non legali?
Dovremmo studiare il fenomeno dell'eutanasia clandestina - ha continuato - con occhi disincantati non viziati da ideologismi di varia natura, guardare e fare un'inchiesta sul dolore e sulle sofferenze soprattutto dei malati terminali o di coloro che sono inabilitati a vivere una vita degna di essere vissuta come loro avrebbero voluto viverla. Io sento - ha concluso Giordano - che l'umanità anche della politica possa essere trasmessa attraverso questi atti che corrispondono al senso comune della gente".
"Non si combatte la sofferenza eliminando il sofferente, ma accompagnandolo adeguatamente". Lo ha affermato la presidente dell'Associazione Scienza e Vita, Maria Luisa Di Pietro che tenuto una conferenza stampa a conclusione della campagna nazionale "Ne' accanimento, ne' eutanasia" promossa nei giorni scorsi dalla stessa associazione.
"L'eutanasia e' un atto lesivo non solo della dignita' della persona che muore, ma anche contrario all'etica professionale del medico", ha ricordato anche il genetista Bruno Dallapiccola, co-presidente dell'Associazione. "Il vero problema - ha sottolineato Dallapiccola - sta nella capacita' di instaurare un vero rapporto con il paziente: il diritto di questi a decidere sul proprio corpo e la propria salute deve trovare un'adeguata risposta in una medicina accogliente e veritiera, che non abbandoni chi muore alla solitudine e alla disperazione, terreni fertili per la domanda di eutanasia". E il prof. Rodolfo Proietti, direttore del Dipartimento emergenza e accettazione del Policlinico Gemelli, che ha preso parte alla conferenza stampa ha affermato che "per evitare l'accanimento terapeutico i medici non hanno bisogno di leggi, devono semplicemente rispettare le indicazioni poste dalla medicina basata su prove di evidenza e rispettare i percorsi assistenziali suggeriti dalle societa' scientifiche".
L'esponente radicale dovrebbe comunque confermare la sua partecipazione oggi, alle 16.30, a Roma, alla Sala del Gonfalone, al dibattito "Strategie per il cambiamento. Sfide e risorse delle donne per lo sviluppo" in occazione del 25.mo anniversario della Fondazione Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo) insieme al ministro Livia Turco, a Thoraya Obaid, direttrice del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), a Mayra Buvinic, direttrice del Dipartimento genere e sviluppo presso la Banca mondiale e a Mariella Gramaglia, assessore alle Pari opportunità del Comune di Roma.
WELBY: FATICO A RESPIRARE, E' TORTURA INSOPPORTABILE
'Da aprile di quest'anno e' cominciato il vero e proprio crollo del mio fisico. Sentivo sempre piu' il peso degli arti e la respirazione diventava via via sempre piu' difficoltosa nonostante il supporto del ventilatore automatico, come se un peso mi schiacciasse il petto. Due mesi fa aspettavo ancora la notte e il suo sonno che mi allontanava per qualche ora dall'incubo del giorno. Ora anche la notte e' diventata un incubo perche' fatico a respirare e nel sonno vado in frequenti apnee che mi svegliano con il senso di soffocamento. E' una tortura insopportabile'. E' il testo di Piergiorgio Welby, copresidente dell'Associazione Coscioni, diffuso oggi.
TEMPI POLITICA NON SONO I TEMPI DI WELBY
'I tempi del dibattito parlamentare non sono i tempi di Welby'. Marco Cappato, al dodicesimo giorno di sciopero della fame rinnova il suo appello a una 'risposta chiara e rapida' da tutte le istituzioni alla richiesta di Piergiorgio Welby di 'staccare la spina' delle macchine che lo tengono in vita. Una risposta 'chiara e rapida', invoca l'esponente radicale. E dal mondo politico e istituzionale arrivano i primi segnali.
E' di ieri, infatti la decisione del ministro per la Salute, Livia Turco, di istituire la 'Commissione sulla terapia del dolore, le cure palliative e la dignita' del fine vita', che, come ha spiegato lo stesso ministro 'nasce dalla necessita' di affrontare subito lo stato dei servizi di assistenza ma anche le procedure, i protocolli e le linee guida che riguardano i modi e la qualita' con cui vengono assistiti migliaia di cittadini nelle fasi piu' dolorose e tragiche della loro esistenza'.
'Oggi si parla tanto, e giustamente, degli aspetti etici legati al fine vita. Si parla invece poco di cosa, in ogni caso e al di la' delle proprie convinzioni su eutanasia, testamento biologico e accanimento terapeutico, bisogna fare affinche' nessuno sia lasciato solo e senza dignita' nelle fasi terminali di una grave malattia, ma anche nel decorso drammatico di molte patologie croniche invalidanti'.
La battaglia politica di Piergiorgio Welby 'nasce' il 21 settembre quando il copresidente dell'Associazione Luca Coscioni invia una lettera aperta e un video messaggio al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano per chiedere l'eutanasia e un confronto serio sull'argomento per concedere anche ai cittadini italiani la possibilita' di essere sottratti 'ad un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche'. In Italia, sottolinea Welby nella lunga lettera appello, 'l'eutanasia e' reato, ma cio' non vuol dire che non esista'.
Un appello che ha trovato una immediata risposta, carica di 'partecipazione emotiva' da parte del capo dello Stato che, il giorno successivo, ha risposto a Welby auspicando 'un serio confronto nelle sedi piu' idonee'. Parole che hanno aperto, dentro e fuori del Parlamento una immediata discussione con prese di posizione e divisioni profonde tra laici e cattolici.
Nei primi giorni di ottobre arriva quindi la richiesta di una indagine conoscitiva sulla pratica dell'eutanasia 'clandestina' in Italia, inviata ai presidenti delle Commissioni Affari sociali e Giustizia della Camera dalle forze piu' 'laiche' della maggioranza.
Firmatari, i capigruppo delle medesime commissioni per la Rosa nel Pugno, Donatella Porretti e Enrico Buemi, per i Verdi Tommaso Pellegrino e Paola Balducci, e per Rifondazione comunista Daniela Dioguardi e Daniele Farina.
A meta' ottobre, e' ancora l'Associazione Luca Coscioni a scendere in campo lanciando una mobilitazione nazionale per raccogliede adesioni ad una Petizione Popolare al Parlamento affinche' si dia il via all'indagine conoscitiva e vengano messe in discussione le proposte di legge gia' da tempo presentate a Camera e Senato. Il 23 ottobre l'intenzione di Welby: 'e' mia ferma decisione rinunciare alla ventilazione polmonare assistita'. Chiedendo 'una sedazione terminale che permetta di poter staccare la spina senza dover soffrire'.
Il 14 novembre il copresidente dell'Associazione Luca Coscioni si rivolge ai presidenti di Senato e Camera, Franco Marini e Fausto Bertinotti, affermando che 'l'unica via percorribile resta quella della disobbedienza civile'. Il 27 novembre la richiesta formale di Welby al proprio medico di staccare il respiratore e il giorno successivo l'annuncio del medico curante di rimettersi alle decisioni dell'autorita' competente. Il 1 dicembre il ricorso al Tribunale civile di Roma da parte dei legali di Welby 'volto ad ottenere il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale'.
'La lotta di Welby ha avuto l'effetto di far emergere la posizione di un'opinione pubblica molto piu' matura e pronta della classe politica a scelte che regolano la fine della vita.
Il dibattito pubblico che si e' aperto sul caso Welby dimostra che la classe politica sempre meno puo' permettersi di ignorare la lotta del copresidente dell'Associazione Luca Coscioni'.
COMMENTI
'In Parlamento si discuta, non si volti la testa dall'altra parte', perche' 'Welby pone domande serie che in tutta Europa hanno un'ampia cornice legislativa, in Italia non limitiamoci ai si' e ai no'. Cosi' Ivana Bartoletti, responsabile nazionale Diritti civili dei Ds, commenta la vicenda di Piergiorgio Welby.
'E' chiaro che ognuno vive con le proprie idee - prosegue - ma il metodo di convivenza tra orientamenti, sensibilita', opinioni, convinzioni religiose non puo' che essere la politica.
Bisogna che la politica si faccia carico di una discussione serena e laica, vi sono terreni dove la laicita' si sgretola e bisogna avere il coraggio di affrontarli con umanita' e con saggezza'.
'Al piu' presto conclude Bartoletti si affronti la discussione sul testamento biologico come leva per mettere al centro la dignita' della vita che passa anche attraverso la responsabilita' individuale e la dignita' della morte, come sta facendo il ministro Turco con la commissione da lei insediata questa mattina'.
'Non e' con lo sciopero della fame o con altre iniziative mediatiche o clamorose che si puo' imporre a chicchessia di interrompere bruscamente la vita di un altro individuo anche se gravemente ammalato'. Lo afferma l'on. Domenico Di Virgilio (Fi) in una nota.
'I fondamenti giuridici, quelli contenuti nel codice deontologico, lo stesso giuramento d'Ippocrate e la formazione professionale, scientifica ed etica dei medici continua Di Virgilio - non possono essere stravolte sull'onda delle emozioni'. 'E allora conclude Di Virgilio Si' alla compassione, alla comprensione, alla condivisione, all'assistenza amorevole, umana e farmacologia, e invece, No ad atti contro la sacralita' della vita che costituisce un valore irrinunciabile'.
'Se il principio del consenso informato consente ai paziente di rifiutare consapevolmente i trattamenti che vengono loro proposti, diviene oltremodo difficile anche a legislazione vigente giustificare la scelta di sequestrare la volonta' di un paziente vigile e consapevole, ma fisicamente impossibilitato a sottrarsi a cure che, in coscienza, egli non considera tali'. Lo afferma Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori liberali e deputato di Forza Italia.
'La vicenda di Welby - spiega - nasce dalla richiesta di un malato terminale di sospendere trattamenti sanitari di fatto coattivi e non richiesti. Dire no a Welby non significa dire no all'eutanasia, ma dire no al principio del consenso informato, cioe' alla base giuridica e deontologica di qualunque contratto terapeutico, di qualunque relazione ragionevole e reciprocamente responsabile fra medici e pazienti'.
'Proprio per evitare il rischio che il dibattito sull'eutanasia prenda pieghe pericolosamente stataliste, che assegnino al potere pubblico il compito di decidere per conto del paziente sulla base di norme astratte e casuistiche se e quando sospendere i trattamenti sanitari, occorre - conclude Della Vedova - che in casi come quelli di Welby sia rispettata la volonta' dell'individuo e il principio del consenso informato'.
"Esprimo solidarietà a tutti coloro che sulla base di una scelta individuale hanno deciso di promuovere uno sciopero della fame sul caso Welby". Lo afferma il capogruppo dei deputati della Rnp, Roberto Villetti, secondo il quale "dovrebbe essere ormai ampiamente condiviso nell'opinione pubblica e tra le forze politiche il fatto che non si può imporre a nessuno l'accanimento terapeutico".
"Nel caso di Welby, per rispettare la sua volontà, non vanno solo staccate le macchine - aggiunge - ma anche adottate tutte quelle misure in grado di risparmiargli un ulteriore e intollerabile supplizio. Questo caso - conclude l'esponente socialista - rientra sicuramente tra quelli in cui l'eutanasia significa rispettare la dignità della persona".
'Ritengo che ci sia la necessita' di rispettare il dolore di chi consapevolmente soffre e di chi chiede consapevolmente aiuto alla collettivita''. E' quanto afferma la sottosegretario alle Politiche della Famiglia, Chiara Acciarini, iscritta all'Associazione Luca Coscioni.
'Oltre a denunciare la mancanza di strumenti legislativi e segnalare tra i tanti problemi la mancata ricostituzione del comitato di bioetica, non posso che essere solidale a chi e' solidale, come il ministro Fabio Mussi e il ministro Emma Bonino'.
'Credo che il problema vero e' stabilire quando l'accanimento terapeutico e' una vera e propria tortura rispetto alle persone. Quindi io non parlerei di eutanasia'. E' quanto ha detto il Ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, stamani a Cosenza, a margine di una manifestazione per l'inaugurazione della sede del Parco della Sila.
'Il problema - ha aggiunto - e' come si evita l'accanimento terapeutico e si fa in modo che i cittadini abbiano diritto ad avere quelle cure giuste che servano a tutti'.
"Lo sciopero della fame del ministro Bonino ripropone uno schema basato sull'emozione e sul pietismo che non aiuta la societa' italiana a confrontarsi con il delicato tema dell'eutanasia". Lo afferma Mario Mantovani, deputato al parlamento europeo e responsabile politiche sociali di Forza Italia, commentando lo sciopero della fame del ministro delle Politiche comunitarie, Emma Bonino.
"Come al solito- spiega Mantovani- siamo di fronte al tentativo di usare chi e' in stato di fragilita', anche psicologica, attraverso dichiarazioni sensazionalistiche, per portare avanti le proposte di una parte politica. Si grida poi- aggiunge- all'arretratezza culturale italiana, al diritto di ciascuno di fare cio' che vuole in nome di una liberta' che spesso e' invece solo totale anarchia. Questo sta capitando oggi- sottolinea l'esponente azzurro- in merito all'eutanasia, ma e' gia' successo in occasione dell'aborto e della fecondazione assistita nel 2005. L'Italia ha invece bisogno- continua Mantovani- di riflettere con serenita' e compostezza su tematiche complesse e di grande importanza per il futuro del Paese, come quella della vita, anche nel tempo che si avvia verso la fine".
"Il presunto diritto alla morte- precisa l'europarlamentare- rappresenta un crinale pericoloso che va a ledere il concetto di vita su cui si basa la nostra societa'. Piuttosto che atti di forza per poter avere libera decisione di far morire una persona- prosegue Mantovani- la politica deve sostenere invece tutte quelle realta' che consentono di vivere, in piena dignita', durante- conclude- tutto l'arco della vita".
L'europarlamentare Ds Pasqualina Napoletano si è unita alla sciopero della fame a sostegno della richiesta di morte per eutanasia del presidente dell'Associazione Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, "per due giorni a partire da oggi". Lo riferisce un comunicato, in cui Napoletano chiede anche che "si proceda alla nomina del Comitato nazionale di bioetica, scaduto oltre 5 mesi fa".
'Io parto da un presupposto: se il signor Welby fosse in grado di staccare i fili delle macchine che lo tengono in vita e di lasciare questo mondo senza soffrire ulteriormente, probabilmente lo avrebbe gia' fatto'. E' la considerazione, in una intervista al 'Corriere della Sera', del filosofo Emanuele Severino che aggiunge: 'se viene appurato che una persona ha questa volonta' di morire senza soffrire oltre un certo limite- dice- la legge deve riconoscerle il diritto di lasciare questo mondo'.
Severino invita lo Stato 'a fare il suo mestiere', vale a dire, spiega, 'votare la legge piu' democratica possibile. E' giusto il discorso cattolico -afferma il professore- se una maggioranza cattolica vota una legge che va bene alla Chiesa, non c'e' nulla da dire sulla liceita' di questa legge. Se non che la democraticita' di una legge e' quantificabile -prosegue- E io penso che su argomenti su cui c'e' discussione, dall'eutanasia all'aborto, dal divorzio alla fecondazione assistita, la legge piu' democratica e' quella che permette a ognuno di agire come crede'.
'C'e' un uomo che ne ha abbastanza'. Adriano Sofri e' al fianco di Piergiorgio Welby nella battaglia per il diritto a una morte senza sofferenze. In un lungo intervento su 'La Repubblica' dal titolo 'Il diritto di Welby di staccare la spina', Sofri racconta l'impossibilita' di proseguire una esistenza (lo stesso Welby non la chiama vita), 'grazie all'efficienza di macchinari, che sarebbe ammirevole, a condizione di essere voluta'. Welby, chiede Sofri, 'non ha resistito abbastanza?
Non l'ha protratto abbastanza il suo dolore da meritare una mano fraterna?'.
'La ragione e la stessa Costituzione -sottolinea- gli riconoscono il diritto di rifiutarne la prosecuzione', le macchine 'che ora lo torturano ad oltranza' Welby 'avrebbe potuto rifiutarle', come fece Luca Coscioni. Ma Welby non si 'accontenta' di essere staccato, 'chiede che al suo commiato sia risparmiata l'atrocita' di una agonia strozzata e bestiale, che i suoi sensi siano sedati come si deve contro la sopraffazione del dolore'.
'L'anestesia che Welby chiede sarebbe omicidio, dicono. Ma che omicidio sarebbe, se il distacco dalle macchine e' il suo diritto e la conseguenza automatica ne e' la morte?', chiede Sofri. 'Eutanasia -sottolinea- e' dare la morte a chi la implora', l'eutanasia e' 'pietosa' ma 'non occorre ammetterla'. Ma la morte a Welby 'non sarebbe inflitta dal farmaco che chiede, bensi' soltanto dalla rinuncia alla dipendenza artificiale dalle macchine'. Dunque 'che battaglia stiamo combattendo se non quella ennesima della clandestinita' contro la lealta'?'.
Di fronte a casi come quello di Piergiorgio Welby, il malato di distrofia muscolare che chiede l'eutanasia, "la prima cosa è un grande sentimento di compassione. Poi il sentimento che il primato della coscienza individuale va rispettato": è che padre Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, esprime in un'intervista all'Unità'.
"Quando i credenti dicono che Dio solo è il padrone della vita invitano a non avere verso la vita un atteggiamento di possesso assoluto. Quindi in ogni nostra situazione, anche la più disperata, dovremmo potere continuare ad amare e ad essere amati.
Ma tutto questo deve avvenire in un profondo spirito di compassione, di misericordia e di comprensione".
"In questi giorni si e' aperto nuovamente e drammaticamente il tema del poter scegliere di morire dicendo basta all'accanimento terapeutico". Lo afferma Lucia Codurelli (Ulivo), aggiungendo che "Piero Welby sta conducendo una battaglia che interessa tutti noi per affermare il diritto di scegliere della propria vita e di rifiutare l'accanimento terapeutico".
"Ho avuto gia' modo di esprimere tutta la mia condivisione delle dichiarazioni del presidente della Repubblica, fatte nei mesi scorsi- spiega- le ritengo sagge, equilibrate, persino doverose. Ad oggi purtroppo non e' stata fatta nessuna scelta al fine di arrivare ad una decisione in merito".
"Di fronte ad un problema cosi' serio che interessa tutti noi, e' necessario avere coraggio; si tratta del nostro essere persone, la nostra dignita' che altrimenti viene calpestata; Nel caso di Piero Welby- conclude Codurelli- si puo' parlare di sola sopravvivenza fisica, di una persona costretta in una condizione di sofferenza irreversibile che non puo' scegliere della propria vita".
'Dovere del medico e' verificare se esistano le condizioni di un accanimento terapeutico e, di conseguenza, predisporre quanto necessario per accompagnare il paziente a una morte naturale serena e dignitosa, sospendendo terapie ormai inutili. A tale scopo e' indispensabile migliorare l'accesso ai farmaci antidolorifici di nuova generazione'.
Ad affermarlo e' il Presidente dell'AMCI (Associazione Medici cattolici italiani), Vincenzo Saraceni, che rinnova cosi' l'appello al Paese lanciato da 'Scienza e Vita' a discutere del tema dell'eutanasia in un clima di maggiore serenita', consapevolezza e senza strumentalizzazioni di sorta.
'Un dibattito serio, equilibrato e onesto su un tema delicato come l'eutanasia non puo' essere affrontato sull'onda di situazioni emotivamente coinvolgenti, come il drammatico caso di Piergiorgio Welby'. Per l'AMCI 'la difesa della vita, dall'inizio alla fine, deve essere considerata un valore assoluto e riconosciuta come fondamento costitutivo della umana convivenza e della comunita' nazionale'. Nel rifiutare ogni forma di accanimento terapeutico che prolunghi una vita ormai avviata alla sua conclusione, l'AMCI auspica un maggiore impegno ed operativita' in tutti i luoghi di cura affinche' il dolore possa essere contrastato.
"Piero Welby ha ragione, noi tutti dovremmo fare veramente un passo indietro sul terreno delle ideologie perchè mi pare ormai chiarissimo che la resistenza ad accedere sul terreno dell'eutanasia è una resistenza solo di natura ideologica. C'è un tasso di cinismo pesante prospettato da chi al contrario parla in nome dell'umanità. Io sono a favore dell'eutanasia". Lo ha detto Radio Radicale il segretario del Prc Franco Giordano.
"Ho visto - ha aggiunto - che anche sul testamento biologico, cosa diversa dall'eutanasia, le stesse gerarchie ecclesiastiche hanno espresso un orientamento positivo, trovo francamente inaccettabile che la politica italiana di fronte a questi drammi abbia una qualche forma di regressione tanto forte e tanto acuta da impedire di vedere il dolore".
"Una inchiesta parlamentare sulle pratiche non legali?
Dovremmo studiare il fenomeno dell'eutanasia clandestina - ha continuato - con occhi disincantati non viziati da ideologismi di varia natura, guardare e fare un'inchiesta sul dolore e sulle sofferenze soprattutto dei malati terminali o di coloro che sono inabilitati a vivere una vita degna di essere vissuta come loro avrebbero voluto viverla. Io sento - ha concluso Giordano - che l'umanità anche della politica possa essere trasmessa attraverso questi atti che corrispondono al senso comune della gente".
"Non si combatte la sofferenza eliminando il sofferente, ma accompagnandolo adeguatamente". Lo ha affermato la presidente dell'Associazione Scienza e Vita, Maria Luisa Di Pietro che tenuto una conferenza stampa a conclusione della campagna nazionale "Ne' accanimento, ne' eutanasia" promossa nei giorni scorsi dalla stessa associazione.
"L'eutanasia e' un atto lesivo non solo della dignita' della persona che muore, ma anche contrario all'etica professionale del medico", ha ricordato anche il genetista Bruno Dallapiccola, co-presidente dell'Associazione. "Il vero problema - ha sottolineato Dallapiccola - sta nella capacita' di instaurare un vero rapporto con il paziente: il diritto di questi a decidere sul proprio corpo e la propria salute deve trovare un'adeguata risposta in una medicina accogliente e veritiera, che non abbandoni chi muore alla solitudine e alla disperazione, terreni fertili per la domanda di eutanasia". E il prof. Rodolfo Proietti, direttore del Dipartimento emergenza e accettazione del Policlinico Gemelli, che ha preso parte alla conferenza stampa ha affermato che "per evitare l'accanimento terapeutico i medici non hanno bisogno di leggi, devono semplicemente rispettare le indicazioni poste dalla medicina basata su prove di evidenza e rispettare i percorsi assistenziali suggeriti dalle societa' scientifiche".
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